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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportNuovo decreto sicurezza - Le proposte di Maroni faranno i conti con la realtàIntanto a Verona si preparano le mobilitazioni in risposta all’omicidio di Nicola Tommasioli15 maggio 2008E’ in arrivo. Per commentare il provvedimento, la forma e la misura con le quali interverrà a modificare le disposizioni vigenti, sarà utile aspettare il testo definitivo, senza lasciarsi troppo trasportare dall’enfasi emotiva che, legittimamente, gli annunci di questi giorni non mancano di sollecitare. Ma una prima serie di effetti, con l’annuncio degli interventi, il nuovo esecutivo non ha mancato di produrli. Non a caso, il decreto legge è stato presentato in questi giorni come un conclusivo “giro di vite”, come una “stretta definitiva”. In effetti il governo appena insediato non poteva sottrarsi dal proporre azioni immediate su uno dei terreni che tanto ha sbandierato come suo cavallo di battaglia. Intorno all’equazione prodotta tra immigrazione, irregolarità, criminalità si è giocata gran parte della vittoria elettorale. Così, i settecentomila migranti che fino a pochi mesi fa, ai tempi del decreto flussi 2007, erano descritti come “incolpevoli irregolari” in possesso dei requisiti, con casa e lavoro, ma privati ingiustamente dei diritti oltre che del permesso di soggiorno, oggi, anche da autorevoli quotidiani nazionali, ed a catena in tutte le testati locali, vengono rappresentati diversamente come “esercito di clandestini” contro cui ci si appresta ad intraprendere la “linea dura”. Ecco che, il solo annuncio del provvedimento, a prescindere dalla sua stesura definitiva, ha già in qualche modo risposto alla tanto acclamata esigenza di norme severe. Una cosa certa è che, quello annunciato, è un provvedimento dai tratti per certi versi aberrante:
l’introduzione del reato di ingresso e permanenza irregolare, come paventato, già proposto nel 1997 durante i lavori parlamentari per il confezionamento del T.U sull’immigrazione, non solo rischierebbe di inasprire, con tutta la tragicità conseguente, le forme di respingimento alla frontiere, ma esporrebbe all’arresto chiunque, anche precedentemente all’entrata in vigore del decreto, fosse entrato in Italia senza visto, o si fosse trattenuto dopo la sua scadenza. Ricordiamo che, già ai tempi dell’indulto, il 25% della popolazione carceraria era proprio composta da migranti inottemperanti al provvedimento di espulsione. Ma se è vero che le prime dichiarazioni sulla proposta del neo-ministro Maroni hanno avuto lo scopo di “far percepire” una netta inversione di tendenza, è vero anche che alle stesse, sono seguite parole di conciliazione e di chiarimento rispetto alla conformità con la normativa europea e con l’ordinamento costituzionale. Insomma, se la proposta Maroni è sicuramente, negli intenti e nelle fattezze, un provvedimento fortemente repressivo e poco “applicabile” è anche vero che lo stesso è costretto a fare i conti con la realtà, tutt’altro che semplice e facilmente liquidabile. Non leggere con queste lenti questo momento, potrebbe infatti farci correre il rischio di lasciarci trasportare dall’idea diffusa e proposta che: “aiuto, adesso fanno ciò che vogliono”. Con consequente reazione impotente. In primo luogo infatti, la proposta Maroni ancora in stesura, dovrà fare i conti con la normativa europea che in tema di libera circolazione non può certo fare sconti a nessuno (e questo per l’ipotesi paventata di sospendere gli accordi di Schengen per i cittadini rumeni e bulgari). Ma il quadro europeo non è il solo fattore con cui dovrà confrontarsi il nuovo decreto legge. Altro nodo non di poco conto è proprio la grande relazione che intercorre tra i fenomeni della mobilità globale e la loro utilità per il mercato del lavoro. Non da ultimo, anzi, tutt’altro che di poco conto rimane l’aspetto soggettivo. Reggio Emilia con il primo maggio migrante, Verona, con il 25 aprile dei nuovi cittadini, e le mobilitazioni lanciate proprio dai migranti in risposta all’efferato omicidio di Nicola Tommasoli ad opera di un gruppo neo-fascista e coltivato nel clima di intolleranza che si respira nella città scaligera, raccontano una nuova presa di parola che, anche di fronte alle proposte del Ministro Maroni, non sarà facilmente addomesticabile. Cosa significherà detenere persone per 18 mesi in un Cpt in attesa di espulsione o di un eventuale processo penale? Cosa produrrà l’introduzione di queste nuove norme rispetto alla massiccia presenza di migranti perfettamente inseriti nel contesto delle città che abitiamo pur se non in possesso del permesso di soggiorno? Cosa sarà da aspettarsi davanti alla minaccia ancor più forte di un arresto ad ogni controllo dei documenti? Nessuno, con le migrazioni, fa ciò che vuole. Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa Vedi anche:
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