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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportMisure anti-crisi - Niente "Social Card" per i migrantiAnche la spartizione delle briciole parla il linguaggio dell’esclusione27 novembre 2008Che la crisi si abbattesse anche e soprattutto sui migranti non è certo una novità. Contratti di lavoro quasi sempre precari e gestiti da agenzie "interinali", accesso ridotto al welfare ed agli ammortizzatori sociali, nuove norme restrittive dei diritti e onerose per i portafogli (200 euro per ogni pratica legata ai rilasci, ai rinnovi o alle richieste di cittadinanza). La crisi economica che sempre più sta dispiegando i sui effetti e che in futuro diventerà sempre più drammatica, porterà alla perdita del posto di lavoro e con questa anche alla perdita del diritto di soggiorno, per i licenziati e per i propri familiari. E’ un momento eccezionale questo, uno di quelli in cui si devono e si possono salvare le banche dal tracollo, si dice. Non è lo stesso invece per centinaia di migliaia di lavoratori migranti. E se le misure anti-crisi proposte dal Governo con la "Social card" per i più poveri sembrano briciole che non possono in alcun modo parare gli effetti di questo epocale disastro economico, finanziario e sociale, la beffa è anche l’esclusione da queste dei migranti ed anche dei cittadini comunitari. La "Social Card" sarà infatti destinata solamente ai cittadini italiani residenti, con l’esclusione quindi dei non cittadini contribuenti. E’ una forma di welfare questa perfettamente in continuità con il passato, basata appunto sulla cittadinanza e non sulla redistribuzione della ricchezza tra tutti i soggetti che contribuiscono a produrla. Con la "Social Card" si afferma l’esclusione dall’accesso a queste misure di welfare straordinario anche di chi pienamente contribuisce, dal punto di vista fiscale, contributivo, previdenziale, alla spesa dello stato. ...anche la spartizione delle briciole parla il linguaggio dell’ esclusione. Nicola Grigion, Progetto Melting Pot |
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