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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportPogrom in Libia ed in Grecia - La politica dei respingimenti continua a produrre vittimedi Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo2 luglio 2009Intanto respinti nuovamente 89 migranti a Sud di Lampedusa L’ esternalizzazione dei controlli di frontiera, la chiusura di tutte
le vie di accesso per i potenziali richiedenti asilo e le retate della
polizia nei paesi di transito come la Libia e la Grecia ai danni dei
migranti irregolari, spesso donne e minori,stanno aggravando gli
effetti devastanti delle politiche proibizioniste adottate da tutti i
paesi europei nei confronti dei migranti in fuga dalle guerre, dai
conflitti interni e dalla devastazione economica ed ambientale dei loro
paesi. Se la Libia non
aderisce alla Convenzione di Ginevra, la Grecia non consente alcuna
applicazione della stessa convenzione che pure ha sottoscritto da anni,
e sta effettuando in questi giorni vere e proprie deportazioni verso la
Turchia e quindi verso l’Afghanistan, malgrado ancora ieri il
rappresentante dell UNHCR in Grecia abbia denunciato le “pratiche
informali” con le quali questo paese arresta e deporta i migranti,
molti dei quali minori, ai quali si nega qualsiasi accesso alla
procedura di asilo e si offre come unica soluzione l’internamento e
l’espulsione in Turchia e quindin in Irak o in Afghanistan. Quanto sta avvenendo in queste ore in Grecia ed in Libia aumenta le responsabilità già gravissime del governo italiano nelle pratiche informali di respingimento “informale” dai porti dell’Adriatico (Venezia, Ancona, Bari) verso Patrasso e Igoumenitsa e scopre tutte le ipocrisie di chi afferma di riconoscere i diritti dei rifugiati e poi rimane immobile ad assistere allo scempio del diritto di asilo, e dei corpi che potrebbero invocarne l’applicazione, di persone che avrebbero titolo ad ottenere protezione ma sono arrestate, respinte o espulse. Le respionsabilità di questo imbarbarimento delle regole dei controlli di frontiera sono molteplici e vengono da lontano, a partire dalle scelte proibizioniste dei paesi che negano qualsiasi possibilità di accesso legale, dalla creazione dell’agenzia per il controllo delle frontiere esterne europee FRONTEX, dalla incapacità dell’Europa di darsi una politica dell’asilo, limitandosi a legittimare la cd. “cooperazione operativa” tra i vari paesi, una cooperazione operativa che copre gli abusi della polizia di frontiera e rende impossibile persino fare valere i diritti di difesa. Occorre aumentare gli sforzi di denuncia alle corti internazionali e, quando possibile ai giudici interni, delle gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle persone, violazioni quotidiane che stanno dietro la pratica dei respingimenti informali. Ed è sempre più necessario creare canali di comunicazione diretta e reti di solidarietà per fornire ascolto ed assistenza, per restituire una identità, per garantire il rispetto della dignità e dei diritti della persona, a tutti i migranti che sono allontanati dalle frontiere europee o che vengono bloccati nei paesi di transito. |
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