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La difficile situazione ai confini europei

Lungo le frontiere balcaniche nascono nuovi muri militarizzati e continua il blocco dei flussi

22 ottobre 2015

di Marko Urukalo

Sale la tensione lungo i confini balcanici dove la spinta dei profughi non cessa nemmeno con l’arrivo della stagione fredda. Ieri mattina nel campo di Brezice in Slovenia, allestito dalle autorità per ospitare temporaneamente le persone che arrivano dalla Croazia, i migranti hanno dato fuoco alle tende, una dopo l’altra gridando “Open! Open!”.

All’inizio sembrava che gli incendi fossero scoppiati nel tentativo di riscaldarsi ma dopo che tutte le strutture del campo hanno preso fuoco, è stato chiaro che si trattava di un vero e proprio segno di protesta. Infatti i rifugiati, che in migliaia attraversano il confine tra Croazia e Slovenia stanno chiedendo di poter continuare il loro viaggio verso l’Austria mentre la polizia slovena li trattiene nel campo in un’attesa che sembra infinita.

Ieri pomeriggio invece, a Sentilj sul confine sloveno nord-orientale è stato sfondato il cordone di polizia che impediva il passaggio in Austria. Un fiume umano di fronte al quale le forze dell’ordine sono state costrette ad alzare le mani e a farlo proseguire oltre. Anche oggi intorno a mezzogiorno migliaia di persone si sono incamminate dai centri di accoglienza sloveni verso Graz, in Austria. In pochi minuti si è formata una colonna di 5 mila persone tra cui giovani, vecchi, bambini, intere famiglie che dopo settimane di viaggio non potevano più aspettare per raggiungere la loro destinazione.

Foto: Miro Majcen - Just kids ... confine sloveno-croato

Camminano lungo una superstrada per ricongiungersi al gruppo arrivato ieri che ora si trova in un campo profughi. La polizia austriaca si limita ad osservare pregando le persone di tornare indietro ed aspettare gli autobus ma nessuno ormai presta loro ascolto. Inoltre anche al confine tra Croazia e Slovenia un gruppo di afghani ha sfondato la recinzione tra i due paesi.

E’ alta tensione anche sul fronte serbo-croato, a Bapska. Anche in questo caso ogni tentativo della polizia di impedire il transito dei migranti è fallito. Dopo una notte all’aperto cercando di scaldarsi con qualsiasi cosa capitasse sotto mano, anche coperte e giocattoli, più di mille persone hanno deciso di aggirare la polizia croata e di entrare nel paese attraverso campi e frutteti. Per tutta la mattinata la gente ha continuato a passare a piedi nonostante le autorità provassero a convincerli che un po’ alla volta sarebbero stati portati via con gli autobus al campo di Opatovac.

Nonostante le rassicurazioni, le migliaia di migranti non si fidano più di nessuno e dopo l’odissea vissuta nelle settimane e nei mesi precedenti hanno perso la pazienza. Un ragazzo afghano, intervistato da un giornale croato chiede perché vengono tutti trattenuti alla frontiera quando la loro intenzione non è di restare né in Serbia né in Croazia ma di proseguire verso la Germania e il Nord Europa.

Nei giorni precedenti la Slovenia aveva deciso di aprire il varco con la Croazia solo per 1500 persone al giorno. Di conseguenza, il premier croato Milanovic ha dato l’ordine di limitare il passaggio di migranti dalla Serbia. Questo fatto unito al freddo e alla pioggia ha fatto perdere la pazienza alle migliaia di profughi assiepati alla frontiera.

Il governo croato nonostante avesse sempre dichiarato la sua contrarietà alle barriere e all’uso della violenza, avrebbe in serbo il cosiddetto piano D; ovvero costruire un muro di recinzione con la Serbia sul modello dei paesi vicini. Si tratta di un piano che andrebbe in porto solo se Slovenia e Austria decidessero di ridurre l’accesso di rifugiati. Sembra però che la direzione intrapresa dagli sloveni sia proprio questa.

Inoltre il parlamento di Lubiana ha autorizzato l’utilizzo dell’esercito per arginare l’ondata in arrivo dalla Croazia. Nel caso della chiusura del confine serbo-croato è probabile poi che il flusso si sposti in Romania e da lì verso l’Ungheria e l’Austria.

Foto: Miro Majcen