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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportAncora morte a Venezia, frontiera d’Europa.Un altro morto e altri respingimenti al Porto di Venezia nel giorno in cui le Associazioni convocano una conferenza stampa.27 giugno 2008Alle undici del mattino la notizia ha cominciato a circolare e appena mezz’ora dopo era già una certezza: ancora un morto, ancora un uomo curdo iracheno, ancora su un tir, ancora proveniente dalla Grecia. Non è un caso, non si tratta di una macabra coincidenza, il fatto che questa morte sia avvenuta proprio nella mattina in cui quasi cinquanta associazioni di Venezia, tra cui anche Melting Pot, si erano date appuntamento per una conferenza stampa che parlasse di quell’altro ragazzo morto in quell’altro tir, appena cinque giorni prima. Non è un caso perché si tratta di eventi strutturalmente connessi con le modalità di controllo delle frontiere d’Europa, di cui il porto di Venezia è un esempio emblematico. Ci vogliono tragedie come questa, che si susseguono senza sosta e poche volte vengono alla luce, per accendere i riflettori almeno per un attimo su queste vite e su queste morti. I giornalisti intervenuti hanno infatti potuto ascoltare le denunce di chi, come Edoardo Montagnani, lavora per il Consiglio Italiano Rifugiati e ha dichiarato di non riuscire a svolgere le proprie mansioni di orientamento giuridico dei migranti lì al porto, vedendo in tal modo, davanti ai propri occhi, quotidianamente, violati il diritto non solo a chiedere asilo politico di molte delle persone che vengono respinte dalla polizia di frontiera, ma anche quello alla vita e alla dignità. E infatti Latif, un 17 enne afghano venuto a raccontare con coraggio la sua storia, interrogato dai giornalisti sul viaggio fatto dice, senza mezzi termini, che un solo giorno in Grecia è come una discesa all’inferno. Ammassati nei centri di detenzione, picchiati senza motivo, senza avere accesso a servizi igienici, con pochissimo cibo e nessuna possibilità di rivendicare i propri diritti. A denunciare le stesse difficoltà incontrate da chi opera al Cir nel cercare semplicemente di fare il proprio lavoro consistente nella tutela di diritti giuridicamente sanciti, anche Rosanna Marcato e gli altri operatori del Servizio Pronto Intervento Sociale del Comune di Venezia, servizio che ha rinunciato a lavorare al porto proprio per questa ragione. Mentre la conferenza stampa volgeva al termine, i migranti sopravvissuti a questa ennesima giornata di morte venivano ancora una volta respinti verso la Grecia. Bisogna sfiorare la morte perché diritti minimi come questo vengano garantiti. di Alessandra Sciurba Vedi anche:
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