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Campagna #overthefortress: un viaggio di due mesi dalla Sicilia a Roma dentro e oltre la rotta del Mediterraneo centrale

40 tappe, 3.400 chilometri, un camper: partecipa al viaggio e sostieni il crowdfunding

31 ottobre 2016

Il camper di #overthefortress dal Porto di Igoumenitsa sbarca nel sud Italia per un’azione di inchiesta e comunicazione indipendente al fianco dei migranti e delle realtà locali, per mettere in discussione luoghi comuni e narrazione dominante, per fare spazio alle politiche di buona accoglienza, solidarietà e impegno civile.
Sostieni il crowdfunding della campagna solidale #overthefortress (link).

Partenza lunedì 31 ottobre 2016 da Pozzallo (RG): vedi report, foto e video della conferenza stampa
- Comunicato stampa (.pdf)
- Scarica, stampa e diffondi il volantino (.pdf)

Due mesi in viaggio dalla Sicilia, attraverso Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Lazio con tappa finale a Roma il 22 dicembre.
Durante il viaggio produrremo report multimediali, dirette video e un reportage multimediale collettivo.

Partecipa alle tappe del viaggio assieme agli attivisti della Campagna (vedi la mappa, clicca sulle icone numerate per maggiori informazioni)

Per informazioni: overthefortress@meltingpot.org +39 348 248 3727 (segreteria organizzativa) - +39 335 123 7814 (camper)

Seguici: www.meltingpot.org

Convidivi: Facebook - Twitter - Instagram


A fine ottobre il camper di #overthefortress si imbarcherà da Igoumenitsa in direzione della costa pugliese. Nel marzo scorso la marcia della campagna #overthefortress, partita da Ancona e Bari per raggiungere il campo informale di Idomeni, sul confine greco macedone, si era ricompattata proprio in questa cittadina portuale.

Da marzo la situazione per i rifugiati bloccati in Grecia, a seguito dell’accordo con la Turchia e la chiusura quasi ermetica della Balkan Route, è drasticamente peggiorata.

Costretti a permanere in campi governativi in condizioni indegne, le loro speranze di raggiungere un altro paese europeo dove avere protezione, o di ricongiungersi con i propri familiari, sono appese al filo di un farraginoso e lento meccanismo burocratico.
Per i siriani il relocation program è una ruota della fortuna che per molti di loro non girerà nel verso giusto, mentre per le persone provenienti da altre zone di guerra o miseria quel filo esile di speranza si è del tutto spezzato e le scelte, oramai, sono poche: richiedere asilo in Grecia, e in caso di diniego rischiare di essere deportati nel paese di origine, o pagare un trafficante, rischiando di essere respinti dai “cacciatori di migranti” alle frontiere militarizzate oppure di venire bloccati in uno dei paesi lungo la rotta dei balcani. La situazione, anche qui, si è talmente deteriorata che tra detenzioni illegali, espulsioni coatte e un sistema di accoglienza inadeguato nessuno dei rifugiati vorrebbe fermarsi.

La rotta balcanica, e in particolare il paese ellenico, visto coi nostri occhi e grazie alle testimonianze raccolte durante questi mesi, è un enorme laboratorio di gestione dei flussi migratori nelle mani dell’Unione Europea. In questa vasta area è, infatti, in atto un modello avanzato di militarizzazione ed esternalizzazione delle frontiere europee che impedisce il diritto alla mobilità dei e delle migranti e produce una contrazione generale del diritto d’asilo. Lo scopo di tutto ciò non è solo quello di bloccare le partenze, ma di produrre una narrazione sulle migrazioni forzate inversa a quella che lo scorso anno aveva determinato la messa in discussione del Regolamento Dublino e aperto delle brecce nelle barriere alzate lungo i confini.

Nonostante le numerose testimonianze di violazione dei diritti fondamentali e le denunce presso la Corte di Giustizia e la Corte dei Diritti dell’Uomo dell’Ue è difficile ipotizzare che nell’immediato, senza una forte iniziativa politica dei movimenti su scala europea, la situazione si sblocchi e che accordi come quello con la Turchia vengano messi in discussione, visto che la stessa Unione ha riproposto accordi simili con l’Afghanistan ed è sempre più intenzionata a sottoscriverli con altri paesi d’origine dei migranti.

