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Monza - Risposta dei Richiedenti Asilo di via Asiago

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera

20 luglio 2016

Siamo richiedenti asilo ospiti a Monza in uno dei progetti di accoglienza gestiti su appalto con la Prefettura. Negli ultimi giorni alcuni giornalisti sono venuti a intervistare le famiglie di italiani che abitano nel nostro stesso palazzo. Poi, insieme ai giornalisti sono arrivati altri italiani, tra cui alcuni rappresentanti di un partito di destra. Sono usciti alcuni articoli sui giornali e abbiamo capito che queste persone non ci vogliono, ma non abbiamo capito perché. Visto che nessuno ha ancora chiesto il nostro parere, abbiamo pensato di scrivere una lettera per spiegare chi siamo, perché siamo qui e cosa significa vivere all’interno di un progetto di accoglienza come quello che gestisce le case di via Asiago.

Risposta dei Richiedenti Asilo di via Asiago

Negli ultimi giorni abbiamo scoperto che sono usciti degli articoli sui giornali che finalmente parlano di noi.
Dopo essere riusciti a leggere con difficoltà quello che veniva scritto ci siamo accorti che nessuno aveva chiesto il nostro parere.

Siamo più di 100 persone provenienti da più di 10 paesi del mondo, molti di noi sono giovani, molti hanno famiglia e dei figli che sono dovuti restare nei nostri paesi.
Abbiamo raggiunto correndo mille pericoli la Libia, molti di noi in quel paese sono stati picchiati, derubati, imprigionati ma finalmente siamo riusciti a prendere una nave e arrivare in Italia dopo un viaggio terribile in cui molti fratelli e sorelle hanno perso la vita.

Tutti siamo scappati da situazioni di guerra, pericolo e sfruttamento in cerca di un futuro migliore.
Nessuno di noi ha scelto di venire a vivere a Monza e tanto meno in via Asiago.

Siamo stati trasferiti qui da un giorno con l’altro, anche noi come i vicini italiani senza spiegazioni e senza essere avvisati in anticipo.
Ci siamo trovati in case molto affollate come dice l’articolo ci sono fino a 10 persone in 3 stanze.
Più di una volta abbiamo provato a chiedere più spazio e case più dignitose ma questo ci è stato negato.
Dopo alcune settimane senza informazioni e senza che nessuno ci spiegasse la nostra situazione abbiamo chiesto di poter andare a scuola, alcuni di noi avevano bisogno di cure sanitarie, ma ci è sempre stato negato tutto.
Per ottenere spiegazioni spesso non viene l’operatore da noi ma siamo noi a dover andare a trovare il responsabile al suo Hotel.

Dall’articolo scopriamo che si chiama TRATTORIA MERCATO, ma come è possibile che un ristorante di occupi dell’accoglienza di centinaia di richiedenti asilo politico?

Non ricevendo risposte ci siamo rivolti anche direttamente alla prefettura ma anche lì la risposta è stata che abbiamo diritto solo a vitto e alloggio, cure mediche e corsi di italiano sono esclusi e sono solo un privilegio.
Tutte le volte che qualcuno di noi ha provato a reclamare i suoi diritti viene minacciato di ottenere un risultato negativo dalla commissione, di essere espulso dal progetto di accoglienza o addirittura di essere deportato nel paese di origine.

Ora sappiamo che questa TRATTORIA prende dalla Prefettura quasi mille euro al mese per ognuno di noi. In totale sono più di 130MILA EURO AL MESE! È possibile che non possa dedicare una parte di quel guadagno per organizzare dei corsi di italiano o pagarci le visite mediche?

Ci scusiamo anche con gli italiani che forse abbiamo disturbato in questi mesi, però viviamo in case sovraffollate ci sentiamo abbandonati da tutti e a volte succede che litighiamo, vorremmo parlare con voi ma ancora non parliamo la lingua.
E non abbiate paura per vostri bambini, noi purtroppo siamo lontani dai nostri, ma non siamo venuti in Europa per fare del male a nessuno!

A quelli della Lega Nord chiediamo scusa per non essere affogati in mare, ma ora siamo qui e chiediamo solo i nostri diritti.

PS: Lunedì sera un programma televisivo ha organizzato una diretta sotto casa nostra.
Anche questa volta nessuno ha chiesto la nostra opinione, anzi, gli operatori della TRATTORIA MERCATO ci hanno minacciato dicendoci di non uscire di casa se no la polizia ci avrebbe identificato.

LINK degli articoli che parlano di noi:
- http://www.ilgiorno.it/monza-brianza
- http://www.ilcittadinomb.it