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cittadinanza > intervisteDalla direttiva Ue sui Cpt alla manifestazione di Verona. Quante facce ha la realtà dei migranti?Intervista con Sergio Bontempelli, creatore di un nuovo blog sui temi dell’immigrazione11 maggio 2008La detenzione amministrativa dei migranti fallisce i suoi scopi dichiarati ma l’Unione europea la assume come modalità legittima e innalza il trattenimento a 18 mesi; l’allarme sicurezza condiziona la vita di milioni di italiani negando al contempo l’esistenza di società già meticce e trasformate dalla presenza dei nuovi cittadini; la frontiera spettacolarizzata di Lampedusa è porta di ingresso solo per un numero molto minoritario di migranti, i più fragili costretti a rischiare più degli altri; la politica degli sgomberi viene portata avanti nonostante esistano esperienze di servizi sociali che sono riusciti a mostare altre alternative possibili e più efficaci mentre in città come Verona i migranti più di altri difendono i valori della condivisione, del ’comune’, della socialità.
Come decifrare la realtà così complessa che si delinea quando si guarda il nostro mondo dalla lente delle migrazioni? Ne abbiamo parlato con Sergio Bontempelli, di Africa Insieme, che ha messo in web un nuovo blog dedicato proprio ai temi delle migrazioni:sergiobontempelli.wordpress.com D. Il tuo blog dedica una particolare attenzione alla città di Pisa, in cui tu abiti, ma ha un respiro sicuramente nazionale. Quel è l’idea di fondo che ti ha portato a concepire questo blog e in quale modo lo hai strutturato? R. Il blog nasce dalla piccola idea di cercare di fare sui temi dell’immigrazione una sorta di giornalismo autogestito cercando di spiegare a persone che non sono tecnicamente dentro il mondo dell’immigrazione i dati, le realtà, la vita di questo fenomeno.
D. In evidenza sul tuo blog c’è un ampio dossier sui Cpt che include la storia di questo tipo di detenzione amministrativa in Italia ma anche delle riflessioni sull’essenza di questa istituzione, sul modo in cui (non) funziona, e poi una storia delle denunce e dei movimenti che i Cpt li hanno sempre contestati. R. Penso che siamo in una fase di stallo e abbastanza paradossale. D. Con la differenza che forse le operazioni di ‘umanizzazione’ portate avanti dall’ultimo governo hanno anche dato una maggiore legittimazione a questi luoghi presenti sui nostri territori… R. Si anche se poi questa ‘umanizzazione’, da quello che si vede, è stata più enunciata che praticata davvero perché alla fine le tante cose che sono state dette o fatte, anche la commissione De Mistura, alla fine dal punto di vista concreto non hanno portato a niente. Non c’è stata una vera operazione nemmeno di riforma, ma solo un’enunciazione di principi, alcuni giusti, altri sbagliati, ma i Cpt sono sempre lì e funzionano sempre allo stesso modo.
D. A breve sarà votata in maniera definitiva la nuova direttiva europea sui rimpatri che legittimando la detenzione amministrativa e assumendola come un dato scontato, innalza il periodo di detenzione possibile da applicare in Europa fino a 18 mesi adducendo a pretesto il pericolo di fuga oppure i problemi di ordine pubblico. R. … e come purtroppo, scusa se ti interrompo, è capitato tante volte anche in Italia … D. … si certo, come continua a capitare purtroppo dovunque... oltre ad essere quindi luoghi terrificanti in questo senso stiamo dicendo che i Cpt sono anche istituzioni che per di più risultano inefficaci rispetto agli scopi dichiarati. Come interpretare allora questa decisione dell’Unione europea? R. Lo accennavo prima: quel che è venuto fuori molto chiaramente negli ultimi anni è che i Cpt hanno uno scopo dichiarato, che è quello di allontanare i migranti, che non funziona ormai si sa, però hanno anche uno scopo non dichiarato che è quello di stigmatizzare la presenza dei migranti irregolari, di marchiarla a fuoco, e da questo punto di vista in un certo senso i Cpt funzionano.
