logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Accogliere i rifugiati in Europa: una necessità morale e politica

Un appello di moltissimi intellettuali europei chiede all’Europa di accogliere i rifugiati bloccati in Grecia

16 marzo 2016

E’ possibile leggere l’appello originale e sottofirmarlo su transform!

Noi, cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea, dell’area Schengen, dei Balcani, del Mediterraneo e del Medio Oriente, così come cittadini di altri paesi del mondo che condividono le nostre preoccupazioni, lanciamo un appello.

Ai capi dei nostri governi e ai nostri rappresentanti nei parlamenti nazionali e nel Parlamento europeo così come nella Corte europea dei diritti dell’uomo e nell’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati diciamo che:

I rifugiati del Medio Oriente devono essere salvati e accolti!

Ormai da anni i migranti provenienti dalla costa meridionale del Mediterraneo che stanno fuggendo da povertà, guerra e repressione affogano in mare o vengono sbattuti contro il filo spinato. Anche quando riescono ad attraversare il mare dopo aver subito delle estorsioni per mano dei trafficanti vengono espulsi, incarcerati o costretti alla clandestinità dagli stessi Stati che li definiscono dei “pericoli” e dei “nemici”. Nonostante ciò essi stanno coraggiosamente persistendo e cercando ancora di aiutarsi reciprocamente per salvare le loro vite e creare una speranza di un futuro.

Dato che le guerre nel Medio Oriente e in particolare in Siria hanno assunto la proporzione di uccisioni di massa di cui non si vede la fine la scala del problema è cambiata. Presi in ostaggio dalle parti in guerra, bombardati, affamati e terrorizzati interi gruppi di popolazione sono stati buttai in un esodo rischioso che, al prezzo di migliaia di altri morti, spinge uomini, donne e bambini verso i paesi vicini e verso le porte dell’Europa.

Questa è una catastrofe umanitaria di dimensioni storiche. Ci mette di fronte a una responsabilità per cui non c’è una via d’uscita.

L’incapacità dei governi di tutti i nostri Paesi di porre fine alle cause di quest’esodo (se non stanno al contrario cercando di esacerbarle) non li esonera dall’obbligo di salvare e accogliere i rifugiati rispettando i loro diritti fondamentali che, con il diritto di asilo, sono inclusi nelle dichiarazioni fondanti e dalle convenzioni del diritto internazionale.

Comunque, con poche eccezioni, - l’iniziativa esemplare della Germania, un’iniziativa che non è ancora stata sospesa, e con il gigantesco sforzo della Grecia di salvare, accogliere e scortare migliaia di sopravvissuti che arrivano giornalmente sulle sue coste nonostante la sua economia sia stata immersa in devastanti misure di austerità; bisognerebbe anche aggiungere la volontà del Portogallo di aiutare la Grecia accogliendo una parte dei rifugiati – i governi europei hanno rifiutato di fronteggiare la situazione complessiva, di spiegarla alle loro popolazioni e di organizzare solidarietà e andare oltre gli egoismi.

Al contrario da est a ovest e da nord a sud hanno rifiutato il piano minimo per la distribuzione dei rifugiati predisposto dalla Commissione Europea o sono impegnati nel suo sabotaggio. Peggio, si stanno impegnando in misure repressive, nella stigmatizzazione e nella brutalizzazione dei rifugiati e dei migranti in generale. La situazione della “giungla” di Calais, seguita ora dal suo violento smantellamento, con sprezzo per lo spirito e la lettera di una decisione del tribunale, è una scandalosa, ma non unica, illustrazione di ciò.
Al contrario sono i cittadini europei e di altre parti del mondo – pescatori e abitanti di Lampedusa e Lesbo, attivisti di reti di sostegno ai migranti, centri d’accoglienza laici e religiosi, sostenuti da artisti e da intellettuali- ad aver salvato il nostro onore e ad aver indicato la strada per una soluzione.
Essi stanno andando avanti comunque a fronte di mezzi insufficienti e a volte con l’ostilità delle autorità pubbliche e devono fare i conti, come i rifugiati e i migranti stessi, con un fronte xenofobo europeo che sta crescendo rapidamente e che include organizzazioni violente e apertamente razziste o neo-fasciste fino a leader politici “rispettabili” e governi sempre più caratterizzati dall’autoritarismo, dal nazionalismo e dalla demagogia. Due idee d’Europa completamente incompatibili si stanno fronteggiando e d’ora in poi dobbiamo scegliere fra di loro.

La tendenza xenofoba, che è mortale per le vittime della violenza e rovinosa per il futuro del continente europeo come spazio di libertà, deve essere rovesciata immediatamente.

Con sessanta milioni di rifugiati nel mondo la Giordania e il Libano ne ricevono un milione (cioè rispettivamente il 20 e il 12 per cento della loro popolazione) e la Turchia ne riceve due milioni (il 3 per cento).
Il milione di rifugiati arrivato in Europa nel 2015 (una delle regioni più ricche del mondo nonostante la crisi) rappresenta solo lo 0,2 per cento della sua popolazione! Non solo i paesi europei, presi nel loro insieme, avrebbero i mezzi per accogliere i rifugiati a trattarli con dignità ma dovrebbero anche farlo per poter continuare a pretendere di avere i diritti umani come fondamento delle loro politiche. È anche nel loro interesse ricreare le condizioni di pace e di sicurezza collettiva insieme a tutti i paesi dell’area del Mediterraneo che hanno condiviso la stessa storia e la stessa eredità culturale per migliaia di anni.
Questo è ciò che deve essere fatto per togliere dal nostro orizzonte, una volta per tutte, lo spettro di una nuova epoca di discriminazione istituzionale organizzata e dell’eliminazione di essere umani “indesiderabili”.

