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Novantacinque milioni di euro per il sociale

Via libera al riparto del Fondo dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. Il 30% delle risorse è destinato all’area famiglia e minori

da Emilia Romagna Sociale del 6 dicembre 2007

18 dicembre 2007

La Regione Emilia-Romagna può contare su 95 milioni di euro per il sociale, contro i 75 milioni del 2006. Sentiti Sindacati, Terzo settore e Cabina di regia regionale dell’Assessorato alla Promozione delle politiche sociali, il 28 novembre è stato infatti approvato dall’Assemblea legislativa il Programma annuale 2007 che individua interventi, obiettivi e criteri generali di ripartizione delle risorse Fondo per le Politiche sociali (art. 47, comma 3 della legge regionale n. 2/2003).

La delibera prevede che sia destinato il 30% del Fondo sociale ai programmi dell’area Famiglie e minori, il 3,5% all’area Immigrazione, asilo e lotta alla tratta, il 3,5% all’area Contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, l’1,5% all’area Promozione del benessere dei giovani e prevenzione del consumo di sostanze e il 10% all’area Anziani e disabili.
Ai singoli Comuni per il mantenimento dei servizi esistenti e per l’attuazione dei Piani di zona andranno circa 37 milioni di euro, la quota restante sarà ripartita tra i vari programmi finalizzati.

E se per la destinazione delle risorse ai singoli programmi finalizzati bisogna aspettare l’atto di Giunta attuativo, nel frattempo sono stati stabiliti i programmi ai quali sarà indirizzato il fondo nel 2007. In questo senso non sono mancate le novità, a partire dall’introduzione di alcuni programmi finalizzati che attuano le intese ministeriali, quali sostegno alle famiglie numerose e qualificazione degli assistenti familiari; l’avvio di un programma distrettuale di sostegno all’affidamento familiare; un ulteriore sostegno alla realizzazione del Piano regionale per la non autosufficienza grazie alla previsione di risorse statali provenienti dal Fondo nazionale per le non autosufficienze; l’avvio del Programma per la promozione e lo sviluppo degli sportelli sociali, che dà continuità all’esperienza sperimentale condotta da numerosi distretti negli ultimi anni e offre ai territori che non hanno partecipato alla sperimentazione la possibilità di avviare gli sportelli sociali. Resta inoltre il programma di sostegno agli Uffici di piano, che hanno bisogno di svilupparsi in vista del ruolo sempre più strategico assegnato loro dal Piano sociale e sanitario regionale.