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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportPian del Lago - Muore di meningite un eritreodi Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo4 maggio 2009Mentre le condizioni dei migranti colpiti da meningite, dopo essere sbarcati dalla nave Pinar, appaiono in miglioramento, nei giorni scorsi un giovane eritreo sbarcato a Pozzallo (Ragusa), anche lui colpito da meningite batterica, è morto all’ospedale di Caltanissetta dopo essere stato rinchiuso nel centro di Pian del Lago. Al di là della confusione indotta dalla stampa, e delle proteste del sindacato di polizia SAP di Ragusa, che lamenta l’assenza di una accurata diagnosi delle condizioni dei migranti, rimane il fatto tragico che chi è scampato alla morte durante la traversata viene ucciso da una malattia, come la meningite, proprio nei giorni successivi all’arrivo in Sicilia. Mentre sono in corso i lavori di smantellamento della base Loran di Lampedusa, che il ministro Maroni voleva adibire a CIE, in assenza delle prescritte autorizzazioni, e mentre non è chiara la destinazione del vecchio centro di Contrada Imbriacola, trasformato provvisoriamente in CIE, la situazione dell’accoglienza in Sicilia è sempre più drammatica ed affidata al’improvvisazione. Forse qualcuno spera che i blocchi a mare, anche a poche miglia da Lampedusa, con la scusa che tutte le acque del canale di Sicilia rientrano nella competenza SAR, zona di salvataggio di Malta, possano arrestare gli sbarchi. In realtà, mentre le diplomazie litigano, i viaggi si allungano, le condizioni fisiche dei migranti che comunque arrivano, se non a Lampedusa, direttamente in Sicilia, tra Pozzallo e Porto Palo, sono e saranno sempre più gravi, e non sembra arginabile il diffondersi di malattie infettive, che colpiscono anche dopo il ricovero nei centri di accoglienza- detenzione. Il diffondersi di casi di meningite, tra migranti che sono sbarcati in luoghi diversi, conferma la generale condizione di debilitazione nella quale arrivano in Italia. Chiediamo anche noi che vengano adottati rigorosi protocolli medici per diagnosticare tempestivamente i migranti che sono nelle condizioni fisiche che potrebbero permettere le infezioni, ma soprattutto denunciamo il fatto che quanto sta avvenendo quest’anno non appare frutto di una casualità, ma è la conseguenza prevedibile delle nuove politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare, degli accordi falliti con la Libia e con la Tunisia, della distruzione del modello di accoglienza sperimentato negli anni scorsi a Lampedusa. Se non si vorrà ancora aumentare la lista delle vittime, con rischi sempre più gravi anche per gli operatori e per i cittadini, occorre smetterla con questa politica basata sulla cattiveria e sulla repressione ad ogni costo. Magari solo per fare notizia o chiedere consenso elettorale, perchè alla fine gli arrivi aumentano comunque. Occorre chiudere tutte le strutture nelle quali si sono verificate forme diverse di contagio, anche da tubercolosi o scabbia, e procedere ad una completa disinfezione dei locali. Va ripristinato il modello di accoglienza Lampedusa, con la destinazione del Centro di contrada Imbriacola esclusivamente a centro di prima accoglienza e soccorso come negli scorsi anni, anni nei quali queste disastrose conseguenze delle azioni di contrasto non si erano verificate. Occorre soprattutto consentire ancora, come in passato, gli interventi di salvataggio ai mezzi della nostra marina nelle acque internazionali e anche nelle acque di competenza maltese, dove era avvenuta la maggior arte degli interventi di salvataggio da parte dei mezzi militari italiani. E’ questo l’unico modo per evitare lunghe permanenze in mare, e qualche volta la morte dei migranti per disidratazione o per ipotermia. Occorre infine depenalizzare gli interventi di salvataggio in mare effettuati da mezzi mercantili e da pescherecci, in modo da non dissuadere o ritardare le azioni di soccorso. Solo in questo modo si potrà ridurre il numero delle vittime dell’immigrazione irregolare e evitare che le persone giungano in Italia in condizioni fisiche tali da renderle vulnerabili a qualunque tipo di malattia. Occorre infine rinegoziare gli accordi con la Libia per garantire che i migranti in transito in quel paese possano godere dei diritti fondamentali da riconoscere a qualunque persona umana indipendentemente dal suo stato giuridico. |
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