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Sistema SPRAR: buoni propositi sulla carta ma i risultati sono diversi da quelli attesi

Considerazioni a margine dell’incontro organizzato dall’ANCI presso il comune di Ancona

16 dicembre 2015

Sono sempre più numerosi gli esseri umani che cercano di raggiungere l’Europa e realizzare la speranza di una vita libera da soprusi e violenze. Costretti a viaggiare in situazioni di estremo disagio si calcola che nel 2014 19,5 milioni di persone abbiano deciso di lasciarsi alle spalle la loro vita precedente, solo una piccola parte di loro ha deciso di prendere la strada verso l’Europa.
Finora nel 2015 in tutta l’area mediterranea sono sbarcati 411.567 migranti. In Italia sono arrivati 121.500 migranti provenienti soprattutto dal corno d’africa, dalla Siria e dalla Nigeria. Il massiccio arrivo di rifugiati ha generato un conseguente incremento delle domande di protezione internazionale nel nostro paese, rendendo l’Italia il terzo paese con la più alta richiesta di protezione internazionale, dopo Germania e Svezia.

Nell’ultimo anno il numero delle domande presentate è triplicato, passando da 26.620 nel 2013 a 64.625 nel 2014, mentre nei primi cinque mesi del 2015 risultano presentate 25mila richieste di protezione internazionale.

Gli arrivi di massa e l’aumento delle domande di protezione internazionale evidenziano la necessità di una governance in grado di rispondere in maniera rapida ai bisogni di chi è costretto a lasciare il proprio paese. Volendo per ora escludere i problemi legati alla mancanza di una politica internazionale comune, è possibile sottolineare come, a livello nazionale, il Ministero dell’interno ha messo in atto delle politiche che hanno l’obbiettivo di gestire tutte le fasi dell’accoglienza attraverso la creazione di un sistema multilivello.

La crescita esponenziale dei migranti che richiedono la protezione internazionale ha causato l’allungamento delle tempistiche di esame delle istanze da parte delle singole Commissioni territoriali che a sua volta ha generato un aumento dei tempi di permanenza all’interno delle strutture di accoglienza che quest’anno ospitano complessivamente 81.500 migranti di cui il 62% nei CAS, il 12% nei CARA/ CDA/ CPSA e il restante 26% negli SPRAR.

Il Bando SPRAR 2016/2017 pubblicato nell’agosto 2015, evidenzia la volontà da parte del Ministero dell’Interno di creare una governance multilivello capace di implementare i piani di gestione e di inclusione dei migranti. Il sistema SPRAR viene infatti definito nel bando come “il perno del sistema di accoglienza di secondo livello” quella finalizzata ad assicurare un inserimento sociale ed economico dei beneficiari. Il sistema SPRAR prevede infatti la creazione di servizi rivolti ai beneficiari, per agevolare il loro inserimento sociale e lavorativo ed assicurargli la sussistenza.

L’aumento di 10.000 posti rispetto al precedente bando SPRAR dimostra la volontà ministeriale di aumentare il numero dei beneficiari e quindi di estendere la rete degli enti che fanno parte del sistema SPRAR. La regione Marche ha seguito le linee guida ministeriali preoccupandosi di mettere in campo delle politiche di accoglienza organiche e strutturate. Per raggiungere gli obbiettivi fissati dal bando ha sottoscritto il “Protocollo d’intesa per la realizzazione di interventi di accoglienza e integrazione atti a far fronte al flusso straordinario di cittadini stranieri provenienti dai paesi terzi” con la prefettura, l’Anci Marche e l’ANCI nazionale.

Per illustrare le linee guida e chiarire alcuni punti di questo accordo l’ANCI ha organizzato, presso il comune di Ancona, un incontro per sensibilizzare gli enti che non fanno ancora parte della rete SPRAR. Nel corso dell’incontro sono stati discussi dei dati significativi sul sistema SPRAR nazionale e locale. Innanzitutto è emerso che finora 803 enti fanno parte della rete SPRAR, di questi 376 sono enti titolari del progetto e 427 sono enti locali partner. L’incontro ha voluto porre l’accento sulla necessità di uno sviluppo dei rapporti di collaborazione tra le amministrazioni pubbliche locali, al fine di condividere le scelte sulla gestioni dell’accoglienza, evidenziano le best pratices ed eventuali criticità degli interventi implementati a livello locale. Inoltre è emerso come i tavoli di coordinamento delle Prefetture, che rappresento il luogo di principe della cooperazione inter istituzionale in questo ambito, vengano convocati ogni volta che risulti necessario discutere delle tematiche legate all’accoglienza
Durante l’incontro sì è posto l’accento sul problema legato alla gestione dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Dei 21.449 posti assegnati nei primi cinque mesi del 2015, 941 sono stati riservati ai MSNA. Una sostanziale novità per il triennio 2014/2016 è rappresentata dai finanziamenti stanziati dal Fnpsa per incrementare i posti dedicati ai minori stranieri non accompagnati, quelli che richiedono la protezione internazionale sia quelli che non ne fanno richiesta.

Nonostante I buoni propositi emersi dall’analisi dei documenti e negli interventi all’incontro di Ancona bisogna sottolineare che i dinieghi della domanda di protezione da parte delle commissioni territoriali sono aumentati rispetto al 2014 e solo nei primi cinque mesi di quest’anno i rifiutati sono il 47% in più. Da questo dato emerge una sostanziale verità: il numero di chi fa richiesta di protezione in Italia continua ad aumentare, ma sono pochissimi quelli che si vedono riconosciuta una qualche forma di protezione internazionale, un diritto proclamato come universale ma in realtà spesso calpestato.

Anche l’Asgi, l’associazione studi giuridici per l’immigrazione parla di criteri di valutazione sulle domande di asilo spesso inadeguati, così come i colloqui dove scarsa è l’attenzione alle vicende dei singoli. A destare preoccupazione, in particolare, sono le nuove commissioni territoriali istituite dal ministero, dove non sempre il personale è formato adeguatamente sulla normativa vigente.

In alcune regioni come le Marche la situazione è ormai quasi paradossale: i rigetti sono quasi totali e per di più oltre al diniego c’è ormai anche il rigetto del 98% dei ricorsi. La situazione è pressoché drammatica. Uno dei problemi sono le valutazioni assolutamente non adeguate ai principi di diritto e di legge che dovrebbero invece governare lo scrutinio. Si ricorre invece a criteri variabili, e spesso arbitrari. Ad essere contestata è spesso la credibilità dei richiedenti asilo, ormai le valutazione si fanno solo sulle nazionalità e non si considerano le storie delle persone ma anche nei paesi che non sono in guerra le persone possono essere vittime di torture o sottoposte a un regime carcerario duro.
I “diniegati” sono destinati a vivere come clandestini ai margini delle nostre città, emarginati ed esclusi dal godimento di diritti inalienabili.

MIchela Bonifazi
Ambasciata dei Diritti Ancona