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Il dramma dell’affitto per gli extracomunitari

1 settembre 2008

’No cani, no gatti e no extracomunitari’ e’ questa la raccomandazione che gli agenti immobiliari si sentono ripetere piu’ spesso da chi ha una casa da affittare. ’Il 90% dei proprietari ci chiede espressamente di non far vedere l’immobile agli immigrati, c’e’ una forte diffidenza nei confronti degli extracomunitari’, spiega Salvatore Leggio, responsabile filiale Tecnocasa di piazza Venezia a Roma. Il veto non e’ legato al permesso di soggiorno.

’La condizione che ci pongono e’: ’niente animali e niente extracomunitari’ - dice Pierpaolo Caponeri, filiale della stessa organizzazione di via dei Durantini -. Anche se lo straniero ha una busta paga i proprietari di casa non ne vogliono sentir parlare’. Per aggirare il problema negli ultimi tempi sta emergendo una nuova figura, quella del ’garante’. ’Si tratta di un italiano - aggiunge Caponeri - che garantisce per gli extracomunitari. Li accompagna a vedere la casa, parla con il locatore, fa da mediatore impegnandosi in prima persona’.
La situazione e’ piu’ difficile per chi non ha il permesso di soggiorno e arriva in Italia in cerca di lavoro. ’Nel Paese c’e’ una sorta di chiusura verso il fenomeno migratorio. Dopo lo sfruttamento sul lavoro, la casa e’ la preoccupazione piu’ forte per gli stranieri - dice Alessandra Caragiuli, ricercatrice sulle tematiche migratorie -. Le ultime norme in tema di sicurezza, che prevedono la confisca della casa per chi affitta a irregolari, hanno aggravato la situazione creando una vera e propria fobia verso gli irregolari’.

’In Italia gli affitti sono cari per tutti, non solo per gli stranieri - dice Siddique Nure Alam detto Bachcu, del Bangladesh, presidente del Comitato immigrati Roma-. Un appartamento con due stanze a Roma costa 800/1.000 euro piu’ un 30% di spese. Un precario, italiano o straniero, deve a dividere la stanza per sostenere la spesa. L’immigrato pero’ deve anche mandare soldi nel suo Paese, quindi non puo’ permettersi di spendere piu’ di 150/200 per l’affitto su uno stipendio che in genere e’ sui 600 euro’. Questo, a suo avviso, si traduce in un sovraffollamento delle case affittate agli extracomunitari.

’Piu’ persone, piu’ disturbo per il condominio, naturalmente - aggiunge Bachcu sottolineando il circolo vizioso che si viene a creare. Negli ultimi mesi, con le nuove norme sulla sicurezza, la situazione e’ peggiorata.
’Poiche’ ci sono rischi concreti per i proprietari di casa, questi chiedono a chi non ha il permesso di soggiorno di pagare di piu’. Gli irregolari sono diventati quindi maggiormente ricattabili: non sono stati sfrattati con l’arrivo delle nuove norme, ma si sono visti aumentare il canone mensile ’. Gia’ prima dell’entrata in vigore del pacchetto sicurezza - secondo i dati del Sunia, il sindacato degli inquilini - il canone pagato dagli extracomunitari era in media tra il 30 e il 50% piu’ alto di quello ordinario. Il problema pero’ non e’ solo economico.
’Ho visto almeno 15 case prima di riuscire a trovarne una - racconta Alba Progni, nata a Tirana, in Italia per lavoro dal 2004 -. I colloqui all’inizio andavano bene perche’ io parlo bene italiano e ho un nome che sembra italiano. Quando pero’ mi chiedevano la fotocopia dei documenti per preparare il contratto, notavo un improvviso cambio di tono e poi la solita frase: ’La richiamiamo, in realta’ non abbiamo ancora deciso se affittare o no’. Ovviamente non mi chiamavano piu’’.