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Asilo Precario: un rapporto di MEDU sui CAS ragusani

I Centri di Accoglienza Straordinaria e l’esperienza di Ragusa: un sistema d’accoglienza "capovolto"

27 aprile 2016

Medici per i Diritti Umani è un’organizzazione umanitaria indipendente, fornisce dal 2006 assistenza e orientamento socio-sanitario ai rifugiati in condizioni di precarietà nell’ambito di differenti programmi. MEDU ritiene assolutamente prioritario, da un lato superare la logica di un sistema d’accoglienza “capovolto”, in cui l’emergenziale diventa ordinario, dall’altro promuovere l’ampliamento strategico del sistema SPRAR, l’unico che si è dimostrato effettivamente in grado di garantire condizioni di vita dignitose e servizi di qualità, come anche di facilitare l’integrazione con il territorio.

Roma, 27 aprile 2016 - Pur essendo strutture per definizione ‘’temporanee e straordinarie’’ i centri di accoglienza straordinaria (CAS) per richiedenti asilo sono ormai da alcuni anni l’elemento portante del sistema d’accoglienza in Italia dal momento che tre migranti su quattro vengono ospitati in questi centri. Si tratta di strutture eterogenee dislocate su tutto il territorio nazionale ed affidate in gestione ai soggetti più diversi, inclusi imprenditori privati, consorzi di vario genere e grandi ditte. E’ questa certamente la prima e più evidente anomalia: un approccio concepito per essere temporaneo che assume valenza portante di un sistema.

Il rapporto ASILO PRECARIO si basa sull’osservazione diretta e sulle informazioni raccolte da Medici per i Diritti Umani (MEDU) tra gli ospiti e gli operatori dei 16 centri di accoglienza straordinaria (CAS) per richiedenti asilo della provincia di Ragusa in 14 mesi di attività, da Ottobre 2014 a Dicembre 2015 nell’ambito del progetto "ON.TO: Stop alla tortura dei rifugiati lungo le rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso il Nord Africa”.
In questi mesi, un team di MEDU ha fornito assistenza medica e psicologica ai migranti vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti ed ha raccolto le loro testimonianze. La presenza continuativa nei centri ha permesso di verificare le condizioni di accoglienza e i servizi forniti all’interno delle varie strutture. Ciò ha permesso di individuare gravi criticità nel sistema CAS ma anche di formulare proposte e raccomandazioni per un modello di accoglienza più rispettoso delle complesse esigenze di tutti i migranti ed in particolare dei più vulnerabili. In questo senso emerge l’urgenza di potenziare progetti rivolti alle vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, che costituiscono oggi una percentuale considerevole del totale dei migranti ospiti dei centri di accoglienza sul territorio italiano.

E’ questo dunque non solo un rapporto indipendente ma anche un’osservazione da dentro; non è cioè il frutto di una o più visite presso i vari centri di accoglienza, bensì il risultato dell’esperienza di un’organizzazione umanitaria indipendente che ha operato per più di un anno al loro interno misurandosi con il funzionamento quotidiano di queste strutture. Il rapporto svolge inoltre una riflessione generale sul sistema dei centri di accoglienza straordinaria partendo dall’analisi di un contesto specifico che è quello di Ragusa, territorio in prima fila nell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Che cosa sono i CAS?