Nessuno può dire quando e in che proporzione i rifugiati “torneranno a casa” e nessuno dovrebbe sottostimare la difficoltà dei problemi da risolvere, della resistenza che questa situazione genera e dei pericoli che porta con sé. Ma nessuno può continuare a ignorare il volere della popolazione di ricevere i rifugiati e la volontà dei rifugiati di integrarsi. Nessuno ha il diritto di dichiarare il problema irrisolvibile per schivarlo più facilmente.

Misure di emergenza su grande scala sono immediatamente necessarie

Il compito di fornire assistenza ai rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa nella cornice dello Stato di emergenza deve essere proclamato ed eseguito dai corpi governativi dell’Unione Europea e deve essere portato avanti da tutti gli Stati membri. Deve essere sostenuto dalle Nazioni Unite e deve essere l’oggetto di una consultazione permanente con stati democratici dell’intera regione.

Forze civili e militari devono essere dislocate non per portare avanti azioni di guerriglia costiera contro i “trafficanti”, ma per portare aiuto ai migranti e mettere fine allo scandalo degli annegamenti. È in questa cornice che sarà possibilmente necessario spezzare il traffico di esseri umani e condannare la rete di soggetti che ne trae beneficio. È la proibizione dell’ingresso legale che genera pratiche mafiose, non il contrario.

Il peso sui Paesi che si trovano alla frontiera, e in particolare della Grecia, deve essere immediatamente ridotto. Il loro contributo all’interesse comune deve essere riconosciuto. Per loro l’inaccettabile isolamento deve essere convertito in solidarietà.

L’area di libera circolazione Schengen deve essere preservata ,ma il regolamento di Dublino che fa sì che sia lo Stato in cui arriva il migrante a gestire la sua richiesta d’asilo deve essere sospeso e rinegoziato. L’Unione Europea dovrebbe fare pressione sui paesi balcanici e danubiani affinché riaprano i loro confini e deve negoziare con la Turchia per convincerla a smettere di usare i rifugiati come pretesto per questioni politico-militari e come pedina di scambio.

Allo stesso tempo i mezzi di trasporto d’aria e di mare devono essere usati per trasferire tutti i rifugiati registrati verso i paesi dell’Europa del nord che sono oggettivamente in grado di riceverli invece di lasciare che si accumulino in un piccolo paese che rischia di diventare un campo di detenzione e “una discarica” di umanità.

Nel lungo periodo l’Europa, che si trova di fronte una delle grandi sfide che sta cambiando il corso della storia dei popoli, deve sviluppare un piano d’aiuto controllato democraticamente per i sopravvissuti di questo enorme massacro e per chi li sta sostenendo. Deve stabilire non solo delle quote di accoglienza, ma anche un aiuto sociale ed educativo, un alloggio adeguato e quindi un bilancio speciale e delle misure legali atte a garantire nuovi diritti che permettano alle popolazioni di inserirsi nelle società di accoglienza in un modo degno e pacifico.

Non ci sono alternative. O l’ospitalità e il diritto all’asilo o la barbarie!

Primi firmatari:
Michel AGIER (Francia)
Horst ARENZ (Germania)
Athéna ATHANASIOU (Grecia)
Chryssanthi AVLAMI (Grecia)
Walter BAIER (Austria)
Etienne BALIBAR (Francia)
Sophie BESSIS (Tunisia)
Marie BOUAZZI (Tunisia)
Hamit BOZARSLAN (Francia, Turchia)
Judith BUTLER (Stati Uniti)
Claude CALAME (Francia)
Marie-Claire CALOZ-TSCHOPP (Svizzera)
Dario CIPRUT (Svizzera)
Patrice COHEN-SEAT (Francia)
Edouard DELRUELLE (Belgio)
Matthieu DE NANTEUIL (Belgio)
Meron ESTEFANOS (Eritrea)
Wolfgang-Fritz HAUG (Germania)
Ahmet INSEL (Turchia)
Pierre KHALFA (Francia)
Nicolas KLOTZ (Francia)
Justine LACROIX (Belgio)
Amanda LATIMER (UK)
Camille LOUIS (Francia)
Giacomo MARRAMAO (Italia)
Roger MARTELLI (Francia)
Sandro MEZZADRA (Italia)
Toni NEGRI (Italia)
Maria NIKOLAKAKI (Grecia)
Josep RAMONEDA (Spagna)
Judith REVEL (Francia)
Vicky SKOUMBI (Grecia)
Barbara SPINELLI (Italia)
Bo STRÅTH (Svezia)
Etienne TASSIN (Francia)
Mirjam VAN REISEN (Paesi Bassi)
Hans VENEMA (Paesi Bassi)
Marie-Christine VERGIAT (Francia)
Frieder Otto WOLF (Germania)
Mussie ZERAI (Eritrea)

- Per firmare: http://www.transform-network.net/blog/blog-2016/news/detail/Blog/appeal.html