cittadinanza > approfondimenti, resoconti, report

Accesso negato al CIE di Bologna, una circolare ministeriale sospende il diritto di visita

Il Ministero dell’Interno dirama una circolare che impedisce l’ingresso ai centri di identificazione ed espulsione

2 aprile 2011

Mentre gli attivisti della campagna Welcome! si preparavano a fare ingresso assieme ad avvocati e consiglieri regionali nel CIE di Bologna, il Ministero dell’Interno diramava una circolare secretata che impedisce l’accesso negli stessi centri a chi, fino ad allora, vi era legittimato. In occasione della giornata di oggi contro la guerra in Libia, l’ingresso al CIE significava la possibilità di monitorare le condizioni dei cinquanta tunisini detenuti presso la struttura di via Mattei. I migranti erano stati trattenuti a seguito dello sbarco nell’isola di Lampedusa; se ne constatava la presenza in occasione dell’incursione al CIE dello scorso primo marzo. Senza essere stati espulsi, di fatto i migranti in fuga dai regimi destabilizzati del Maghreb vengono trattenuti da irregolari. Nella giornata di oggi, nonostante le formali richieste di ingresso avanzate in settimana da operatori di sportelli legali, avvocati e consiglieri regionali, gli stessi hanno poi riscontrato un secco no all’ingresso della struttura. Il diniego è stato motivato a fronte di una circolare diramata il giorno precedente dal Ministero dell’Interno, la quale pone un divieto di accesso generalizzato e indeterminato nel tempo, salvo ai membri delle organizzazioni umanitarie più rappresentative come l’UNHCR e Amnesty International. Tuttavia, nonostante il sollecito intervento del portavoce di Terres des Hommes Prof. Salinari la cui associazione è accreditata presso le Nazioni Unite, la direzione del CIE si è comunque opposta perchè la richiesta di quest’ultimo non era stata precedentemente formalizzata.
La circolare rappresenta un atto di regolamentazione interna alla Pubblica Amministrazione e non è fonte del diritto, non può cioè produrre norme, nè modificare quelle già in vigore. L’art. 3 della legge regionale 24 marzo 2004, n.5 stabilisce infatti che la Regione svolge attività di osservazione e monitoraggio, per quanto di competenza ed in raccordo con le Prefetture, del funzionamento dei centri istituiti ai sensi dell’articolo 14 del Testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 Sito esterno e dell’articolo 1, comma 5 del decreto legge 30 dicembre 1989, n. 416. Questo implica un potere degli stessi consiglieri di fare ingresso all’interno delle strutture nel territorio regionale, al fine di monitorarne l’attività e le condizioni di trattentimento dei detenuti.
Si tratta quindi di un atto illegittimo del Ministro Maroni, che incurante oltre che dei poteri delle Regioni anche della gerarchia delle fonti del diritto, ha impedito l’accesso ai reppresentanti dei cittadini nel luogo di detenzione, come stabilito dalla legge. Il gesto del Ministero dell’Interno ci pone quindi di fronte a forti dubbi sulla legittimità di una circolare che modifica una legge e il cui testo risulta tuttora segreto. A nulla valga avanzare giustificazioni rispetto alla eccezionalità del momento attuale. Ciò in particolare rispetto alle dubbie garanzie poste a tutela delle persone trattenute, nei confronti delle quali ci chiediamo se per esempio la loro detenzione è stata nel tempo oggetto di convalida come previsto dal Testo Unico.
Se ragioni di ordine pubblico si oppongono al mantenimento delle garanzie previste dallo stato di diritto, non è certo con una circolare che queste possono venire stravolte.

Sportello Migranti TPO