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cittadinanza > intervisteStorie di donne di fronte all’IslamUn’intervista con Renata Pepicelli8 marzo 2010Quello che segue – è bene sottolinearlo – non è un articolo di apologia del fenomeno che viene raccontato attraverso un’approfondita intervista a un’interessante studiosa. Si è scelto di approcciare il femminismo islamico come uno dei segni della complessità di questo tempo, in cui le religioni stanno invadendo la sfera pubblica di gran parte degli scenari politici mondiali, e i tentativi di opporsi all’islamizzazione come forma di teocrazia sembrano, specie nell’ultimo decennio, sortire effetti del tutto opposti agli obiettivi perseguiti. (Renata Pepicelli è assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna e già autrice di un libro importante, uscito qualche anno fa, “2010. Un nuovo ordine mediterraneo?” Che è servito molto a chiarire che tipo di relazioni esistano nel mondo mediterraneo tra le due sponde Nord Sud di quest’area così composita. Renata ha appena pubblicato un nuovo volume, edito nel gennaio di quest’anno da Carocci, il cui titolo è “Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme”). Basi teoriche del femminismo islamico D. Potremmo iniziare innanzi tutto con lo spiegare, essendo una materia questa ancora poco conosciuta e diffusa al di là delle élites accademiche che se ne occupano qui in Europa, che cosa è esattamente il femminismo islamico. Tu dedichi un intero paragrafo del tuo libro a parlare della problematicità della stessa definizione di femminismo islamico. In che senso questa definizione è problematica? R. Nel mondo musulmano in questo momento esistono tre correnti del movimento delle donne: una che possiamo definire di femminismo laico, un’altra di femminismo religioso, chiamata femminismo islamico, e un’altra che è una corrente di critica di genere che si va affermando in varie organizzazioni islamiste. Il femminismo islamico cui dedico la gran parte del mio libro – solo l’ultimo capitolo è dedicato al discorso di genere all’interno di movimenti islamisti – è un movimento che si basa su una rilettura dei testi sacri da una prospettiva di genere. Vale a dire che teologhe di diverse nazionalità, sia dei paesi a maggioranza musulmana che dei paesi occidentali della diaspora islamica, sostengono che i testi sacri dell’islam, quindi penso al corano innanzi tutto, ma anche alla Sunna e agli Hadith, affermino assolutamente l’eguaglianza di genere, ma che siano state delle erronee interpretazioni, perpetuate da élites maschili patriarcali, ad avere fatto emergere invece un’idea di islam misogina che, dal punto di vista di queste teologhe, tradisce completamente quello che era il messaggio divino che era invece un messaggio di giustizia di genere e di uguaglianza Le femministe islamiche e il discorso occidentale sui diritti D. Quale rapporto possiamo dire che esiste oggi tra l’attivismo di genere definito come femminismo e proprio delle donne che operano fuori dai riferimenti religiosi, e questo tipo di femminismo che invece a quei riferimenti religiosi si rifà? R. Come dicevi, qui c’è un problema di definizioni. Molto spesso le donne che vengono definite femministe islamiche non si riconoscono in tale terminologia, perché pur battendosi contro codici di legge patriarcali, contro istituti e costumi che affermano la disuguaglianza di genere, queste donne considerano che la parola femminista non sia la migliore per parlare di quella che è la loro battaglia, in quanto considerano il femminismo un termine che connota i movimenti delle donne occidentali e quindi anche compromesso con la storia occidentale e in particolar modo con il colonialismo e le nuove forme di neoimperialismo. Faccio degli esempi: tutto il discorso della difesa dei diritti umani, e in particolare dei diritti delle donne, che ha giustificato interventi militari in Iraq e prima ancora in Afghanistan, è visto da molte donne musulmane e femministe come un atteggiamento legato a una certa parte del discorso dei diritti umani e anche del discorso femminista che continua ad essere colonizzatore e imperialista. Per le femministe islamiche molto spesso l’approccio del femminismo occidentale verso le donne musulmane appare un approccio di tipo autoritario, salvifico, sempre con l’idea che le donne musulmane vadano salvate, in continuità con quello che si diceva in età coloniale, con la “missione civilizzatrice” che doveva avere l’Occidente, e anche le donne occidentali rispetto a quelle musulmane. Le donne musulmane, invece, rivendicano appieno l’idea che non hanno bisogno di essere salvate da altre, ma che stanno cercando all’interno della propria cultura, storia, tradizione e religione, il modo migliore per affermare i propri diritti, diritti che loro dicono comunque essere già sanciti nella loro religione, anche se degli uomini hanno sottratto la possibilità di sentire affermata l’eguaglianza di genere che è già scritta nel Corano. Femministe islamiche e Islamiste D. Dall’altra parte – visto che, come tu scrivi, mentre alcune donne non si riconoscono nel termine “femminismo”, altre non si riconoscono nel termine “islamico” accoppiato a “femminismo” - quale rapporto esiste tra il femminismo islamico e il resto del mondo islamico? Tu chiudi il tuo libro con un capitolo sulle Islamiste e fai una distinzione tra queste donne e le femministe islamiche. Quale relazione c’è tra queste due categorie di donne, e poi all’interno del mondo islamico in generale come è percepito questo tipo di femminismo? R. C’è una parte della letteratura