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Gravissime violazioni a Lampedusa

di Alberto Biondo, Borderline Sicilia

10 febbraio 2017

In questo tempo così arido dal punto di vista umano la domanda che ci poniamo spesso è fino a quanto possiamo spingerci oltre. La direzione presa è chiara: muri, respingimenti, abbandono. A pagare le conseguenze delle scelte politiche disumane sono i migranti che fanno da carne da macello in Libia (paese che non ha firmato la convenzione di Ginevra) o muoiono in mare, oppure vengono sfruttati o abbandonati in Italia. Ed oggi la situazione è ancora più grave, dopo che è stata ufficialmente aperta la caccia al migrante, e i rastrellamenti nelle città sono già in atto.

Le organizzazioni umanitarie si sono espresse contro l’ultimo accordo tra Italia e Libia, denunciando chiaramente che si tratta di accordi disumani e inefficaci, che mettono a rischio migliaia di persone. Anche noi abbiamo espresso la nostra forte preoccupazione per un accordo che è già in atto nei confronti dei primi migranti rintracciati dalla guardia costiera libica e riportati indietro, per essere ancora una volta violentati, torturati e in molti casi uccisi. I rapporti di diverse organizzazioni parlano chiaro: il 90% dei migranti in Libia subisce torture e trattamenti inumani; una prassi che mette d’accordo trafficanti, mafie e, come da accordi, anche governi, il nostro in particolare.

Tutto ciò non servirà a fermare il flusso ma solo ad aumentare le violenze, che saranno più atroci, e le morti, che non riusciremo più a calcolare. I trafficanti ringraziano per questi accordi: viene consegnata nelle loro mani la chiave della porta del destino di uomini, donne e bambini che fuggono dai loro paesi perché impossibilitati a vivere.

Nel fine settimana appena trascorso, nonostante i salvataggi, tantissime persone sono state inghiottite dal mare. Le dinamiche sono chiare: dopo gli accordi i trafficanti mettono in mare barche sempre più fatiscenti, stracariche di persone, e le fanno partire nonostante il mare non lo consenta. Se 1.600 persone in questi giorni sono state salvate e portate in Italia, altrettante forse sono morte. Tanti gommoni non riescono ad essere avvicinati, per questioni di tempo, e la gente muore. Diverse sono le chiamate di parenti che dicono di avere ricevuto la telefonata dal proprio figlio, marito, sorella al momento della partenza dalla Libia e poi nessuna notizia dell’arrivo. Purtroppo di queste persone non sapremo niente. Resterà soltanto l’angoscia e la disperazione dei familiari, ma questo a noi non viene raccontato: i morti non fanno più notizia.

In questo momento a Lampedusa, dentro l’hotspot di contrada Imbriacola, ci sono circa 1.000 persone che dormono per terra senza materassi, e ci sono difficoltà a reperire coperte e altri generi di prima necessità. Ogni anno gli stessi problemi: la gente arriva, i traghetti non partono e il centro si ingolfa, e si è ingolfato talmente tanto che l’inciviltà e le violazioni sono quotidiane. Un paese civile come l’Italia non può permettere di far dormire a terra, in un corridoio, sotto una tettoia del centro, una persona, soltanto perché il governo non vuole programmare un intervento serio e tempestivo. Non è umano. L’emergenza si vuole creare perché funzionale ad un business che non si ferma neanche di fronte alla vita delle persone.

A Lampedusa sono arrivate in tre giorni circa 1.000 persone (440 venerdì, 50 sabato, 441 lunedì, 29 erano presenti da tempo all’hotspot) fra bambini, donne e uomini, che vivono in promiscuità, non hanno vestiti, coperte e dormono a terra, in un centro sovraffollato e non funzionante al cento per cento. Ieri 150 persone circa sono state fatte partire dall’isola con il traghetto di linea per essere trasportate a Villa Sikania, già sovraffollato. Ad oggi, con grossissime difficoltà, restano a Lampedusa 800 persone circa che speriamo verranno trasferite presto (se il meteo aiuterà le autorità), e smetteranno di dormire sul pavimento sporco, proprio come hanno dormito in Libia prima e sulla nave poi, in un’odissea senza fine.

Inoltre in questo weekend di paura sono arrivate numerose persone in altri posti, che hanno avuto un trattamento simile, ossia grosse difficoltà in prima accoglienza. Forse l’accordo con la Libia ci fa avvicinare agli standard libici.

In questo contesto le questure hanno mano libera e riescono a respingere con facilità: il numero di marocchini per strada è sempre elevato e le associazioni di volontariato non riescono più a sostenere il peso di sostituirsi alle istituzioni nel dare un pasto caldo, un pezzo di pane, nel dare la possibilità di fare una doccia o di avere un letto. Queste persone, comprese le donne, sono lasciate in strada. Negli ultimi 10 giorni sono arrivati in Sicilia più di 650 marocchini che non valgono niente per il nostro sistema, e andranno a aumentare il numero degli invisibili presenti sul territorio con buona pace dei malfattori che hanno gioco facile, grazie a questo Stato.

Dopo la circolare che impartiva il rintraccio di nigeriani irregolari, le questure hanno potuto fare ancor di più: la scorsa settimana sono stati messi in strada senegalesi e ivoriani chiusi da tempo al CIE di Caltanissetta per fare spazio ai famigerati nigeriani. Così, venticinque di loro, che erano arrivati da poco a Lampedusa, sono stati portati direttamente al CIE di Pian del Lago. Senza dimenticare poi le piccole imbarcazioni che riescono ad arrivare di tanto in tanto sulle coste siciliane, specialmente nel trapanese e nell’agrigentino, in cui gruppi di 10-15 persone approdano direttamente sulle spiagge e proseguono verso la questura per l’identificazione, come i tunisini rintracciati a Sciacca la settimana scorsa. Per questi tunisini come per altri, che hanno rischiato la morte attraversando il mare con piccole imbarcazioni di legno fradicio, l’ultima tappa di questo viaggio è l’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, prima di far ritorno in Tunisia, dove ad attenderli c’è un destino fatto di abbandono e frustrazione per i più fortunati. Rimpatri collettivi, una prassi che ormai si adotta periodicamente, e non solo per i tunisini, ma come da circolare, anche per i nigeriani.

I diritti umani oramai sono carta straccia, i valori sono soltanto un’illusione, le violazioni sono quotidiane, l’unica direttiva è accontentare i potenti di turno che giocano con la vita delle persone che continuano a soffrire le atrocità di un sistema infame.

Alberto Biondo
Borderline Sicilia