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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportVerona - La risposta della città parla un linguaggio meticcioI migranti si mobilitano contro l’omicidio di Nicola Tommasoli. Contro chi tollera l’intolleranza15 maggio 2008
"Io sono un nuovo cittadino di questa terra" comincia così Khaled, Coordinamento Migranti Verona, il suo intervento per esprimere solidarietà ed indignazione durante il presidio che si è tenuto lunedì sera proprio nei pressi del luogo in cui è stato consumato l’efferato pestaggio neofascista che ha portato alla morte di Nicola Tommasoli. Segno di un nuovo inizio, di un cambiamento profondo che sta attraversando il corpo vivo della società che ci circonda. Nuovi cittadini che si indignano, radicati e protagonisti nella costruzione di città veramente più sicure, nel rifiuto dell’intolleranza, anche se si portano addosso un confine che sembra non voler liberare la loro esistenza. Vivere a Verona per loro non è mai stato facile, di agguati e discriminazioni ne hanno subite fin troppe, ma anche di ordinanze xenofobe, di negazioni del diritto ad abitare, di politiche mirate a rendere loro la vita un inferno. E’ per questo forse che non hanno dubbi nel reagire all’omicidio di un ragazzo che a Verona è nato e vissuto. Proprio il 25 aprile, pochi giorni prima della tragica serata del 1 maggio, avevano regalato a questo Nord est, rappresentato sempre come buio e xenofobo, la manifestazione più partecipata e carica che i migranti avessero mai saputo costruire in questi territori. Contro l’intolleranza e il razzismo certo, ma anche per affermare che la società ricca e densa di contraddizioni in cui viviamo, ha bisogno del coraggio di saperla trasformare, della voglia di lottare per i diritti e le libertà, insieme. Così, la risposta di chi non tollera chi tollera l’intolleranza parla le molte lingue di chi a Verona è arrivato e contemporaneamente il linguaggio comune dei diritti. La posta in palio è molto alta, ha a che vedere con le profonde crepe che una società multiculturale e composta da una molteplicità di provenienze, porta con sè. Come negare che lo sfondo, neppure tanto nebuloso, dentro al quale è nato ed è stato possibile il pestaggio culminato nell’assassinio di Nicola, non sia la gestione marcatamente "neo-razzista" delle politiche cittadine e non solo? Come non leggere in quel pestaggio una interpretazione tutta identitaria ed escludente delle tensioni che pure la nostra società vive? Qui non si tratta di negare le contraddizioni e le tensioni che inevitabilmente si producono quando la composizione sociale è continuamente posta di fronte alla sfida di produrre nuove identità, di meticciarsi, di ibridarsi. Questo processi non sono mai morbidi e neppure è possibile gestirli in forma folkloristica. Si tratta piuttosto di calarsi fino in fondo in questa realtà difficile, cogliendone sfumature che molto spesso la retorica rischia di risolvere con la demagogia dell’integrazione culturale, come se ci fossero culture o peggio razze da integrare, (con l’unico risultato di puntare ad un gioco a somma zero o peggio alla preminenza di una verso un’altra) e non invece un comune dei diritti da perseguire. Oppure il rischio è che la risposta, la risoluzione, venga ricercata con il ripiegamento nell’identità e nel rifiuto delle diversità (impraticabile e violento dentro una realtà già così molteplice). Accettare le diversità Non esiste convivenza pacifica in un mondo così segnato dalla violenza, esistono tensioni che si sviluppano in positivo ed in negativo, come strade percorribili. Una speranza per Verona. Sabato 17 maggio a Verona, in Piazza Bra’ sono proprio i migranti ad aver promosso un grande meeting attivo aperto a tutti i cittadini: una piazza nuova per una città diversa. Vai al blog:
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