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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, report25 aprile e 1 maggio - Da Verona a Reggio Emilia prendono parola gli invisibili18 aprile 2008
Venticinque aprile e primo maggio sono due date importanti, che rimandano a momenti che hanno profondamente segnato la storia della nostra società e del mondo intero. Un nuovo 25 aprile, un nuovo 1 maggio sono alle porte. A Verona, città simbolo dell’incapacità di dare risposte reali alle contraddizioni che la sfida dei fenomeni migratori consegnano al nostro tempo, il Sindaco Tosi ha scelto, in nome di una sicurezza incapace di garantire, di scagliare l’amministrazione contro i migranti, di rendere loro impossibile la vita nonostante siano pienamente inclusi nella produzione diffusa dei territori del Nord Est. A Reggio Emilia, il lavoro nero nelle case o tra i ponteggi dei cantieri edili ci consegna storie di ricatti, di stipendi non pagati, di minacce e di invisibilità. Non si tratta di giornate in “difesa dei migranti”. Ma di momenti in cui gli stessi si mettono in marcia. Quando parliamo di migranti, di migrazioni, va da sé, non possiamo non parlare anche delle profonde contraddizioni che la società multiculturale, multietnica o come meglio si intenda descriverla, pongono al nostro tempo. Con buona pace di quanti pensano di aver trovato nei migranti la “nuova classe” che detiene il primato dello sfruttamento o ancora peggio il soggetto unico in grado di esprimere capacità del conflitto, ciò che abbiamo davanti racconta uno scenario di tutt’altro segno. In questo mondo globalizzato la mobilità dei corpi è diventata necessità, produzione di valore, occasione di ricchezza e di sfruttamento. Queste attuali contraddizioni, questo difficile processo di costruzione di nuove identità, meticce, multidimensionali, è spesso utilizzato per determinare nuovi assetti dello sfruttamento e della subordinazione. L’ orizzonte, non è tanto quello di consegnare a questo o quel soggetto una centralità nei processi di cambiamento, piuttosto, quello di pensare ad uno spazio capace di incidere, di cambiare di segno, di trasformare il presente. L’auto-organizzazione, il comune dei percorsi di conquista dei diritti sono le potenziali tracce in cui la “nuova liberazione” può prendere forma. Migranti nell’auto-organizzazione, per i diritti sociali e sul posto di lavoro. Questo è la contesa che si gioca nel terreno striato e selettivo della cittadinanza contemporanea. Non c’è separatezza tra queste dimensioni. Il problema infatti non è tanto quello di escludere, ma di includere selettivamente, di mettere al lavoro a determinate condizioni, un management delle migrazioni che sogna di determinare i flussi della mobilità specularmente alle esigenze dei mercati. E non sarà certo l’avvento di quanti sbandierano slogan per la chiusura delle frontiere ad interrompere questo necessario (per l’economia globale) quanto inarrestabile (per la vita) processo di mobilità, come non sarà certo ogni velleità di addomesticamento a determinare i tempi e gli spazi dei fenomeni migratori. La sfida è aperta. Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa Verona:
Reggio Emilia:
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