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Polemica ONG: “ipotesi” in libertà e giorni sprecati

Vie di fuga, Osservatorio permanente sui rifugiati, 28 aprile 2017

28 aprile 2017

Ipotesi di reato, ipotesi sventagliate come granitiche certezze, una querelle “politica” costruita sul nulla… I giorni surreali della polemica ONG. Mentre l’OIM chiarisce: «Additare le navi di soccorso come un fattore di attrazione è fuorviante. Piuttosto, dovremmo interrogarci sui fattori di spinta che continuano a scacciare migliaia e migliaia di migranti dai loro Paesi. E sul peggioramento delle condizioni di vita in Libia».

Dall’inizio di questo 2017 sono 36.900 gli arrivi via mare di rifugiati e migranti sulle coste italiane fino a ieri, contro i circa 27.100 dello stesso periodo 2016 (dati ministero dell’Interno).

Il confronto più triste, quello sulle vittime stimate nel Mediterraneo centrale, è aggiornato (per difetto, dati OIM) a qualche giorno fa, il 23 d’aprile: 1.002 morti dall’inizio di gennaio contro gli 853 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Vale a dire, il 17% di vittime in più rispetto a un già spaventoso 2016, mentre però gli arrivi sono cresciuti addirittura del 36%: un indizio che almeno sull’ultima, tardiva linea, quella del Canale di Sicilia, fra stenti, lacune, incertezze ed eterna emergenza un po’ di vite fra tutti si riesce a salvarle.

Chi c’era e cosa ha fatto

Che cosa significa “fra tutti”? Che nel 2016 su circa 181 mila rifugiati e migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale e poi sbarcati in territorio italiano, le 14 navi impiegate (con un aereo) dalle varie ONG attive nell’area (MOAS, Medici senza frontiere-MSF, SOS Mediterranée, Jugend Retter, Proactiva Open Arms, Save the Children, Sea Watch e Boat Refugee) ne hanno “salvati” poco meno di 50 mila (ancora dati OIM e dell’agenzia Frontex).

La gran parte però sono stati soccorsi da vascelli istituzionali: 36 mila dalla Marina italiana, 36 mila dalla nostra Guardia costiera finanziata da Frontex, 23 mila dall’operazione EUNavforMEd e 14 mila da Frontex navi italiane escluse. C’è poi l’impegno di mercantili (altri 14 mila “salvataggi”) e di vascelli militari esteri (7.000).

Bisogna partire da queste “aride” cifre per dire qualcosa di sensato sul disastro umanitario che continua a consumarsi alla frontiera meridionale d’Italia e d’Europa. E poi, se si vuole, sulla “polemica ONG” di queste settimane e di questi giorni.

Traffici pull & push

Secondo l’agenzia europea Frontex, le operazioni di soccorso al limite delle acque territoriali libiche sono un «fattore di attrazione» (pull factor, leggi ad esempio nel rapporto Risk Analysis 2017).

Secondo la Procura di Catania, fra trafficanti in Libia e alcune delle ONG ci sarebbero alcuni «contatti diretti» che «non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente». Questa ipotesi, promossa subito a certezza, ha alimentato una polemica “politica” (si fa per dire) sulla quale per carità di patria è meglio sorvolare, anche perché almeno fino ad oggi, vale la pena di ricordarlo, si appoggia sul nulla.

Ha chiarito in questi giorni il capo missione dell’OIM per il Mediterraneo Federico Soda: «Sappiamo per certo che la presenza di navi non costituisce un “fattore di attrazione” per la migrazione. Queste critiche ci ricordano il commenti contro l’operazione “Mare nostrum” condotta dalla Marina italiana nel 2014: anch’essa fu accusata di essere un fattore di attrazione. In realtà, quando fu chiusa registrammo un aumento di partenze dalla Libia, e purtroppo anche di morti in mare».

Ancora Soda: «Additare le navi di soccorso come un fattore di attrazione perciò è fuorviante. Piuttosto, dovremmo interrogarci sui “fattori di spinta” (push factors) che continuano a scacciare migliaia e migliaia di migranti dai loro Paesi. E sul peggioramento delle condizioni di vita in Libia, dove si registrano sempre più persone in fuga per la vita dopo aver subito violenze e abusi».

In ogni caso, ha osservato un altro dirigente OIM, Eugenio Ambrosi, direttore regionale per la zona UE, se «non si può essere ingenui, perché il fatto di avere navi così vicine alla Libia può essere sfruttato dai trafficanti», tuttavia questo «non costituisce certo una complicità deliberata».

“Ve lo dico, poi accerto”

Ieri il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, davanti a una telecamera di Agorà, sui Rai 3, ha fatto ancora dichiarazioni pesanti, pur precisando di non riferirsi a organismi consolidati e seri come Save the Children e MSF: «A mio avviso alcune ONG potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti». Anzi, «forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante, si perseguono da parte di alcune ONG finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana… con un afflusso di migranti incontrollato».

Dichiarazioni, del resto, subito seguite da una clausola prudenziale un poco bizzarra: «Adesso faccio delle ipotesi e ne parlo. In teoria dovrei prima fare degli accertamenti…».

Insomma, questa settimana abbiamo scoperto di avere politici vecchi e “nuovi” incapaci di leggere una fonte, un documento originale e di distinguere fra i concetti di ipotesi e di fatto.

Ci siamo sentiti sempre più convinti che i magistrati hanno il dovere di indagare sulle ipotesi di reato, magari, ecco, senza lanciarsi in scenari geopolitici preventivi ad uso Tv.

Ma intanto abbiamo visto sprecati altri giorni preziosi senza fare nulla, ma proprio nulla (vedi qui sotto nei “collegamenti”) per ridurre davvero il mercato di sfruttati e sfruttatori, gli annegati e i morti di stenti nel Canale di Sicilia.

La redazione di Vie di fuga