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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportMalta e tragedie nel mare - Nessuna pietà, neanche per i bambinidi Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo16 giugno 2008
Ancora una tragedia del mare, a sud di Malta, frutto delle politiche di sbarramento e delle azioni di contrasto dell’immigrazione clandestina, con il pattugliamento avviato nel Canale di Sicilia dall’Agenzia Frontex il 18 maggio. Rimane l’incapacità dei paesi europei di stabilire regole certe nei rapporti con i paesi di transito in modo da garantire il diritto di asilo ed i diritti fondamentali della persona. Mentre l’attenzione dei media è tutta incentrata sulla criminalizzazione dei migranti irregolari e sull’introduzione del reato di immigrazione clandestina, non si percepisce quanto le misure annunciate dai governanti italiani siano prive di qualsiasi effetto dissuasivo e, come i pattugliamenti congiunti in acque internazionali, finiscano solo per determinare altre tragedie ed altri lutti. Le rotte sono sempre più pericolose, per sfuggire ai controlli, oltre che su Lampedusa si punta verso Malta, le imbarcazioni più piccole ed insicure, gli scafisti , con la complicità della polizia di Gheddafi, lasciano partire dalla Libia mezzi “a perdere”, senza neppure rischiare la vita, mentre alcuni magistrati e la polizia italiana non trovano di meglio che perseguire i poveracci che sono stati fotografati mentre si alternavano al timone. La violazione dei diritti umani dei migranti passa anche attraverso gli accordi di riammissione. Dal 1999 l’Italia cerca di concludere un accordo di riammissione con la Libia, anche se si tratterebbe di “deportazioni” vere e proprie in quanto la quasi totalità dei migranti irregolari che giungono in Italia dalla Libia non sono cittadini libici ed una buona parte di loro, come dovrebbe ricordare anche il sottosegretario Mantovano, ottiene il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. Come è noto, la Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra e non riconosce il diritto di asilo o altre forme di protezione internazionale. Eppure il precedente governo Berlusconi realizzò dall’ottobre del 2004 al marzo del 2005 la deportazione di un migliaio di migranti, direttamente da Lampedusa verso la Libia, finanziando sino alla fine del 2005 migliaia di rimpatri dalla Libia verso i paesi di origine, prassi interrotte solo davanti alla minaccia di una condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Di fronte alle azioni dei governi ed alle infami prassi amministrative che ne sono strumento, come gli accordi di riammissione ed i pattugliamenti congiunti, non ha più senso contrattare un cambiamento di rotta e limitarsi a negoziare con una controparte ormai priva in Italia di qualsiasi legittimazione democratica. Hanno vinto le elezioni, e questo sembra autorizzarli a violare impunemente la Costituzione e le Convenzioni internazionali. Questa gente, alla quale una parte dei cittadini ha affidato il proprio consenso, sull’onda dell’emergenza sicurezza, una emergenza costruita ad arte per incassare un successo elettorale, teme soltanto che si squarci il velo di ignoranza che è servito per diffondere prima e dopo la campagna elettorale informazioni devianti e pregiudizi apertamente xenofobi nei confronti dei migranti. Per questa ragione, oltre che stare accanto ai superstiti di queste tragedie, con la difesa legale e con tutti gli interventi di accoglienza ancora possibili, dopo i tagli apportati dal governo anche in questo settore, occorre praticare un lavoro quotidiano di controinformazione, che individui i veri responsabili di queste tragedie e faccia pare loro, anche a livello internazionale, il prezzo politico più alto. |
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