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I “respingimenti a caldo” tra la Spagna ed il Marocco sono una “violazione delle leggi internazionali”

Nadia Lamlili, Jeune Afrique - 7 settembre 2017

20 settembre 2017

- Link all’articolo originale (FRA)

Sette donne africane sono state uccise la scorsa settimana dopo un’operazione di “respingimento a caldo” al largo di Melilla: la guardia costiera spagnola ha bloccato il gommone a bordo del quale si trovavano le donne, scatenando il panico a bordo. Le ONG hanno denunciato questa pratica che viola le leggi internazionali.

«Non è normale. E’ stata legalizzata una pratica che non è legale!» dichiara Elena Maleno, membra dell’associazione spagnola Caminando Fronteras per i diritti dei migranti. Questa volta «è troppo!». Sette donne di nazionalità congolese e guineana sono morte giovedì 31 agosto, in seguito ad un’operazione di “respingimento a caldo”, una pratica diffusa tra le guardie costiere spagnole e marocchine, che consiste nel rinviare i migranti che tentano di oltrepassare la frontiera spagnola senza studiare il loro caso. Una pratica in totale violazione delle leggi europee sul diritto di asilo e del principio di non-respingimento.

«Le guardie spagnole non si prendono la briga di vedere se ci sono dei migranti che siano richiedenti d’asilo o che necessitino aiuto umanitario. Anche i minori, peraltro protetti dalle leggi internazionali, sono immediatamente respinti» denuncia Helena Maleno.

Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, le sette vittime erano a bordo di un gommone che trasportava 45 persone, arrivati giovedì 31 agosto nei pressi di una spiaggia dell’enclave spagnola di Melilla, nel nord del Marocco. La Guardia civile spagnola li ha individuati.

«Generalmente, in virtù delle leggi sulla sicurezza marittima, questi migranti dovevano essere salvati poiché la loro vita era in pericolo su quest’imbarcazione di fortuna» spiega Helena Maleno. Ma invece di avvertire i servizi di soccorso spagnoli, il “Salvamento marittimo”, la Guardia civile avrebbe tentato di bloccarli aspettando che i Marocchini venissero a respingerli.

Nella disperazione, alcuni migranti si sono allora buttati in mare per tentare di raggiungere la spiaggia a nuoto.
Alcuni sono stati raccolti dalla Guardia civile, altri dalla Marina marocchina.

«Quest’ultima» racconta sempre Helena Maleno «ha tentato di tirare l’imbarcazione con l’aiuto di una corda per riportarla in Marocco. È stato allora che il gommone si è rovesciato e le 7 donne [4 della RD del Congo, una del Congo-Brazzaville e due della Guinea Conackry] hanno perso la vita».

Per determinare le responsabilità, l’associazione Medici del Mondo ha chiesto al governo spagnolo di aprire un’inchiesta. «Noi abbiamo anche chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per revisionare legge spagnola che autorizza i respingimenti a caldo, in totale violazione con le leggi internazionali» dichiara Carlos Artund, portavoce di Medici del Mondo in Spagna.

Una consuetudine da brividi

Il “rigetto alla frontiera” o “respingimento a caldo” è una pratica che si fa quasi ogni giorno alla frontiera tra Marocco e Spagna, che avvenga in mare o sulle barriere di Ceuta e Melilla. Una pratica sempre di più denunciata dalle ONG per la sua contraddizione con le legislazioni europee. I “respingimenti a caldo” sono stati legalizzati in Spagna nel marzo del 2015, a seguito delle proteste sociali che hanno scosso il governo di Mariano Rajoy.

Chiamata “legge di sicurezza cittadina” - ma definita "legge bavaglio” dai suoi detrattori, a causa dei molti ostacoli imposti ai movimenti sociali - questa legge ha autorizzato le forze dell’ordine presenti nelle enclave di Ceuta e Melilla a respingere gli stranieri quando questi tentano di attraversare irregolarmente i confini.

Tuttavia, questo rinvio sistematico viene praticato in violazione delle leggi europee sui diritti fondamentali e del principio del non respingimento.

Il Consiglio d’Europa e le ONG spagnole e internazionali hanno espresso pubblicamente preoccupazioni circa i possibili abusi di questa legge. «Come ha dimostrato l’esempio delle sette donne africane morte in mare, le autorità marocchine e spagnole praticano il respingimento a caldo senza preoccuparsi del diritto alla vita», afferma Helena Maleno.

Dal rapporto del 2016 della ONG Caminando Fronteras emergono testimonianze inquietanti. Alcuni migranti hanno assistito all’annegamento dei loro compagni di fronte all’espressione impassibile delle guardie spagnole e marocchine, altri hanno implorato asilo dall’alto della recinzione che hanno scalato, senza che nessuno li abbia ascoltati. «Molto stanco e ferito, sono sceso dalla recinzione, ho guardato la guardia e gli ho detto che avevo 14 anni. Mi ha preso con calma e mi ha consegnato alle forze ausiliarie marocchine», dice Brahim, ivoriano.

Assalti di massa

Ogni anno, migliaia di migranti tentano di attraversare le recinzioni di sei metri di altezza che separano il Marocco dalle enclave spagnole. Le guardie spagnole cercano di farli scendere o attendono che siano stremati e che si consegnino da soli per rispedirli dagli altri marocchini.

Anche il Marocco in questo caso non è esente da pesanti responsabilità. Molte ONG hanno deplorato il ruolo delle autorità marocchine in queste repressioni ritenute illegali. Questo semplicemente perché: quando i migranti riescono ad entrare nelle enclave spagnole, quest’ultimi accettano di ricevere dagli spagnoli i migranti che gli sono stati consegnati, in violazione del diritto internazionale.

La Spagna è uno dei paesi europei che viene accusato dalle ONG, in particolare Amnesty International, per le espulsioni dei migranti praticate in violazione del diritto internazionale. All’interno dell’Unione europea sono coinvolte anche Ungheria, Bulgaria e Turchia.


Firma la petizione: Congreso de los Diputados: No más muertes, prohíban las devoluciones en caliente