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Testimonianze dirette dai profughi rastrellati a Patrasso

di Basir Ahang

15 luglio 2009

Domenica 12 Luglio alle cinque di mattina, la polizia e i commandos dell’esercito greco hanno fatto irruzione nel campo di Patrasso, distruggendo e dando fuoco ad ogni cosa. Gli immigrati avevano costruito questo campo nel 2002 e da allora migliaia di persone vi avevano trovato rifugio. Qui vivevano iraniani, iracheni, africani, ma soprattutto afghani in fuga dall’inferno della guerra.
La distruzione del campo è stata decisa dal Governo greco ad Aprile, nonostante ciò violasse i Diritti Umani e fosse per legge vietato dalla Convenzione di Ginevra.
Mustafa, giovane afghano residente al campo, mi ha telefonato raccontandomi in lacrime che alle cinque di mattina i poliziotti sono entrati con i bulldozer nel campo ma, comprendendo che i ragazzi non avevano intenzione di abbandonare l’unico posto che era loro rimasto, hanno iniziato a minacciarli affermando di aver avuto l’autorizzazione a sparare se gli ordini non fossero stati rispettati. Siccome anche questa minaccia si è rivelata del tutto inefficace la polizia ha iniziato a dare fuoco alle baracche.
Una volta usciti dal campo, i ragazzi sono stati immediatamente arrestati. Erano cento in tutto: 60 di loro sono stati trasferiti al carcere di Komotini mentre gli altri 40 sono stati deportati in una città al confine tra Grecia e Albania. Tra di loro due ragazzi, Najib Haidari e Saeid Mustafa, erano sicuramente tra quelli che erano riusciti a inoltrare il ricorso alla Corte Europea. Ancora Mustafa, nella stessa telefonata, diceva di aver paura perché già 240 persone erano state respinte nei giorni precedenti alla distruzione del campo, prima in Turchia, ad Istanbul, e da lì, molte, in Afghanistan. Najib e Mustafa erano in possesso di un foglio inviatogli dalla Corte Europea in cui era espressamente dichiarato il divieto di toccare queste persone. I ragazzi, nel mostrare questo foglio ai poliziotti, si sono sentiti rispondere che l’atto era riportato in francese e che per questo esso aveva valore in Francia, non in Grecia.

Allora viene da chiedersi chi sia il responsabile della tutela di questi ragazzi.
L’UNCHR? L’Unione Europea?Nessuno al mondo?
Se la Convenzione di Ginevra e i Diritti Umani venissero rispettati queste persone dovrebbero venire sottratte alla violenza del Governo greco, ed invece sono ancora tutti lì, chi in fuga, chi già sulla via del ritorno, condannati a morte da uno Stato che questa pena prevede solo per gli immigrati.

Ecco un elenco di indirizzi e numeri di telefono utili per chi vuole dire la propria ai responsabili dell’attacco al campo profughi di Patrasso:

Ambasciata di Grecia presso lo Stato Italiano Via S. Mercadante 36
00198-Roma
Tel. 06.8537551
Fax 06.8415927
gremroma@tin.it

Ufficio dell’Addetto alla Difesa dell’Ambasciata di Grecia in Italia
Viale Rossini, 4
00198-Roma
Tel. 06.8553100
Fax 06.85354014