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cittadinanza > intervistePacchetto sicurezza - Il controllo sulla vita. La vera emergenza è il razzismoIntervista al Prof. Sandro Mezzadra, Docente presso la facoltà di Scienze Politiche all’Università di Bologna, autore di "Diritto di fuga" e promotore della rete Uninomade6 febbraio 2009Pacchetto sicurezza, governo delle migrazioni, crisi economica, possibili reazioni del corpo sociale a questa fase di repentini e strutturali mutamenti in corso. Ma anche sfruttamento dell’irregolarità e razzismo, uno sguardo critico sull’attualità e sui processi della modernità. Su questi argomenti abbiamo intervistato il Prof. Sandro Mezzadra, docente presso la facoltà di Scienza Politiche dell’Università di Bologna, autore di diversi saggi tra i quali il celebre “Diritto di fuga” e promotore della rete Uninomade. D: Un tema di grande attualità è ovviamente la discussione di questi giorni dei provvedimenti in materia sulla sicurezza. Abbiamo potuto osservare che una buona parte delle disposizioni normative contenute nel Pacchetto sicurezza intervengono soprattuto sul restringimento dei diritti dei migranti con un’attenzione particolare ai cosiddetti regolari, cioè coloro che con mille difficoltà sono riusciti finalmente ad uscire da quella condizione di invisibilità che porta con sé l’essere clandestini. R: Sì, naturalmente c’è un nesso tra queste misure e la crisi, anche se non dobbiamo mai pensare che ci sia un nesso meccanico, automatico. Evidentemente dentro questi provvedimenti confluisce anche una cultura politica rispetto all’immigrazione che è cresciuta in questi anni in Italia ed in Europa. Una cultura che per molti aspetti è stata ed è by-partisan, ma che ha poi una declinazione particolarmente odiosa nel discorso di alcune delle forze politiche che sostengono questo governo. D: Stiamo già assistendo in questo momento ad un’espulsione forzata di molti lavoratori migranti dal mercato del lavoro. Nel 2009 è possibile prevedere che questa tendenza aumenti. Quindi, al di là dei tentativi della politica di ancorare i diritti e lo status al possesso di un lavoro, quale potrebbe essere a tuo avviso la reazione dei cittadini migranti di fronte a questo? R: In primo luogo è necessario chiarire che le reazioni delle lavoratrici e dei lavoratori alle grandi crisi economiche sono reazioni per certi aspetti imprevedibili, certamente non sono reazioni automaticamente progressiste o rivoluzionarie. D: L’allora Ministro dell’Interno Amato definì quella tassa fallimentare, ricordiamo questo aggettivo. R: Giuliano Amato lo definiva addirittura una rapina, se non ricordo male, e non stiamo parlando di un estremista. 200 euro, quelli previsti adesso, sono davvero tanti, pensate ad una famiglia di 5 persone che devono rinnovare i permessi di soggiorno: spenderà 1000 euro. E’ una cosa realmente pesante e modificherà in modo sostanziale anche il rapporto dei migranti con l’idea stessa di legalità. Lo stato agli occhi dei migranti apparirà sempre più nelle vesti di un rapinatore. D: Sembra quasi di intravedere una spinta verso l’ irregolarità, non tanto come ritorno, ma come condizione paradossalmente per certi versi più conveniente di quanto non sia la regolarità, dal momento in cui si introducono tasse, permessi a punti legati all’integrazione. Sembrerebbe esserci una "certa convenienza" nel mantenere sempre una sacca di cosiddetti irregolari più ampia, più disponibile. R: Io non so se c’è un interesse consapevolmente percepito o postulato come tale. E’ sempre difficile immaginare il legislatore, anche quando è un legislatore razzista come quello italiano di oggi, come una sorta di soggetto che ha piena consapevolezza dei suoi interessi e costruisce le leggi per risolvere i problemi che gli stanno a cuore. Nel processo della legislazione, tanto più in un tema delicato come l’immigrazione, estremamente complesso, entrano in gioco un sacco di fattori. Ma sono d’accordo nel dire che l’effetto di questi dispositivi è precisamente questo. D: Un’ultima battuta sul nesso tra le campagne per la sicurezza che vengono lanciate di volta in volta dai governi e l’effetto che producono, di aggressione alla libertà di tutte le persone. R: Io direi addirittura qualcosa di più. Direi che in Italia in modo particolare si sta configurando una vera e propria emergenza razzismo. E’ il momento di alzare la voce e di costruire grandi mobilitazioni contro questa emergenza, tanto più in una fase come quella della crisi economica globale che stiamo vivendo. L’insieme di questi provvedimenti, ma aggiungo, l’insieme di queste retoriche, configura i migranti in modo particolare come soggetti che potremmo definire “liberi come gli uccelli”. Questo era un modo di dire molto diffuso nell’Europa del medioevale per caratterizzare la posizione di coloro che erano tanto liberi che gli si poteva sparare durante tutta la stagione. Gli immigrati vengono configurati precisamente in questi termini. Gli si può sparare come appunto è accaduto, li si può bastonare e poi si parla sui giornali e poi parlano anche gli esponenti del Partito Democratico di bullismo – categoria che non vuol dire assolutamente niente – che serve a velare il problema del razzismo con cui abbiamo sempre più a che fare quotidianamente, con cui soprattuto sempre più a che fare quotidianamente hanno le migrati e i migranti in questo paese. Dobbiamo alzare la voce! foto di Punkateka, flickr.com |
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