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Traduzione italiana "Un’agenda europea sulla migrazione"

Grazie al lavoro volontario del gruppo dei traduttori di Meltingpot, in allegato si può leggere per la prima volta la versione italiana dell’Agenda europea sulla migrazione che verrà discussa nel prossimo consiglio europeo del 25-26 giugno 2015

26 maggio 2015

Comunicazione dalla Commissione al parlamento Europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni

Un’agenda europea sulla migrazione

I. Introduzione
Nel corso della storia gli individui sono migrati da un posto all’altro. Cercando di raggiungere le spiagge europee per differenti ragioni e attraverso differenti canali. Cercano delle strade legali ma rischiano anche le loro vite per scappare dall’oppressione politica, dalla guerra e dalla povertà, così come per cercare di raggiungere i propri familiari, per trovare possibilità economiche, di conoscenza e di formazione. Ogni singola esperienza di migrazione racconta una storia particolare. Narrazioni distorte e stereotipate tendono spesso a concentrarsi solo su certi tipi di flussi migratori, trascurando l’intrinseca complessità di questo fenomeno che influenza la società in molti modi diversi e richiede una grande varietà di risposte. Quest’agenda riunisce i differenti passi che l’Unione Europea dovrebbe intraprendere ora e negli anni a seguire, per costruire un approccio coerente e completo per raccogliere i benefici e fronteggiare le sfide che derivano dalla migrazione.
L’imperativo immediato riguarda il dovere di proteggere coloro che sono in difficoltà. Le traversie di migliaia di migranti che mettono a repentaglio la loro vita per varcare il Mediterraneo hanno scosso tutti noi. Come prima e immediata risposta la Commissione propone un piano in dieci punti per un’azione immediata. Il parlamento europeo e il Consiglio europeo hanno dato il loro sostegno a questo piano e gli Stati membri si sono impegnati a prendere misure concrete, in particolare con lo scopo di evitare ulteriori perdite di vite umane.
La risposta è stata immediata ma insufficiente. Questa non può essere soluzione adottata una tantum. Misure d’emergenza sono state necessarie perché la politica collettiva europea non si è dimostrata sufficiente. Mentre molti europei hanno risposto alle necessità dei migranti, la realtà è che in Europa ci sono seri dubbi sull’adeguatezza della nostra politica in tema di migrazione rispetto alla pressione esercitata da migliaia di migranti, rispetto alla necessità di integrare i migranti nella nostra società o rispetto alle richieste di un’Europa in declino demografico.
Per provare a bloccare la miseria umana prodotta da coloro che sfruttano i migranti dobbiamo usare il ruolo globale dell’Unione Europea e i tanti strumenti a sua disposizione per far fronte alle cause della migrazione. Alcune di queste sono ben radicate e bisogna affrontarle. La globalizzazione e la rivoluzione delle comunicazioni hanno creato delle opportunità e alzato le aspettative. Altre sono le conseguenze delle guerre e delle crisi, dall’Ucraina al Medio Oriente, all’Asia e al nord Africa. L’impatto della povertà globale e del conflitto non termina alle frontiere nazionali.
L’Europa dovrebbe continuare a essere un rifugio sicuro per coloro che scappano dalle persecuzioni, così come una destinazione attraente per il talento e la voglia di fare di studenti, ricercatori e lavoratori. Mantenere i nostri impegni internazionali e i nostri valori, mentre si cerca di rendere sicuri i nostri confini, creando allo stesso tempo le giuste condizioni per la prosperità economica e la coesione sociale dell’Europa, è un equilibrio difficile che richiede un’azione coordinata a livello europeo.
Ciò implica un insieme di misure base e una politica comune coerente e chiara. Abbiamo bisogno di ripristinare la fiducia nelle nostre abilità di mettere insieme gli europei e gli sforzi nazionali per far fronte alla migrazione, per rispettare i nostri obblighi internazionali ed etici e per lavorare insieme in un modo efficace, in armonia con i principi di solidarietà e di responsabilità condivisa. Nessuno Stato membro può far fronte da solo al tema della migrazione. È chiaro che abbiamo bisogno di un approccio nuovo e più europeo. Ciò implica usare tutti gli strumenti e le politiche a nostra disposizione, combinando provvedimenti interni ed esterni per ottenere il miglior effetto possibile. Tutti gli attori: gli Stati membri, le istituzioni dell’Unione europea, le Organizzazioni internazionali, la società civile, le autorità locali e i Paesi terzi devono lavorare insieme per rendere una politica migratoria comune una realtà.

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