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cittadinanza > intervisteCpa di Elmas - La denuncia delle associazioni: il centro è una prigioneIntervista a Roberto Loddo, Associazione 5 novembre per i diritti civili17 dicembre 2008La rivolta più grossa era avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 settembre scorso. Circa 80 immigrati, di origine algerina, avevano reso inagibile il secondo piano dello stabile distruggendo porte, finestre e tavoli. Sulla situazione nel Cpa di Elmas abbiamo intervistato Roberto Loddo dell’Associazione 5 novembre per i diritti civili. Innanzitutto tengo a precisare che il Centro di prima Accoglienza è stato inaugurato in modo poco trasparente. Il centro dovrebbe essere funzionale al soccorso e all’accoglienza ma solo per un periodo di tempo limitato e cioè solo per il tempo necessario all’identificazione dei migranti sbarcati (come sancito dalla legge che prevede il successivo traferimento in centri di accoglienza per richiedenti asilo o in centri di identificazione e di espulsione). Questo centro di prima accoglienza è un centro così particolare che le condizioni precarie sono state denunciate anche dai sindacati della polizia che hanno parlato di costanti violazioni sulle norme della sicurezza; queste denunce sono state fatte a seguito di 4 casi di tubercolosi che a nostro avviso hanno aperto la strada a un rischioso pericolo di di malattie infettive e a una rivolta degli stessi migranti. A parte un sit-in organizzato il 10 dicembre dai movimenti antirazzisti e dal movimento studentesco, finora non c’è stata un’organizzazione non governativa ufficiale che abbia denunciato questa assenza di legalità. D: Quindi un centro che è nato come CPA ma che in teoria è un vero e proprio centro di detenzione? R: Sì è un vero e proprio centro di detenzione. D: Voi come associazione avete avuto la possibilità di entrare in contatto con i migranti che vi sono rinchiusi, siete riusciti a raccogliere qualche testimonianza? R: No, in nessun modo siamo riusciti a raccogliere testimonianze da parte dei richiedenti rinchiusi all’interno, non è ci è stata data la possibilità: un consigliere regionale ha presentato interpellanza per poter accedere all’interno del centro ma ora stiamo valutando anche se possa essere possibile l’arrivo di un Parlamentare o di un euro-parlamentare per una visita ispettiva. Su questo bisogna fare una premessa: c’è già stata una visita ispettiva da parte del gruppo dei parlamentari sardi del Partito Democratico ma questa visita ha portato a una relazione che di fatto promosso la funzionalità della struttura. D: Frutto anche delle scelte di continuità del precedente governo. Volevo chiedere anche se avevate avuto modo di capire qual è il flusso di migranti verso la Sardegna? R: Dall’ultimo sit-in che è stato fatto di fronte alla Prefettura il 10 dicembre 2008 (sit-in che ha avuto come risposta della Prefettura una carica da parte della polizia nei confronti dei militanti antirazzisti e cittadini immigrati che protestavano per il permesso di soggiorno) si è cominciato ad avere contatti con cittadini detenuti però noi non abbiamo ancora dati o statistiche sulle etnie rinchiuse dentro il centro. D: Voi come intendete proseguire l’attività di denuncia di quanto succede dentro il centro? R: Noi vorremo creare una mobilitazione più profonda e più ampia con i movimenti e le realtà antirazziste e sensibili alla tutela e alla difesa dei diritti umani. Volevo anche rispondere a una considerazione che facevi prima sul governo di centro sinistra: al di là dei governi, in Italia, c’è una cultura razzista e xenofoba che fa leva sui sentimenti più barbari e incivili del cittadino medio italiano: indistintamente dal colore politico dei governi, sono stati attuati dei provvedimenti punitivi nei confronti dei fenomeni migratori, e questi provvedimenti sono partiti anche dal centro sinistra come per esempio il pacchetto sicurezza emesso dal governo Prodi dopo l’omicidio Reggiani, provvedimento razzista fuori anche dalle elementari norme in materia di diritti umani dell’Unione Europea. D: Ce ne ricordiamo perfettamente. Questo diede origine anche a una serie di proteste che hanno riguardato anche una composizione prettamente femminile stando dentro un ragionamento che parte dal dire: non siamo noi che vogliamo questo tipo di sicurezza, non vogliamo sicurezza che si basi sulla violazione e la negazione dei diritti umani... R: Questo è per altro anche un percorso illogico e poco razionale: se infatti facciamo un’analisi laica dei dati degli ultimi vent’anni, tratti dai dossier statistici della Caritas, emerge come, ad esempio, se si parla di espulsioni, come questo provvedimento non ha senso perché ogni anno meno di un quarto dei migranti irregolari presenti in Italia è sottoposto a tale provvedimento e di questi ne vengono allontanati circa il 15%: in pratica si cerca di svuotare l’oceano con un cucchiaino, emerge quindi come l’espulsione sia uno strumento esageratamente rigido, costoso e inapplicabile nella realtà sociale italiana. Vedi anche: |
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