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Francia - Quattro militanti arrestati per aver assistito i migranti nella Val di Roia

Adèle Sifaut, Liberation - 8 gennaio 2017

10 gennaio 2017

- Link all’articolo originale (FRA)

I militanti, arrestati venerdì scorso in Val di Roia in seguito a una denuncia, compariranno dinnanzi alla Corte Penale in maggio

Venerdì scorso è stata una giornata memorabile sia in positivo che in negativo per i militanti pro-migranti della Val di Roia.

La mattinata si è aperta con un vento di libertà che soffiava sulla piazza del palazzo di giustizia a Nizza: il professore e ricercatore Pierre-Alain Mannoni è stato appena rilasciato, in seguito all’accusa di favorire il soggiorno e la circolazione di individui sprovvisti di regolari permessi. Ma alle 17, quattro militanti sono stati fermati a Sospel per gli stessi capi d’accusa.

Venerdì pomeriggio, due macchine percorrono la strada fra Breil-sur-Roya e Sospel. Al loro interno ci sono quattro militanti e nove immigrati. «Quella sera non avevamo più spazio per accogliere altre persone nella valle, eravamo pieni. Abbiamo quindi deciso di accompagnarli in una casa presente in un altro comune nella valle di Bévéra, ci racconta Sylvain, il marito di Françoise, una delle imputate. Si trattava o di spostarli, o di farli dormire in una tenda con -3°.» Ma il convoglio non è mai giunto a destinazione. In seguito a una denuncia, il gruppetto è stato fermato e interrogato dalla gendarmeria di Sospel. «Queste persone hanno deciso di mettere in atto uno stratagemma per evitare uno dei dodici posti di blocco che attorniano la “fascia di venti chilometri” di frontiera», spiega a Libération il procuratore della Repubblica di Nizza, Jean-Michel Prêtre.

L’obiettivo del quartetto era lasciare gli immigrati qualche metro dopo lo sbarramento dei gendarmi, passare la frontiera senza passeggeri e recuperarli poco più in là. Gli immigrati avrebbero dovuto raggiungere le auto a piedi, dopo aver percorso dei sentieri distanti dai posti di blocco. «Questo espediente costituisce reato» ci ricorda il procuratore. Incriminati insieme a sei immigrati (per la maggior parte minori), i quattro militanti hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, anche sotto custodia cautelare. «Abbiamo cambiato strategia, sostiene il loro avvocato Maeva Binimelis. Non abbiamo intenzione di servirgli una prova di colpevolezza su un piatto d’argento. Ciascuno faccia il proprio mestiere, quello della gendarmeria è ricercare la verità

Questa strategia difensiva non è stata scelta dai due militanti già sotto processo presso il tribunale di Nizza. Dopo aver diffuso sui media e rivendicato le sue azioni alla sbarra, Cédric Herrou rischia otto mesi di carcere con la condizionale.

Pierre-Alain Mannoni è stato rilasciato ma sarà sottoposto nuovamente a giudizio, dato che la procura è ricorsa in appello. «La valle è al limite della sopportazione a causa delle tensioni dovute all’afflusso di migranti», sostiene l’avvocato Maeva Binimelis. È da un anno e mezzo che gli immigrati affluiscono nella Val di Roia, un’enclave montagnosa situata alla frontiera italo-francese. Guidati dalla speranza di raggiungere il nord Europa, vi si ritrovano impantanati. «Non abbiamo più posti letto, siamo stanchi. L’afflusso è maggiore di prima, segnala Nathalie, membro dell’associazione Roya Citoyenne. Bisogna rendersi conto che una volta soccorsi e ospitati, i migranti non pensano ad altro che a riprendere il viaggio.» Questa situazione fa temere il peggio a Sylvain: «Se non gli dessimo una mano, partirebbero da soli attraverso i sentieri. Con i pericoli, il freddo e la neve, i gendarmi non recupereranno più delle persone in buona salute, ma dei morti

Dopo ventiquattr’ore di custodia cautelare a Menton, Sospel e Breil, i quattro cittadini della Roia sono venuti a sapere che saranno condotti presso la Corte Penale. Dovranno presentarsi al palazzo di giustizia di Nizza il 10 maggio alle 13:30. Ognuno di loro rischia cinque anni di prigione e 30mila euro di multa.