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attualità > rassegna stampaRegione, chiesti 10mila permessi di soggiornoAspettano cinque mesi anziché 40 giornida Il Piccolo di Trieste del 26 maggio 200826 maggio 2008Trieste - Dai 5 ai 7 mesi per ottenere un permesso di soggiorno in Friuli Venezia Giulia quando per legge non si dovrebbero superare i 40 giorni. E ancora: procedure farraginose e stima del fabbisogno non rispondente alle domande presentate per accedere alle quote annuali previste dalla Bossi Fini. Mentre l’Italia si interroga sul numero reale dei clandestini e su come regolamentare l’accesso degli immigrati, la Corte dei conti (rapporto del primo aprile) bacchetta il sistema degli sportelli unici, ritenuto ancora eccessivamente lacunoso.
Le domande Fermandosi alle domande perfezionate entro il 30 ottobre 2007 e analizzate dalla Corte si scopre che in regione ne sono state presentate più di 10 mila: a Gorizia 1168, a Pordenone 3257, a Udine 3797 e a Trieste 1849. Di queste, il 35 per cento è stato scartato a Gorizia, il 32 a Udine, il 20,3 a Pordenone e il 18,6 a Trieste. Sono domande non accolte per mancanza di requisiti che fanno comunque pensare che dietro ci fosse un bisogno. Se non di lavoro – perché magari avanzate da chi lavora in nero – almeno di un permesso di soggiorno valido. Gli irregolari Il fenomeno dei lavoratori clandestini non è nuovo. Secondo il recente studio del centro Ismu, pubblicato dal Sole 24 ore, in Friuli Venezia Giulia si calcolano all’incirca 11 mila clandestini: 14,6 ogni mille abitanti in provincia di Pordenone, 12,3 nell’Isontino, 10,5 a Trieste e 7,7 in provincia di Udine. Dati che, secondo gli amministratori locali e le forze di polizia, sono sovrastimati ma che sono stati calcolati in base alle richieste di assunzione legate ai decreti flusso. Lo studio ritiene infatti che il 90% delle domande presentate arrivino da persone già presenti in Italia. Anche se la percentuale viene ritenuta eccessiva da molti, già la Corte dei conti – nel rapporto in cui analizza la gestione delle quote 2006 (conclusasi solo a fine 2007) - evidenzia il problema. I visti «Pur tenendo conto del fatto che un breve intervallo temporale necessariamente intercorre tra il rilascio del nullaosta e il rilascio del visto – si legge nel rapporto - vale la pena evidenziare il notevole scostamento tra il numero dei nullaosta rilasciati ed inviati alle rappresentanze diplomatiche e i visti da esse emessi e consegnati, riferito dall’amministrazione dell’Interno e determinato dal mancato ritiro del visto da parte dei lavoratori extracomunitari interessati». La Corte dice di più: «Il fenomeno, unitamente al forte divario che si rileva tra visti rilasciati e permessi richiesti, induce a riflettere, al di là di ogni valutazione sull’efficiente gestione del procedimento, sull’effettività della rispondenza dell’impianto normativo della legge 189/2002 (la Bossi Fini, ndr), per quel che attiene alle modalità di acquisizione di lavoro straniero regolare, alla realtà del Paese. La considerevole presenza irregolare sul territorio, infatti, ha certamente comportato l’espletamento del procedimento anche in favore di soggetti già soggiornanti nella clandestinità, con la conseguenza che in non pochi casi questi non si sono recati nel Paese di provenienza per il ritiro del visto». In pratica le quote diventano strumento per emergere dalla clandestinità, una sorta di sanatoria. Le procedure A prolungare la non regolarità degli immigrati – anche se con il nuovo sistema di presentazione delle domande, attraverso le Poste, la ricevuta della pratica funge temporaneamente da permesso – ci pensano i tempi delle procedure, quelli che la Corte denuncia. «Benché dalle elaborazioni pervenute e dai chiarimenti in via breve sembra possa rilevarsi la capacità di ridurre i tempi di lavorazione – si legge ancora nel rapporto - la durata preannunciata come ottimale permane patologica. Infatti, mentre sembrano prefigurati per l’avvenire circa 5 mesi per il rilascio dei nulla osta, la legge del 2002 ha quantificato in 40 giorni il tempo necessario per il rilascio di questo documento». E la media in regione va dai 5 ai 7 mesi attualmente. La situazione migliore, si fa per dire, è quella di Trieste con 123 giorni d’attesa (quattro mesi). La peggiore invece si registra a Udine con quasi 5 mesi di attesa (148 giorni). I mesi, però, possono arrivare fino a sette se la procedura si conclude con il non accoglimento della pratica. In quel caso non solo il datore di lavoro e l’immigrato aspettano molto, ma aspettano invano. Martina Milia |
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