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Idomeni (borders kill)

Fotografie di Angelo Aprile e Massimo Sormonta

6 luglio 2016

Fotografare Idomeni.

Se in questi mesi c’e un posto in Europa dove migliaia di scatti si sono riversati come una grandine digitale è Idomeni.
Un esercito di professionisti, inviati dai giornali e dalle varie televisioni europee; freelance, partiti con lo zaino e la macchina fotografica, determinati a raccogliere quell’istante che dimostrasse al mondo il dramma del popolo siriano; poi i turisti dello scatto arrivati in pullman con tanto di guida, con visita lampo al campo profughi, come se fosse un’attrazione turistica.

Centinaia di macchine fotografiche, migliaia di cellulari, hanno in questi mesi bombardato quel campo, quasi volessero portarsi via un pezzo di storia.

Per me Idomeni è stato un odore.
E se fosse possibile fotografare l’odore forse non avremmo fatto questo video.

Idomeni era qualcosa che sentivi prima di arrivarci, era nell’aria, nei vari posti di blocco, era un odore che ti entrava nei polmoni, strano, diverso, inedito, fatto di legna raccolta un po’ ovunque, plastica, vestiti e indumenti, cartoni abbandonati .I falò erano ovunque 24 ore su 24, durante il giorno e poi alla sera servivano per riscaldarsi, per farsi da mangiare, per illuminare il più grande campo profughi d’Europa.

L’odore era la sintesi di un dramma su cui l’Europa ha chiuso gli occhi e che un giorno spero un giorno sia costretta a risponderne.

Queste foto sono state realizzate portandosi dentro la testa questo odore fatto
di speranza, sogni e desideri… drammi, dolori e delusioni.

Spero un giorno d’incontrarvi finalmente liberi.

Angelo Aprile