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Una testimonianza dall’isola di Lesbo

Pilar Feo, volontario a Lesbo. Foto di Álvaro Herraiz

23 gennaio 2016

Testo tratto dalla pagina Facebook di Bienvenidos Refugiados - España.

20 gennaio 2016

“Oggi all’isola di Lesbo piove a dirotto, fa freddissimo e cade nevischio. Purtroppo dobbiamo segnalare con dolore la morte di una bambina e una donna al nord dell’isola greca, per ipotermia, dopo aver passato 3 giorni in Turchia e aver fatto la traversata.
Sono arrivate quattro barche di fila. Mentre si avvicinavano le prime due, ancora non faceva molto freddo.

Le altre 2 le abbiamo avvistate da Akatia, nella parte sud di Lesbo. Venivano insieme, accompagnate da una barca di FRONTEX che non lascia prestare soccorso né avvicinarsi a nessuno, semplicemente li “scortano” fino alle spiagge.
Una volta a terra, i volontari corrono verso i rifugiati, un signore di oltre 70 anni piangeva in preda al panico.

C’erano in media 15 bambini in ogni barca. Momenti di panico, molti piangevano…
È stato allestito un tendone di fortuna che alcuni volontari avevano in macchina. Le stesse auto dei volontari sono state utilizzate, con i riscaldamenti accesi, per far cambiare loro i vestiti. Hanno cercato di fare l’IMPOSSIBILE in attesa dei pullman dell’UNHCR.

Le condizioni in cui partono sono INUMANE, le mafie non aspettano certo il bel tempo, a loro non importa il freddo né la pioggia. Mandano in mare queste persone facendo sì che attraversino l’Europa in condizioni molto PERICOLOSE.
Oggi è stato un giorno molto triste a Lesbo.
Le barche non smettono di arrivare…”