D. A proposito di quello che potremmo definire il Cpt più famoso d’Italia, concentriamoci ora sul fatto che siamo alle porte dell’estate e che le barche dei migranti hanno già cominciato ad arrivare fino a Lampedusa. R. Penso che il compito nostro debba essere ancora una volta quello di esserci. Io ho fatto una piccola esperienza nel 2005, con la rete antirazzista siciliana, quando sono andato a un campeggio proprio vicino a Lampedusa e sono andato a monitorare il Cpt. Penso che esserci e denunciare quello che succede sia assolutamente prezioso e sia tanto più prezioso ora.
D. Eppure c’è da dire che, al di là delle spettacolarizzazioni dei media e delle strumentalizzazioni della politica, quei migranti che arrivano per mare in quel modo così drammatico sono un fenomeno per così dire minoritario pur rappresentando, e questo è sempre importante ricordarlo, la quasi totalità dei richiedenti asilo che arrivano in Italia. Sono cioè le persone più fragili che arrivano in questa maniera e che rappresentano un fenomeno minoritario rispetto alla realtà di una società in cui gli immigrati sono giù i nuovi cittadini delle nostre metropoli, delle nostre città; abitano le nostre scuole con le seconde generazioni. R. Non credo che sia una situazione particolare né in un senso né in un altro. È una città piccola in cui i migranti fanno le cosiddette badanti, lavorano nell’edilizia, hanno i loro luoghi di aggregazione che secondo me sono perfettamente inseriti nel tessuto cittadino eppure anche da queste parti come penso dovunque la politica e i media stanno suscitando il senso d’allarme. Per esempio la zona intorno alla stazione, quella dove ci sono i phone center, dove loro telefonano a casa, dove ci sono i loro negozi, i loro luoghi di aggregazione viene additata come un luogo pericoloso dove c’è l’insicurezza. D. Pisa in particolare è stata soprattutto nell’ultimo anno presa ad esempio molto spesso come un modello di una convivenza riuscita tra la popolazione autoctona e nello specifico la popolazione rom, quella che maggiormente viene additata da politici e media come Il Problema. È veramente così? R. È così in parte. A Pisa c’è stato questo programma che si chiama ‘Città sottili’, prende il nome da un racconto di Calvino, finalizzato essenzialmente al superamento dei campi rom e all’inserimento abitativo dei rom in casa. D. Sistematicamente insomma, da destra a sinistra (la sinistra in modo per così dire più goffo, rincorrendo sempre la destra su un tema in cui evidentemente la destra è più ‘efficace’, diciamo così), si arriva a smantellare anche situazioni, come quella che c’era a Pisa con i rom, che rendono evidente quanto il nodo della sicurezza si affronti molto più efficacentemente offrendo dei servizi, investendo delle risorse nei servizi sociali. Al contrario, tutte le forze politiche scelgono in questo momento di riproporre modelli di repressione che tra l’altro vediamo che non funzionano in nessun modo... R. Quello che infatti stiamo cercando di dire è che, anche volendo prescindere da istanze politiche e morali, a cosa ha portato alla fin fine la politica degli sgomberi? Sicuramente non ad un allontanamento reale dei rom ma ad una loro ulteriore marginalizzazione. D. E un esempio straordinario di società meticcia ci è offerto in questo momento dalla città di Verona, in cui dopo il terribile omicidio di Nicola, ucciso da 5 balordi neonazisti – che è stato detto non è un omicidio politico ma che è sicuramente un omicidio che rientra in un contesto politico ben preciso – i primi a reagire in maniera organica, organizzata e aperta sono stati i migranti di quella città. R. Noi, per lo meno le reti attive su questi temi, siamo rimasti molto positivamente colpiti e pensiamo che la manifestazione di Verona non sia un affare né di Verona né del Veneto ma sia una questione nazionale più generale quindi è sicuramente importante essere presentei anche in tanti che vengono da fuori e dare valore a questa iniziativa, farla conoscere e possibilmente anche esportarla. Ascolta l’intervista:
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