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cittadinanza > intervisteRapporto di MSF sul lavoro stagionale al Sud - Intervista ad Alessandra OglinoUn viaggio nelle campagne del Sud tra sfruttamento ed accoglienza inesistente: dignità violata per i migranti4 febbraio 2008Una stagione all’inferno, così titola il rapporto redatto da Medici Senza Frontiere e diffuso nei giorni scorsi, un viaggio tra gli stranieri impiegati nell’agricoltura nel Sud Italia, un rapporto che da visibilità a questa manodopera sfruttata e spesso invisibile che sta dietro alla raccolta di frutta ed ortaggi in bella mostra nei nostri mercati. Proprio in questi giorni, il 1 febbraio, hanno preso il via le operazione per il Decreto Flussi per lavoro stagionale emanato nelle scorse settimane dal Governo per l’assunzione di lavoratori da impiegare appunto in lavori stagionali. L’altra faccia dell amedaglia ci racconta di una realtà drammatica: le cifre del dossier parlano di un 65% di migranti che vivono in strutture abbandonate, di un 62% che non dispone di servizi igienici, di un 64% che non ha accesso all’acqua corrente, di un 69% che non dispone di luce elettrica, di un 92% che vive in alloggi privi di riscaldamento. Baracche fatiscenti, fredde, sovraffollate, giornate di lavoro sottopagate, gli immigrati sono lavoratori invisibili che garantiscono il funzionamento di un sistema di produzione che si basa su manodopera sottopagata. Abbiamo intervistato Alessandra Oglino, di MSF curatrice del rapporto “una stagione all’inferno”. D: Una breve descrizione del rapporto: di cosa si tratta? R: Si tratta di un viaggio nell’inferno delle campagne del Sud Italia, non a caso il titolo del rapporto è “una stagione all’inferno”, MSF da luglio a novembre 2007 ha viaggiato con una clinica mobile visitando ed intervistando oltre 600 immigrati. D: Una stagione all’inferno è quella che vivono migliaia di immigrati nel nostro paese impiegati in larga parte, al sud, in lavori stagionali. R: Certo, si tratta soprattutto di lavori stagionali, di stranieri che si muovono tra le regioni del Sud Italia per essere impiegati nella raccolta di primizie. D: Viene riportata quindi la situazione di un meridione che assomiglia ad una sorta di far west senza leggi per quel che riguarda le condizioni di lavoro. Da una parte quindi condizioni di lavoro in scioccanti, situazioni di vero e proprio sfruttamento in termini di paga, di orari, di mancanza di diritti, dall’altra questo rapporto entra nel merito anche delle condizioni di accoglienza in cui sono costrette a vivere queste persone. R: Diciamo che manca qualsiasi standard minimo di accoglienza, noi non chiediamo che gli stranieri vengano ospitati in hotel di lusso, chiediamo però che abbiano almeno l’acqua, il bagno, la luce elettrica e un giaciglio per la notte, un riparo caldo dove poter riposare dopo queste estenuanti giornate di lavoro. D: Risultati allarmanti quelli di questo rapporto per quanto riguarda la vita e le condizioni di lavoro di questi stranieri impiegati come stagionali nel sud Italia. Ma MSF già nel 2004 aveva redatto un rapporto analogo e da allora molto poco sembra essere cambiato. R: Effettivamente noi non abbiamo registrato alcun positivo cambiamento rispetto alle precedente rilevazione già fatta nel 2004 nonostante il cambiamento nel panorama politico. D:Gli irregolari: si tratta di oltre il 70% degli intervistati tra le circa 600 persone che avete raggiunto. A fronte della centralità del loro lavoro, nemmeno uno straccio di diritto, un permesso di soggiorno. R: Sbarcati al Lampedusa, o entrati dalle altre diverse frontiere italiane, si trovano spesso colpiti da un provvedimento di espulsione. Ma l’intimazione a lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni non viene quasi mai rispettata e quindi in migliaia entrano in questo percorso di irregolarità in cui per sopravvivere si viene catturati in questo circuito dei lavori stagionali. D: Seicento interviste, seicento racconti di vita, seicento persone, dietro ad ognuna di esse, la storia di una fuga, di una sfida, di un viaggio attraverso i confini dell’Europa R: Quello che ci colpisce è che si tratta di persone che fuggono da guerre e persecuzioni, non dimentichiamo che una parte di queste persone ha un pds per richiesta asilo ed è in attesa quindi di ottenere lo status di rifugiato. Si tratta di persone che sono scappate ed hanno attraversato il deserto, sono arrivate in Libia, si sono imbarcate ed hanno fatto un altro viaggio drammatico attraversando il mediterraneo per poi sbarcare a Lampedusa. Questo il prezzo che l’Europa chiede di pagare a sui “ospiti”, questo il prezzo da pagare per chi sfida i confini del vecchio continente. Vedi anche: Cassibile - L’ennesima prigione che non dice il suo nome |
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