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Il volto indifferente dell’Europa - Intervista a Sandro Mezzadra

Intervista a cura di Danilo Burattini, Progetto Melting Pot Europa

19 febbraio 2015

In questa lunga e interessante intervista Sandro Mezzadra, che ringraziamo per il prezioso contributo, fissa alcune traiettorie cruciali per l’interpretazione della mutevolezza dei confini e delle battaglie ad essi connesse, non perdendo di vista un approccio realistico volto alla ricerca di soluzioni.

"Questo irrigidimento dei confini dell’Europa", secondo Mezzadra, "ci parla di una crisi profonda e radicale, economica e politica, del progetto europeo, che faceva della mobilità delle frontiere e delle loro relativa porosità uno dei suoi punti di forza". "Dal punto di vista del movimento" - sottolinea Mezzadra - "ancora una volta si tratta di fare una campagna capace di tenere insieme la critica complessiva al regime di controllo dei confini e la capacità di indicare delle soluzioni realistiche".

Vi proponiamo la trascrizione della prima parte dell’intervista che potete vedere e ascoltare in forma integrale qui sotto.

Chi sono i veri responsabili di questa strage?
Parlare di migrazione che si caratterizza come "fuga dalla guerra" significa parlare di una migrazione che ha delle caratteristiche particolari, in cui esistono delle responsabilità nella sponda sud del Mediterraneo.
Indubbiamente, l’organizzazione dei viaggi non legali attraverso il Mediterraneo cambia di significato quando, in questa organizzazione, sono coinvolte anche parti belligeranti, come sembra che avvenga nelle ultime settimane in Libia.
Di fronte a questo movimento di fuga dalla guerra l’Europa continua a mostrare lo stesso volto fondamentalmente indifferente.

La parentesi di Mare Nostrum è una parentesi che dobbiamo considerare per quello che è stata, ovvero un momento in cui è prevalso, nelle operazioni di controllo del confine meridionale dell’Europa, del canale di Sicilia, un intento di carattere umanitario che però non si è mai svincolato da quello che è un altro aspetto fondamentale del regime europeo di controllo dei confini e cioè l’aspetto militare.

Nei mesi dell’operazione Mare Nostrum abbiamo assistito ad un incrocio tra logiche militari e logiche umanitarie, che complessivamente caratterizza il regime di controllo dei confini esterni dell’Europa e di altri luoghi.
Oggi questo intento umanitario è decisamente sovrastato da semplici funzione di controllo di polizia nel segno della missione Triton.

A me pare che dal punto di visto nostro, dal punto di vista del movimento, dal punto di vista dei migranti, ancora una volta si tratti di fare una campagna capace di tenere insieme la critica complessiva al regime di controllo dei confini e la capacità di indicare delle soluzioni realistiche. La proposta dell’apertura di corridoi umanitari, avanzata dal sindaco Giusi Nicolini, è una proposta sulla quale vale la pena insistere pur sapendo che le logiche di controllo della politica europea si muovono in un’altra direzione.

E’ una provocazione che possiamo e dobbiamo provare a lanciare.