Ma se la rotta dalla Turchia verso l’Europa appare chiusa, sappiamo bene che altri itinerari, sempre più rischiosi per la vita delle persone, potrebbero aprirsi nei prossimi mesi.

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Foto: Fabian Melber (photojournalist)


La traversata del Mediterraneo non ha mai cessato di essere il tragitto più pericoloso del mondo e nell’ultimo anno sono più di 4.000 le vittime delle attuali politiche europee che non permettono di raggiungere in modo sicuro il vecchio continente. Pur se con numeri inferiori alla Grecia, gli arrivi in Italia (circa 153.000 persone - Fonte: UNHCR) dimostrano come la rotta Mediterranea, in questo momento, sia l’unico varco aperto e, al tempo stesso, che il flusso migratorio dal nord Africa, per una serie di cause economiche, ambientali e sociali, sia da considerarsi strutturale e non possa più essere definito “eccezionale”. L’Italia è storicamente il paese di approdo della Rotta, ma da territorio per molte persone solo di transito (nel 2014 a fronte di 170.100 arrivi solo 63.456 richiesero l’asilo, nel 2015 su 153.842 persone sbarcate la cifra fu di 83.970 - Fonte: Eurostat), da quest’anno è un paese a stanzialità forzata perché di fatto viene proibita la possibilità di oltrepassare le frontiere a nord.

Questo “nuovo” approccio delle politiche europee che attraverso i centri hotspot localizzati nel sud Italia impone ai migranti l’identificazione anche con l’uso della forza, da una parte è stato ulteriormente peggiorato dal cosiddetto Piano Alfano che ha sancito una prassi di deportazioni delle persone ferme a Ventimiglia e Como soprattutto verso l’hotspot di Taranto. Dall’altra, il blocco forzato nel paese e la sola possibilità di fare richiesta d’asilo per i migranti, ha messo in luce in modo evidente tutti i limiti del già precario sistema d’accoglienza italiano, per lo più legato a logiche di business e massimizzazione del profitto, palesando l’assenza di servizi adeguati e opportunità di inserimento sociale e lavorativo per i migranti. Questa colpevole improvvisazione, visibile soprattutto nella filiera dell’accoglienza straordinaria dal nord al sud Italia, è oltremodo evidente in quelle aree del paese dove i richiedenti asilo e, in generale i migranti, sono braccia senza diritti inseriti nel sistema di sfruttamento lavorativo del settore agricolo, spesso favorito dalla grande distribuzione.

A fine ottobre il camper della campagna solidale #overthefortress sbarcherà a Brindisi e per due mesi attraverserà le regioni del sud Italia. Partendo il 31 ottobre da Pozzallo in Sicilia, tappa dopo tappa, incontreremo e daremo spazio alle realtà sociali che lavorano con i migranti e che lottano con loro per ottenere diritti, monitorando nel contempo quanto accade nei territori, raccontando le storie delle persone che conosceremo e intrecciando relazioni con le esperienze virtuose di accoglienza, troppo spesso dimenticate e poco valorizzate.

Perché di fronte a un sistema emergenziale, alla violazione dei diritti, alla disumanitá che si propaga come una metastasi letale, sentiamo la necessità di metterci nuovamente in viaggio per raccontare, denunciare e agire assieme a coloro che non si sono assuefatti a questo presente.

Ringraziamenti:
- Tutti coloro che hanno costruito assieme a noi la mappa del viaggio fornendoci contatti e condividendo informazioni
- Gabriele Cipolla per il video promo
- Fabian Melber (photojournalist) per la gentile concessione delle fotografie e Saverio Serravezza

Durante il viaggio produrremo report multimediali, dirette video e un reportage multimediale collettivo.

Per sostenere il camper di #overthefortress vi chiediamo di contribuire al crowdfunding

Per informazioni: overthefortress@meltingpot.org +39 348 248 3727 (segreteria organizzativa) - +39 335 123 7814 (camper)
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