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attualità > rassegna stampaVenezia per i migranti è come Lampedusada Carta 11-17 giugno 2010, n. 2015 giugno 2010VENEZIA, ANCONA, BARI fanno rima
con Igoumenitza e Patrasso.
Dai porti greci si parte per
arrivare in uno italiano, non si sa
quale. «Tutto è iniziato nel 2008 – racconta
Francesco Penzo, della rete
Tuttidirittiumanipertutti – quando,
in occasione del sessantesimo anniversario
della dichiarazione dei diritti
umani, un gruppo di associazioni
di Venezia si è messo insieme per capire
dove i diritti umani fossero meno
rispettati in città, ed è venuto
fuori il porto. Quello che accade a Venezia somiglia a quello che accade negli altri porti dell’Adriatico. Ad Ancona
però, il porto è in mezzo alla città.
«Qui la questione dei respingimenti
– spiega Pietro, dell’Ambasciata dei
diritti delle Marche, un’associazione
nata dalla rete dei Centri sociali della
regione, che si occupa dei diritti di
cittadinanza dei migranti e fa parte
del Progetto Melting pot Europa - è
parallela alla privazione di uno spazio
di socialità per gli anconetani.
Dal 2001, attorno all’area portuale
è stata installata una recinzione
metallica. È uno spazio in cui la polizia
di frontiera agisce senza controllo
e rimanda indietro, in base all’accordo
siglato con la Grecia nel
1999, richiedenti asilo e minori
non accompagnati». A Bari, i respingimenti «fanno
meno rumore delle carrette del
mare perché non ci sono immagini.
Ma la situazione è disperata, i respingimenti
sono quotidiani», spiega
Erminia, della rete antirazzista. «I
dati ufficiali sono in difetto. Nei porti
non vengono accertati né lo status
né l’età. Alcuni minorenni afghani
hanno fatto il viaggio cinque volte
prima di uscire dal porto senza essere
intercettati, e quindi di poter
chiedere l’asilo». A Venezia, Ancona e Bari si organizzano le reti per tutelare i migranti e raccontare cosa accade ogni giorno nei porti Venezia per i migranti è come Lampedusa |
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