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Hospital(ity) School - Architettura meticcia e di autogestione

di Valentina Benvenuti, Collettivo Mamadou

6 novembre 2017

Il progetto Hospital(ity) School, che sarà inserito all’interno della tendopoli di S.Ferdinando, Rosarno, Calabria, ha lo scopo di radicarsi e germogliare all’interno di un contesto periferico e marginale quale quello della Piana di Gioia Tauro.

Photo credit: Valentina Benvenuti


Si tratta di una struttura intesa a superare le condizioni emergenziali in cui versano migliaia di braccianti africani; l’obiettivo di Hospital(ity) School è quello di rispondere ai bisogni primari collettivi, su tutti quelli dell’istruzione e l’accesso a cure sanitarie.

La struttura, quindi, non solo ha un forte valore pratico, ma è uno strumento per agire in un’area di forte disagio sociale; diventando presidio laddove vige una situazione di radicata precarietà creando un punto di riferimento non solo per i braccianti, ma anche per tutte le realtà che lavorano all’interno del ghetto.

Tramite un crowdfunding e una serie di sponsorizzazioni private, Hospital(ity) School sarà trasferito sul campo e proprio lì potrà entrare in funzione.
Tutto ciò, racchiuso in 35 mq, diventa:
1) Uno spazio di prima alfabetizzazione per lo svolgimento di corsi di lingua italiana
2) Un ambulatorio attrezzato per essere un primo punto sanitario
3) Uno spazio come strumento di monitoraggio e punto legale

Photo credit: Valentina Benvenuti

Hospital(ity) School, caratterizzato da una struttura prettamente lignea e dall’utilizzo di materiali di recupero, è stato progettato in moduli prefabbricati facilmente trasportabili e assemblabili in loco.
Ciò favorirà una forma di auto-costruzione in una prima fase (costruzione di moduli ripetibili) con alcuni richiedenti asilo del Trentino Alto Adige e una seconda fase di assemblaggio all’Interno del ghetto di San Ferdinando.
Si tratta dunque di una struttura composta da elementi realizzati prettamente con pannelli per armatura in legno, donati in quanto materiale di scarto, che grazie alle loro caratteristiche offrono, in tal caso, buone capacità di resistenza sia agli agenti atmosferici, sia strutturale.

Per la realizzazione della struttura portante, vengono utilizzati pannelli accoppiati in modo alterno con elementi di giunzione interposti; ciò permette di creare un irrigidimento della struttura e costituire nel contempo una parete attrezzata che permetterà flessibilità e funzionalità dello spazio interno. Ad esempio i tavoli utilizzati per la scuola saranno ricavati da pannelli a scomparsa inseriti nelle pareti laterali della struttura.
Per garantire un maggior comfort interno è prevista una copertura inclinata ventilata e ampie aperture sulle pareti per permettere un buon ricircolo dell’aria.
L’ assemblaggio finale avviene completamente a secco e tutta la struttura sarà sollevata da terra e ancorata ad un cordolo di travi di legno a loro volta fissate su una fondazione in calcestruzzo.

Photo credit: Valentina Benvenuti


A progettare Hospital(ity) School è un gruppo di tre giovani architetti (Area 527) composto da Michele Rossa, Lionella Biancon e Francesca Bonadiman, da sempre impegnati nella ricerca comune dell’aspetto sociale dell’architettura attraverso una progettazione finalizzata al “benessere collettivo” e strutturata sull’ inclusione e sulla condivisione dei progetti.
La struttura è attualmente in fase di costruzione fino al 26 novembre e, una volta terminata, verrà trasportata in loco grazie alla cooperativa SOS Rosarno.

Il progetto, inserito all’interno della campagna Overthefortess, nasce in collaborazione con il Collettivo Mamadou di Bolzano, il quale lavora da anni all’interno dei principali ghetti del Sud Italia e a Brave New Alps (gruppo di designer) che si occuperà assieme agli Area 527 di portare a termine la realizzazione del progetto Hospital(ity) School.
Collocare la struttura all’interno di un contesto come quello di Rosarno rappresenta un primo punto di svolta rispetto ad una situazione di invisibilità e un primo approccio di autogestione condivisa con cui i braccianti stessi potranno diventare i protagonisti del loro futuro e del loro riscatto.

Hospital(ity) School rappresenta un progetto dal basso che crea una sinergia tra un’architettura migrante e un attivismo sul campo.

Photo credit: Valentina Benvenuti