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Appello per un Veneto che Accoglie

Sabato 7 novembre a Padova una giornata per tessere una rete delle città accoglienti

2 novembre 2015

Padova Accoglie organizza e collabora ad una giornata di discussione, elaborazione e condivisione dello stato dell’arte su migrazione, accoglienza, integrazione, economia.
Gli organizzatori della giornata prevedono due momenti specifici: la mattina, in collaborazione con il Centro Interdipartimentale Di Ricerca per gli studi interculturali e della migrazione, un incontro di approfondimento che si terrà in Università su "Le migrazioni oggi. Soggetti e scenari";
il pomeriggio un’assemblea per il "Veneto che Accoglie" presso la Sala Anziani del Comune di Padova con inizio alle ore 14.30, alla quale sono invitate tutte quelle realtà sociali che condividono i punti dell’appello.
Per Padova Accoglie in questo momento storico è necessario alzare il livello del dibattito pubblico su questi temi, provando finalmente a guardare verso nuovi orizzonti che sappiano prefigurare, sperimentare e vincere con coraggio la sfida che si gioca da oggi per le generazioni future per una nuova Europa che sappia fare tesoro dell’arrivo dei nuovi europei, imponendo nell’immediato con tutte le forme possibili la legalizzazione della loro presenza oltre ogni confine.

Le immagini delle migliaia di persone che cercano di scavalcare i confini d’Europa ci hanno riempito gli occhi negli ultimi mesi, mentre le cronache politiche riportano di incontri istituzionali e vertici tra Stati dove si formalizza il pugno di ferro, l’elevazione di ulteriori barriere fisiche e normative per sbarrare il passo ai flussi di persone che vogliono entrare in Europa. Le frontiere esterne dell’Unione vengono fortificate, quelle "interne", tra Stati membri, ripristinate e chiuse.
Contemporaneamente, tutte le realtà che fanno della xenofobia e del razzismo la loro bandiera hanno provato a strumentalizzare le paure di un tessuto sociale già messo a dura prova da lunghi anni di crisi economica. Per di più, il dibattito pubblico è catalizzato dall’assurda distinzione dei migranti in "economici" o "di guerra o calamità" o dalle inchieste sui profittatori di mestiere, che vedono nelle iniziative di accoglienza il business più grosso del secolo.

La più grande risposta, in questi mesi, è venuta dalla società civile stessa, proprio nel segno dell’apertura e dell’accoglienza: in parecchi territori sono nate iniziative di supporto ed affiancamento alle realtà che organizzano e gestiscono direttamente la prima accoglienza. In maniera più o meno visibile il Veneto si sta dimostrando aperto e generoso, mostrando le vere e profonde radici di questa terra fatta da donne e uomini che non restano insensibili di fronte alla sofferenza di chi cerca semplicemente di costruire la propria vita.

L’arrivo massiccio di persone di questi mesi non è che l’inizio di un fenomeno che segnerà i prossimi anni, e certamente non può essere affrontato solo grazie alla generosità della gente. Se le Istituzioni per prime usano termini come "crisi" o "emergenza" è perchè mancano totalmente di una visione globale ed a lungo termine circa i fenomeni migratori. D’altro canto, l’approccio assistenziale alla base degli attuali programmi di "prima accoglienza per richiedenti asilo" sta mostrando la corda, perchè non affronta che le necessità urgenti della persona. Questi programmi terminano al momento della presentazione dell’istanza di Asilo Politico secondo la Convenzione di Ginevra, ma nel 66% dei casi tale domanda viene rigettata, precludendo a decine di migliaia di sfollati il pieno godimento dei diritti umani. Questa selezione viene effettuata da Commissioni Commissioni Territoriali i cui membri lavorano singolarmente: di fatto, ai migranti non resta che sperare di essere auduti da una persona di buon cuore. Il fatto che per svolgere questi incarichi non sia richiesta alcuna competenza specifica (antropologica, geopolitica, sociologica, medico-psicologica) ci lascia sbalorditi.

Noi al contrario siamo convinti che "accoglienza" significhi occuparsi di una persona partendo dalle necessità primarie ed urgenti senza mai abbandonarla fino al raggiungimento della completa autonomia: linguistica, relazionale, lavorativa. Inoltre, crediamo che chi ogni giorno lavora come operatore, volontario, o a vario titolo si spende in loro supporto, veda nei nuovi Europei che bussano alle nostre porte una incredibile forza sociale che può aiutare nell’affrontare i giorni ancora lunghi della crisi che non accenna a scemare.

Per questo, a partire dall’esperienza del nostro percorso a Padova, sentiamo la necessità di approfondire il discorso sulle problematiche migratorie, contestualizzandole negli scenari sociali, giuridici e macroeconomici e delineando il concetto di accoglienza come percorso in termini di dignità ed opportunità per la persona, ma soprattutto gettando le basi, ora più che mai, di un operato comune tra noi che da sempre viviamo nei territori e la moltitudine di donne e uomini che sono in arrivo. Crediamo che assieme a loro sia possibile trovare le forze e le energie per sperimentare un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico.
Vogliamo confrontarci per fare chiarezza prima di tutto, e distinguere le pratiche dell’accoglienza degna dallo sfruttamento di un business, e tracciare un piano di lavoro comune nei territori attorno ad alcuni nodi:

1. come superare la prima accoglienza come unico intervento strutturato, lavorando per l’inclusione a lungo termine che termini solo con la completa autonomizzazione del soggetto: apprendimento linguistico, inserimento nel contesto territoriale, reti di relazioni sociali;

2. come far sì che tutti i migranti godano dei diritti di cittadinanza, e valutare il lavoro delle commissioni territoriali. I percorsi di inclusione debbono rispettare e sostenere il diritto di scelta di ciascuno rispetto alla destinazione finale del proprio viaggio: ciascuno deve poter decidere se restare o no nel Paese di arrivo;

3. come usare proficuamente i bandi SPRAR per 10.000 posti appena emessi, impiegando le risorse a beneficio di migranti e territori in chiave di lungo periodo;

4. come gestire il grandissimo numero di sans papier che si sta generando a causa dei dinieghi, immaginando modalità di sostegno attivo dal punto di vista materiale, impostando una linea giuridica di gestione dei ricorsi e discutendo di una campagna per una sanatoria immediata.

5.
come impostare una concreta sperimentazione su larga scala volta alla creazione di nuove opportunità di sviluppo economico ed occupazionale a partire dall’agricoltura biologica, dalle energie alternative, dal ricilco, dal dissesto idrogeologico e dal recupero rurale ed edilizio

6.
come determinare in futuro importanti passaggi anche istituzionali di visione analisi e studio dei percorsi e fenomeni migratori

Per ragionare assieme e tessere una rete regionale di confronto e collaborazione duratura e fattiva Vi invitiamo ad una Assemblea Regionale per il Veneto che Accoglie, che si terrà in Padova sabato 7 novembre presso la Sala Anziani del Comune di Padova con inizio alle ore 14.30.