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CIR - A Buon Diritto: chiusura centro Baobab non risolve il problema dei transitanti a Roma

5 dicembre 2015

3 dicembre 2015 - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati - CIR e l’Associazione a Buon Diritto sono preoccupati per le conseguenze che l’annunciata chiusura del Centro Baobab può provocare. Vogliamo anche esprimere tutto il nostro apprezzamento per l’importantissimo e prezioso lavoro che in questi mesi hanno portato avanti, in maniera instancabile, i volontari del Centro Baobab, dando risposte in termini di accoglienza materiale a migliaia di persone, grazie a un incredibile movimento di partecipazione popolare. Siamo convinti che questa sia un’esperienza che deve essere fortemente valorizzata e non dispersa.

“Non è la legittimità della scelta del Comune di Roma che discutiamo. Quello che in questo momento ci preoccupa è come attraverso quale struttura si potrà riempere il vuoto lasciato dal Centro Baobab e dai suoi volontari. Anche se il Comune di Roma ha cercato in questi giorni a trovare delle soluzioni individuali alle persone accolte al Baobab, ci domandiamo cosa succederà a quanti arriveranno da venerdì in poi ” dichiara Fiorella Rathaus direttrice del CIR.

Dobbiamo ricordare che il Centro Baobab nasce, nella sua funzione attuale, dopo lo sgombero dell’accampamento di Ponte mammolo e per molti mesi ha accolto e dato assistenza a migliaia di rifugiati in transito. Persone che, di passaggio, si sono fermate per pochi giorni nella struttura per cercare di raggiungere il Nord Europa.

Temiamo che le soluzioni identificate dal Comune di Roma, da subito il centro di Via del Frantoio e da gennaio l’annunciato, ma ad oggi assolutamente infruibile, Centro Ferrhotel a Tiburtina, non corrispondano alle esigenze di questa particolare categoria di rifugiati. “Nei mesi in cui abbiamo realizzato l’attività di sportello legale abbiamo incontrato moltissime persone, ma nessuna si è voluta mai spostare nel tendone della Croce Rossa. Senza un riconoscimento reale da parte dei rifugiati si rischia che questi centri rimangano vuoti” dichiara Valentina Brinis di A buon diritto.

Crediamo che il problema dei transitanti vada ben al di là del Centro Baobab, ma rappresenti l’evidenza del fallimento del Regolamento Dublino e delle difficoltà che purtroppo anche la misura del ricollocamento sta incontrando. Molta è la resistenza dei rifugiati eritrei (i principali destinatari in Italia) di aderire a un programma che non da alcuna chiarezza preventiva rispetto a quale sarà il Paese di accoglienza. “Siamo fermamente convinti che per superare l’attuale crisi del sistema d’asilo europeo debbano essere assicurati dei punti fermi: l’identificazione di tutti quelli che entrano in Europa, la garanzia dell’accesso alla procedura d’asilo per tutti coloro che manifesteranno la volontà di essere protetti, ma anche la possibilità di prendere in considerazione il principio di autodeterminazione che guida i richiedenti asilo e rifugiati. Per questo motivo chiediamo che nel processo di ricollocamento venga dato un maggiore peso ai legami individuali che i richiedenti asilo hanno con un determinato Paese e, soprattutto, che venga finalmente introdotto lo status di rifugiato europeo. Se le persone potessero liberamente muoversi per l’Europa, una volta riconosciuto il loro diritto alla protezione internazionale, non avremmo bisogno di nessun centro Baobab” conclude Rathaus.