accademica, e anche alcuni mass media che definiscono femmismo islamico anche quello delle donne islamiste attive in movimenti come al- ’Adl wa’l-Ihsan in Marocco, o Hamas in Palestina. Le definiscono femministe islamiche perché alcune di queste donne sono molto attive non solo in questi gruppi politici, ma anche sul piano delle questioni di genere. Femminismo islamico e società islamica D. Questo attivismo all’interno dei gruppi islamisti, ma anche le teorie e le pratiche sviluppate all’interno del femminismo islamico come vengono percepite all’interno del resto dell’islam? La vita di queste donne, ad esempio, è a rischio per le loro idee e per il loro modo di essere? R. Bisogna fare di nuovo delle distinzioni tra islamismi, posizioni di genere all’interno dei gruppi islamisti e femminismo islamico anche rispetto alla ricezione di questi fenomeni. Le posizioni portate avanti dalle femministe islamiche sono molto più radicali come rivendicazioni. Le ragioni di un ritorno alla religione: spiritualità, postcolonialismo e “guerre umanitarie anti-islamiche”. D. Per noi donne occidentali è impressionante l’idea che una lotta così radicalmente femminista possa essere portata avanti all’interno di riferimenti religiosi. La nostra abitudine mentale è pensare una laicità sostanziale di questo tipo di battaglie. Tu invece parli di una religione diventata quasi uno strumento di liberazione per queste donne. Ma in che senso la religione si sta riposizionando all’interno della vita di molte donne musulmane grazie proprio al femminismo islamico? R. Forse accade ancora prima del femminismo islamico. Dal finire degli anni Ottanta all’inizio degli anni Novanta, sempre più donne riposizionano la religione all’interno della loro sfera privata, ma anche della loro sfera pubblica. Ciò accade per un bisogno di spiritualità e religione che era un po’ stato negato nel corso del Novecento, ma penso anche per ragioni di natura politica, e penso in particolar modo al fallimento delle grandi ideologie socialiste, marxiste, a cui in diversi paesi varie donne, varie femministe, avevano fortemente creduto. Penso anche al grande fallimento che molte donne si sono sentite addosso, dei regimi del post-indipendenza che avevano appoggiato, per cui avevano lottato, per i quali avevano perso i loro casi. Queste donne hanno visto tali regimi corrompersi, negare completamente le loro aspettative e i loro sogni di giustizia sociale nel paese e di giustizia di genere. “Fino all’11 settembre la mia vita di musulmana era legata a pochi momenti della mia esistenza: la nascita, il matrimonio, la morte. Dopo l’11 settembre mi sono invece sentita chiamata in causa come musulmana. Dovevo scegliere da che parte stare e a un certo punto ho sentito il bisogno di scegliere di difendere la mia religione. Difenderla dagli attacchi interni, che sono quelli delle forze estremistiche e terroristiche dell’islam, ma di difenderla anche da tutti quelli che sono gli attacchi e i pregiudizi occidentali. Avevo bisogno di un discorso femminile e femminista in cui riconoscermi, e non era più per me quello laico, e secolare, ma avevo bisogno di un femminismo che si iscrivesse all’interno di un discorso religioso. Nel femminismo islamico ho trovato il mio discorso. Ho trovato strumenti per battermi contro ad esempio la poligamia. Mio nonno era stato un poligamo, e questa cosa aveva portato grandi sofferenze alla mia famiglia. Il femminismo islamico mi permette di essere contro la poligamia e femminista senza rinunciare all’Islam." Un’alternativa possibile o una sospensione tra due mondi? D. L’immagine di queste donne appare quindi come sospesa tra due mondi, in reazione rispetto a due mondi. R. Mi sembra che sia un’alternativa possibile. Non penso che sia la sola, nel senso che sicuramente le donne che si stanno battendo nel mondo islamico da una prospettiva laica e secolare hanno delle forti ragioni e la loro battaglia è molto importante. Quello che però ho visto nelle mie ricerche è che questo tipo di femminismo è sempre meno seguito e sentito dalle persone. Invece mi sembra che il femminismo che parte da un discorso religioso riesca a trovare molti più consensi e la disponibilità per molte donne, intima e personale, di fare i conti con un discorso femminista che parte anche da un discorso religioso e culturale. Il femminismo islamico non solo intercetta il bisogno di religione di alcune donne, ma risulta anche uno strumento molto efficace per potere entrare all’interno di quell’islamizzazione del discorso pubblico e politico che oramai è imperante in gran parte delle società musulmane. Una geografia (anche diasporica) del femminismo islamico D. Un’ultima domanda: è possibile tracciare una geografia del femminismo islamico? Quali sono i paesi in cui in questo momento questo fenomeno è più sviluppato? E, soprattutto, per le donne in diaspora questo fenomeno quanto esiste e, se esiste, si trova solo a un livello intellettuale ed elitario di alcune pensatrici, o anche al livello più diffuso delle tante donne migranti che hanno dovuto lasciare il loro paese, la loro famiglia, e magari cercano di ritrovare nel femminismo islamico una forma di identità che non rimanga schiacciata tra il vecchio e il nuovo mondo che vivono? R. Il femminismo islamico nasce negli anni Novanta contemporaneamente in diverse parti del pianeta - in Iran e negli Stati Uniti, in Sudafrica e in Marocco - come espressione di una serie di processi storici e politici che erano in atto, pur con le dovute differenze, un po’ ovunque. |
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