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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportL’ipocrisia delle politiche sulla casa: il caso di TrevisoA cura di Rosanna MarcatoServizio immigrazione e promozione dei diritti di cittadinanza (Venezia)25 novembre 2003I fatti di Treviso ancora una volta evidenziano l’estrema precarietà e schizofrenia nella quale vengono costretti a vivere i lavoratori immigrati. Nel nostro lavoro questo è il problema costante di tutti , degli immigrati e di riflesso anche nostro, ed è il problema che meno evoluzioni positive ha visto in questi 10 anni in cui l’immigrazione in Italia è diventata un fatto strutturale. Per farvi un esempio tra il 1945 il 1978 la produzione di edilizia sociale ha raggiunto in Italia il 10% del mercato dell’affitto mentre in Gran Bretagna è stato del 63% e in Olanda del 51%. Negli ultimi anni le politiche abitative hanno scelto e privilegiato l’acquisto, tanto che i ¾ della popolazione italiana vive oggi in appartamenti di proprietà. Attualmente in Italia il patrimonio abitativo in affitto, pubblico e privato, è solo il 20% del totale, contro una media europea del 33,8%. (dati Caritas). Anche nei Comuni sensibili al problema e che intendono dare governabilità anche a questo settore si assiste di fatto ad una delega “politica”sul fronte delle soluzioni abitative che di solito spetta agli assessorati alle Politiche Sociali, ai servizi per l’immigrazione, ai servizi sociali solidificando di fatto la precarietà delle soluzioni. I centri di prima e seconda accoglienza, per altro gestiti in modo da farli diventare soluzioni stabili e non a rotazione, non possono rappresentare la soluzione al problema degli immigrati. E infatti un rimedio temporaneo, che risponde solo a una tipologia (l’immigrato maschio adulto) e non risponde al nuovo assetto dell’immigrazione che vede ormai stabilizzata la presenta dei nuclei famigliari. Particolarmente grave è pertanto l’irresponsabilità dimostrata da chi governa la città di Treviso e da chi ha dato l’ordine di sgomberare gli edifici occupati, non da clandestini ma da lavoratori regolari, lavoratori che contribuiscono al benessere di una delle città più ricche d’Italia. Anziché cercare soluzioni positive, si cerca lo scontro e la contrapposizione ideologica, termine anche troppo raffinato per il caso di Treviso. Chi governa questa città non è in grado di affrontare i problemi che la storia pone, si riesce solo a fare scadentissima propaganda che incita all’odio razziale, lasciando nel concreto soli anche i cittadini italiani di fronte alle difficoltà che sicuramente le migrazioni pongono. |
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