|
||
cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportSe per la Cassazione tutti i nomadi sono ladridi Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo30 giugno 2008La clamorosa assoluzione del sindaco leghista di Verona Fabio Tosi ha dato occasione alla Corte di Cassazione di ridurre ulteriormente l’ambito di applicabilità della legge Mancino contro la discriminazione razziale, ed ha sostanzialmente strappato importanti principi costituzionali che non possono essere trascurati neppure dalla Cassazione. Nella nostra legge fondamentale esistono principi immediatamente precettivi che non possono essere violati neppure quando le persone che commettono reati o sono denunciati per avere commesso reati sono appartenenti ad una categoria o ad un gruppo etnico particolare . E ancora l’art. 27 della Costituzione afferma che “la responsabilità penale è personale”, ribadendo poi la funzione rieducativa della pena. Anche questa norma vale per tutti, quale che siano lo stato di soggiorno ed i precedenti penali. Anche i ladri, dopo avere scontato una pena possono inserirsi nella società ed hanno diritto a non essere discriminati, ed anzi a livello locale, gli ex detenuti (italiani) godono di particolari aiuti per il loro reinserimento sociale. Ma sono numerosi anche i casi di reinserimento sociale di rom e migranti che hanno commesso un reato e poi, dopo avere scontato la pena, sono riusciti a trovare una loro strada nella legalità. Ma questa possibilità di reinserimento, evidentemente, per la Corte di Cassazione vale per gli italiani, ma non per i sinti, che sono pure cittadini italiani, ed è del tutto da escludere per tutti coloro che vengono definiti zingari senza avere neppure la cittadinanza italiana, come appunto i rom. In pratica la Corte di Cassazione ritiene, come il sindaco leghista Tosi, che gli zingari, tutti gli zingari, in quanto tali sono ladri, affermando una sorta di responsabilità collettiva, ed è quindi legittima la discriminazione ai loro danni. Secondo la Cassazione "la discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l’altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". La corte suggerisce quindi ai giudici di merito della corte d’Appello di Verona che esaminerà di nuovo il caso, in sede di rinvio, di non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie in sé. Non sembra più rilevare per i giudici della Cassazione che queste “iniziative politiche” hanno attribuito a tutti i rom la definizione di ladro, una colpa collettiva che ripugna alla tradizione democratica del nostro paese e ci riporta indietro nel tempo allo sterminio delle minoranze ( ebrei, rom, oppositori politici) praticato dal nazismo e dal fascismo. La Suprema Corte aggiunge che “la frase pronunciata da Tosi non esprimeva alcuna idea di superiorità o almeno non superiorità fondata sulla semplice diversità etnica, ma manifestava solo un’idea di avversione non determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri". E questo, per i supremi giudici, "non è un concetto di superiorità o odio razziale, ma un pregiudizio razziale". Punibile se "contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero". I giudici della Cassazione sono particolarmente “premurosi” nei confronti dei politici leghisti che, dopo avere incassato il successo elettorale conquistato alimentando per anni la paura e la xenofobia, stanno attuando una vera e propria pulizia etnica ai danni dei rom e dei sinti con ordinanze contingenti da stato di emergenza, di dubbia legittimità costituzionale. Per la Corte di Cassazione, "la discriminazione si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. Ma noi vogliamo proprio richiamare il “contesto” che i giudici della corte sembrano ignorare. A fronte della espansione delle sanzioni penali verso tutti quei comportamenti che esprimono opposizione sociale, fulcro del pacchetto sicurezza e dei provvedimenti emergenziali che il governo sta frettolosamente facendo approvare dalle Camere, contro rom e migranti, ma anche contro quei cittadini italiani che praticheranno forme di protesta e di resistenza civile non violente come occupazioni e blocchi stradali, quali saranno le conseguenze del ragionamento della Corte di Cassazione? Ringraziamo la Corte di Cassazione per avere precisato “quando la discriminazione è lecita”. Il diritto alla libertà personale, già affermato dall’art. 13 della Costituzione italiana è tradito ogni giorno, in ogni occasione in cui un agente di polizia arresta e trattiene una persona priva di un permesso di soggiorno, e se comunitaria, priva di residenza e di mezzi di sostentamento, in base ai cd. “motivi imperativi di pubblica sicurezza”. La decisione della Corte, anche per il clamore mediatico con il quale è stata resa pubblica, produrrà effetti devastanti, e contribuirà ad accrescere il dilagare di atti discriminatori posti in essere da privati e da rappresentanti istituzionali ai danni delle popolazioni rom e sinte, se non ci sarà un tempestivo intervento sulle nuove norme da stato di emergenza da parte della Corte costituzionale o delle autorità internazionali, a partire dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. La posizione assunta dalla Corte darà copertura ad i peggiori interventi discriminatori dei sindaci “sceriffi”, che si potranno avvalere anche della polizia municipale in armi. I cittadini italiani scopriranno presto, sulla loro pelle, quanto questa deriva securitaria riprodurrà insicurezza e devianza, alimentando la clandestinità che a parole tutti proclamano di volere combattere. |
||