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cittadinanza > intervisteMSF: il sistema dei Cpt è assolutamente fallimentareIntervista ad Andrea Accardi, Medici Senza Frontiere3 febbraio 2004Lo studio per il rapporto sui CPT si è sviluppato durante il periodo tra luglio e ottobre 2003, prendendo in considerazione un anno di osservazione, da luglio 2002 a luglio 2003. Sono stati presi in considerazione tutti i centri di permanenza temporanea presenti sul territorio e cinque strutture definite dal rapporto come centri ibridi. Almeno due visite realizzate per ogni centro, utilizzando un questionario di 59 domande per l’ente gestore, di circa 20 domande per almeno cinque trattenuti a visita. Ogni team di monitoraggio era composta da un responsabile di area, da un medico, da un operatore sociale o consulente legale e da un mediatore culturale.
Domanda: La cronaca ci ha troppe volte parlato di pesanti violazioni dei diritti umani all’interno di queste strutture. Dalla Sicilia al Piemonte si sono verificati fatti molto gravi che in alcuni casi sono finiti sotto inchiesta. Che cosa ha riscontrato un lavoro sistematico come quello condotto da MSF rispetto alla quotidianità di questi luoghi? Risposta: Partirei dagli aspetti che riguardano vitto e alloggio: abbiamo riscontrato generalmente una situazione abbastanza positiva, sebbene due visite per ogni struttura non consentano di lavorare per un lungo periodo nei centri, si tratta quindi di un giudizio figlio di questa esperienza. Eccettuati i centri di Trapani, Torino, Lamezia e Lampedusa, non abbiamo riscontrato enormi problemi rispetto a vitto alloggio. D: Cosa avete osservato in merito alle violazioni della procedura d’asilo? R: Facciamo un esempio molto chiaro che riguarda circa 80 pachistani che nel giugno del 2003 arrivano a Lampedusa, vengono portati nel centro di identificazione di Bari Palese dove sostengono l’audizione con la Commissione Centrale – e qui incontriamo la prima violazione in quanto l’audizione avviene di fronte alle autorità diplomatiche pachistane. In conseguenza di questo vengono divisi in due gruppi e portati rispettivamente al cpt di Ponte Galeria di Roma e di Via Corelli a Milano. MSF è presente a Ponte Galeria quel giorno con il proprio dipartimento legale per avere la delega alla difesa di queste persone. Scopriamo che il trattenimento all’interno di Ponte Galeria per queste persone è sprovvisto di una notifica del diniego dello status di rifugiato e del decreto di espulsione, di una convalida del fermo. Il risultato di tutto questo è che i 80 pachistani vengono rimpatriati e per setta affermazione dell’ente gestore la croce rossa non è in possesso di nessun documento identificativo ma solo una lista di nomi a cui non sa a chi corrisponde.
L’unico pachistano tra gli 80 che riesce a rimanere in Italia per motivi di salute gli verrà poi riconosciuto lo status di rifugiato. D: Parliamo della gestione dei cpt. L’esempio dell’operato della Croce Rossa ha portato già all’apertura di ben due inchieste per pestaggi e abusi. R: Riferendoci all’ultimo episodio del cpt di Bologna non abbiamo riscontrato l’uso deliberato di psicofarmaci come si evince dagli ultimi episodi, l’abbiamo invece riscontrato in altri centri come Trapani e Lamezia Terme. Se il sistema dei cpt ha una finalità di identificazione del soggetto irregolare ai fini del rimpatrio, quello che abbiamo in realtà riscontrato è un elevatissimo numero di ex detenuti e permanenze multiple del singolo detenuto. In altre parole, l’elevato numero di ex detenuti è un’aperta violazione della Bossi Fini che prevede l’espulsione come pena sostitutiva alla detenzione al carcere, per pene fino a due anni o residue fino a due anni. Quindi la persona può essere espulsa come sostituzione alla detenzione ma l’art. 15 comma 6 della BF dice chiaramente che lo stato di detenzione della persona permane fino al momento del rimpatrio. Non si può tradurre un cittadino straniero da un carcere a un cpt solo per l’identificazione e il conseguente rimpatrio. Deve aspettare all’interno della struttura carceraria.
Lo stesso fatto di presenze reiterate all’interno del centro, come più volte abbiamo verificato - a Ponte Galeria abbiamo incontrato persone che hanno fatto sette, otto, nove trattenimenti all’interno di un cpt- ci fanno concludere in maniera legittima che c’è una modifica del filo iniziale della legge sul trattenimento, in senso assolutamente punitivo. In buona sostanza i cpt sono diventati un’estensione del carcere giudiziario. D: Veniamo a quelli che vengono definiti “centri ibridi”. Quali sono le caratteristiche di queste strutture? R: Ci riferiamo sostanzialmente ai centri di Bari Palese, Borgo Mezzanone (Fo), Don Tonino Bello di Otranto, Crotone e Lampedusa - che burocraticamente è definito centro di detenzione. Anche qui riscontriamo molte modalità simili ai veri cpt. Esistono limiti strutturali, a Borgo Mezzanone c’è un uso massiccio di roulotte, semplicemente appoggiate sulla pista di ex aeroporti. Esiste una forte chiusura ad enti esterni che possano entrare per assistenza. Le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato non sono omogenee, l’orientamento legale è delegato agli operatori locali della questura e anche l’assistenza sanitaria ha gli stessi limiti dei cpt.
C’è quindi una totale assenza di tutte le strutture pubbliche di assistenza sanitaria, come Asl, Sert e Dipartimenti di Salute Mentale. In sostanza tutti i centri (ibridi e non) sono diventati delle isole, staccate una dall’altra e dal centro cioè il Ministero dell’Interno. Non si può parlare di un sistema di detenzione amministrativa ma di un agglomerato di strutture simili ma assolutamente disomogenee nel funzionamento. |
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