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Tunisino espulso imbavagliato in aereo - Dalla Diaz al volo Italia-Tunisi: la banalità del male, ieri e oggi

La foto rubata da un passeggero e pubblicata su facebook

18 aprile 2012

In questi giorni è uscito nelle sale cinematografiche il film "Diaz", del regista Daniele Vicari, il racconto crudo e diretto di quella che venne definita "la macelleria messicana", ovverosia la mattanza operata nelle ultime ore del G8 di Genova del 2001 dalla Polizia di Stato nei confronti di persone inermi, su cui calò la furia cieca, bestiale e vendicativa degli uomini in divisa.
C’è un’altra immagine che, oggi, si associa idealmente a quelle tremende e realistiche del film di Vicari. In questo caso si tratta di una fortuita coincidenza, un’immagine rubata da un film maker che si trovava a bordo di un aereo diretto a Tunisi: due cittadini tunisini rimpatriati dalla polizia, relegati in fondo all’aereo, con la bocca chiusa da nastro adesivo da pacchi e le mani legati da fascette di plastica.
Questa fotografia, fatta di nascosto e pubblicata sulla pagina di un famoso social network, ci racconta la prassi quotidiana e inumana a cui vengono sottoposti uomini e donne espulsi dall’Italia. Alle proteste del viaggiatore per il trattamento riservato ai due tunisini, il funzionario di polizia ha risposto candidamente che si trattava di una “normale operazione di polizia”. Tutto questo avveniva tra l’indifferenza generale degli altri viaggiatori.
L’assuefazione di fronte ad episodi simili è il sintomo dell’imbarbarimento della nostra società, su cui si fonda la costante impunità garantita a chi dovrebbe operare per il rispetto delle regole di convivenza e dei basilari diritti umani. Il nostro è un paese che non punisce gli autori di simili efferatezze, come le promozioni dei funzionari di polizia responsabili della "macelleria messicana" della Diaz insegnano. Il nostro è un paese che, per una precisa scelta politica, non ha ancora recepito nel proprio ordinamento giuridico il reato di tortura. Il nostro è un paese in cui forze politiche e governi hanno costruito le loro fortune sulle politiche securitarie, sulla costruzione di allarmi, paure, campagne emergenziali.
Non c’è da stupirsi allora se trattamenti inumani e degradanti vengono definiti "normali". Come spiegava cinquant’anni fa Hannah Arendt, anche quella che abbiamo oggi di fronte è la banalità del male, quella che si insinua nelle menti e nelle coscienze, che si fa pratica quotidiana, che non provoca repulsione o condanna, che alla fine crea i presupposti per la perpetrazione continua di abusi nei confronti di chi si trova nei gradini più bassi della scala sociale. Le immagini del film di Vicari, o quelle rubate su quell’aereo diretto a Tunisi, sono la fotografia oscena e veritiera di cosa è diventato oggi il nostro paese.

Dice Francesco Sperandeo sul suo profilo facebook:
"Guardate cosa è accaduto oggi sul volo Roma-Tunisi delle 9,20 ALITALIA. Due cittadini tunisini respinti dall’Italia e trattati in modo disumano. Nastro marrone da pacchi attorno al viso per tappare la bocca ai due e fascette in plastica per bloccare i polsi. Questa è la civiltà e la democrazia europea. Ma la cosa più grave è stata che tutto è accaduto nella totale indifferenza dei passeggeri e alla mia accesa richiesta di trattare in modo umano i due mi è stato intimato in modo arrogante di tornare al mio posto perché si trattava di una normale operazione di polizia... Normale??? Sono riuscito comunque a rubate una foto! Fate girare e denunciate!"

- La foto di Francesco Sperandeo

La foto di Francesco Sperandeo