Come delineato nel Piano Nazionale del 10 luglio 2014 per fronteggiare il flusso straordinario di migranti e successivamente confermato dal D. Lgs 142 del 18 agosto 2015, l’accoglienza in Italia si svolge in tre fasi:
soccorso (massimo 72 ore), prima accoglienza e qualificazione (tempo di permanenza limitato al tempo per la formalizzazione della domanda di protezione) e seconda accoglienza e integrazione (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - SPRAR).
Questo sistema è attualmente in fase di revisione, al fine di allinearsi al nuovo approccio “hotspot” promosso dalla Commissione Europea a partire da Settembre 2015. Il nuovo sistema prevede la collaborazione delle istituzioni europee con quelle italiane per l’identificazione dei migranti e la possibilità di riallocare fino ad un massimo di 39.600 migranti dall’Italia ad altri paesi dell’Unione Europea. Le criticità riscontrate all’interno dei 4 centri hotspot attualmente attivi in Italia, su 6 previsti, non costituiscono oggetto del presente rapporto, che invece si concentra sui centri di accoglienza straordinaria (CAS) che ad ottobre 2015 accoglievano oltre il 72% dei migranti in arrivo in Italia, mentre il 21% era ospitato nella rete SPRAR ed il 7% nei centri di accoglienza governativi (CARA).
I CAS sono stati istituiti con Circolare del Ministero dell’Interno n. 104 dell’8 gennaio 2014, redatta su riunione del Tavolo Nazionale di Coordinamento, per rispondere al crescente afflusso di cittadini stranieri nel nostro Paese. I CAS nascono quindi come strutture per loro stessa definizione “provvisorie”, messe a disposizione su tutto il territorio nazionale per ospitare i richiedenti asilo a fronte dell’eccezionalità degli arrivi e della conseguente saturazione dei centri governativi e dei centri garantiti dagli enti locali nell’ambito del sistema SPRAR. Anche se la circolare n. 2204 del Ministero dell’Interno del 19 marzo 2014 richiedeva alle Prefetture di stipulare convenzioni per nuove strutture di accoglienza straordinaria con durata non oltre il 30 giugno 2014, i CAS sono ormai operativi sul territorio nazionale da circa due anni. A giugno e settembre 2014, il Ministero dell’Interno ha richiesto alle Prefetture di individuare ulteriori posti di accoglienza sotto forma di CAS. L’entrata in vigore del D.Lgs. 18 agosto 2015, n.142, concernente l’attuazione delle direttive europee 2013/33/UE e 2013/32/UE, conferma che nel caso in cui sia temporaneamente esaurita la disponibilità in strutture di prima accoglienza o SPRAR, l’accoglienza può essere disposta dal prefetto in strutture temporanee, anche se solo per il tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente in strutture di prima o seconda accoglienza. Di fatto, in tutta la penisola si sono moltiplicati imprese private, cooperative, associazioni che hanno messo a disposizione posti letto in strutture di vario tipo (ad es., alberghi, agriturismi, ospizi etc.) per una spesa media di circa 30/35 euro al giorno.

I CAS in Sicilia e a Ragusa

Al 30 gennaio 2016, la Sicilia accoglieva nelle sue strutture di accoglienza il 12% dei migranti del totale nazionale, confermandosi la regione con maggiori presenze insieme alla Lombardia (13%), seguite da Lazio (8%) e Piemonte (8%). Le stime al 30 marzo 2016 confermano che la Sicilia fornisce accoglienza a 12.000 migranti, seconda solo alla Lombardia, con oltre 14.000 presenze. Il 2 novembre 2015, in Sicilia erano presenti 105 CAS, per un totale di 5.128 richiedenti asilo ospitati. Di questi, 16 si trovavano nella provincia di Ragusa per un totale di 441 migranti ospitati (Commissione Parlamentare di Inchiesta, 2016). Tali strutture adibite a CAS sono state individuate a seguito di un bando lanciato dalla Prefettura ad agosto 2014. A dicembre 2015 è stato aperto un nuovo bando per l’erogazione dei servizi da aprile a dicembre 2016 che prevede alcune novità migliorative rispetto al precedente: la determinazione della migliore offerta sulla base della qualità e solo in un secondo momento dell’aspetto economico; e la richiesta di maggiori servizi, in termini di presa in carico dei soggetti vulnerabili, numero di ore dello psicologo e servizio di mediazione linguistica e culturale. Come a livello nazionale, anche nella provincia di Ragusa la maggior parte dei richiedenti asilo è oggi ospitata nei CAS, dove un migrante risiede in media 4 o 5 mesi prima di essere convocato per l’audizione presso la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ed attende circa due mesi l’esito della sua domanda.

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