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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportArrestate i colpevoli. Colpevoli di morire così.Naufragi nascosti e retoriche bugiarde, mentre dall’acqua riemergono decine di cadaveri.17 giugno 2008Muoiono egiziani nelle acque della Libia. Muoiono somali nelle acque maltesi. Eritrei vengono uccisi perché deportati nel loro paese da egiziani cui avevano chiesto asilo. Tunisini vengono rimandati dall’Italia in Tunisia e vanno incontro alla tortura. Alcuni bambini se li porta via il mare che avrebbe dovuto condurli in una terra di sogni. Solitamente, se qualcuno viene ucciso qualcun altro è chiamato a risponderne. Ma non in questi casi. Qualcuno dice che siano così tanti perché sanno che a breve chi arriverà in questo modo sarà considerato per statuto un criminale. Quindi, dicono che è una corsa a raggiungere tutti adesso l’Italia prima che entrino in vigore quelle salvifiche leggi che raccontano di una pena commisurata non al reato ma al colore della pelle o all’origine etnica e nazionale. Non c’è nulla da vincere e tantissimo da perdere. Nessuno fermerà la terra che si muove. Ma non fermarsi fa troppo comodo. Troppi sono gli usi strumentali che è possibile fare di questi corpi e di queste frontiere. Vogliamo l’esercito nelle nostre città, vogliamo i Cpt che detengano per un anno e mezzo, vogliamo i bambini detenuti nei Cpt per un anno e mezzo, vogliamo fondare su questo la nostra idea di Europa dopo avere scoperto di essere incapaci di trovare un’identità comune costruita sui diritti e sulle libertà. Vogliamo fare affari con i dittatori e i torturatori, giocare al gioco della diplomazia e della trattativa con Gheddafi: tanto, di corpi vivi da usare come moneta di scambio ce ne saranno sempre abbastanza per non rimanere fermi nenanche un giro. Ma non c’è nulla da vincere e tantissimo da perdere. E non si può arrestare la terra che si muove. È per nascondere questa consapevolezza che neppure si rimane in silenzio di fronte alla morte dei bambini, mentre si continua a circondare tutti quei cadaveri di tanto ipocrita e irrispettoso rumore? di Alessandra Sciurba vedi anche:
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