logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Denunciata e minacciata di finire in strada perché rivendica i suoi diritti: una donna richiedente asilo e il suo bambino vittime della cattiva accoglienza a Modena

di Giulia Ognibene

8 gennaio 2018

Precious è una giovanissima madre, di 23anni, che è giunta in Italia da oltre un anno e mezzo, insieme a suo marito.

Precious è nigeriana; il viaggio verso l’Europa è stato, come per tutti coloro che sono costretti a lasciare la propria terra, pieno di traversie, soprusi e rischi di morte, con l’aggravante, nel suo caso, della condizione di donna gestante. Suo figlio è nato in Italia, dopo pochi giorni dal suo arrivo e oggi ha un anno e mezzo.

Dopo essere approdata a Taranto e poi "smistata" all’hub Mattei di Bologna, nell’estate del 2016 Precious e suo marito insieme al figlio neonato sono giunti a Modena e affidati in accoglienza alla cooperativa Caleidos.

Il nucleo familiare è stato prima assegnato al Tiby Hotel di Modena, poi all’hotel Giardini di Fomigine e, infine, in appartamento singolo a Modena all’interno di un condominio, i cui mono e bilocali sono per gran parte utilizzati da Caleidos come accoglienza straordinaria.

Sin dall’iniziale inserimento presso l’ente gestore, anche la famiglia di Precious ha ricevuto da parte di Caleidos un trattamento inadeguato ai prescritti standard di accoglienza e violativo dei diritti che la legge espressamente riconosce a chi presenta una domanda di protezione internazionale.

In particolare, le violazioni da parte dell’ente gestore sono consistite nell’impedire la loro iscrizione anagrafica, con conseguente preclusione ad accedere ai Servizi Sociali del Comune e alle prestazioni sociali connesse alla residenza e all’inserimento del minore negli asili nido comunali, nel notevole ritardo ovvero nella mancata completa erogazione del “pocket money” e del “food money”, nell’inadempimento dell’obbligo formativo e nell’assenza di alcun percorso per l’inserimento lavorativo, nell’utilizzo di personale non qualificato a gestire condizioni di disagio e di particolare vulnerabilità.

Va detto che si tratta in generale di violazioni che non riguardano solo Precious e la sua famiglia, bensì diffusamente estese alla gran parte delle persone che Caleidos gestisce, come hanno denunciato e tuttora denunciano molti richiedenti asilo, e come anche evidenzia il crescente numero degli abbandoni del progetto prima della conclusione del procedimento di riconoscimento della protezione internazionale.

A proposito dei disagi vissuti dai richiedenti asilo nel progetto della Caleidos si vedano le rivendicazioni mosse dai 300 richiedenti asilo scesi in piazza a Modena il 15 maggio scorso [1], come pure la lettera pubblica indirizzata dagli stessi richiedenti asilo alla cittadinanza il 20 luglio [2].

Nel caso di Precious, a questa condizione di generale invisibilizzazione si è aggiunta anche l’incapacità del marito di sostenere l’enorme carico di frustrazioni connesse a tale condizione (mancanza di un lavoro, delusione rispetto al miglioramento delle condizioni di vita per sé e i propri familiari...), al punto che in alcune occasioni è giunto a picchiare sua moglie, e la Prefettura ha quindi disposto il suo allontanamento dal nucleo familiare.

Da Febbraio 2017, dunque, Precious è rimasta sola con suo figlio nell’appartamento in cui era ospitata, mentre il marito è stato dapprima collocato in altro centro di accoglienza e poi rimpatriato in Nigeria.

Tuttavia a partire da tale momento, le difficoltà per Precious e suo figlio non sono affatto diminuite, anzi sono state aggravate dalla loro condizione di particolare vulnerabilità, di cui Caleidos non ha affatto tenuto conto, ponendo così in essere ulteriori violazioni delle norme che la legge sull’accoglienza destina a tutela di soggetti vulnerabili.

Va ricordato, infatti, che l’art. 17 del d.lgs. n. 142/2015 individua (fra l’altro) i minori e i genitori singoli con figli minori come persone vulnerabili e prescrive l’obbligo di tenere conto della loro specifica situazione, anche utilizzando per la loro assistenza personale adeguato; inoltre, con specifico riguardo ai minori, è prescritto che nell’applicazione delle misure di accoglienza “assume carattere di priorità il superiore interesse del minore in modo da assicurare condizioni di vita adeguate alla minore età, con riguardo alla protezione, al benessere ed allo sviluppo anche sociale del minore” (art. 18) e, altre sì, che "anche i figli minori di richiedenti protezione sono soggetti all’obbligo scolastico" (art. 21).

Ebbene nessuna di tali misure è stata adottata da Caleidos a tutela di Precious e di suo figlio: non solo non le è stato fornito nessun supporto psicologico in relazione alle violenze domestiche subite, né sono stati attivati i servizi sociali per l’inserimento del minore al nido, e tanto meno sono mai state effettuate attività ricreative in favore del bambino, ma in ripetute occasioni la madre ha fatto fatica a dare da mangiare a suo figlio e a cambiarlo, in quanto Caleidos non le erogava il contributo per i beni alimentari e di prima necessità. Peraltro a causa della mancata iscrizione anagrafica, quando Precious si è autonomamente recata in Comune per richiedere l’inserimento del bambino all’asilo nido, le è stato detto che non poteva essere attivato alcun servizio, essendo priva di residenza!

L’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo nel distretto della Prefettura di Modena è stata a lungo impedita non do solo da Comuni che non intendevano provvedervi, così da rendere necessario l’intervento legale a mezzo diffida che, nel giugno 2017, ha aperto la breccia alla effettivo riconoscimento di tale diritto; ma anche la cooperativa Caleidos ne ha ostacolato l’esercizio: ha detto ripetutamente ai richiedenti asilo che nel modenese non era possibile per i richiedenti asilo nei progetti delle cooperative avere la residenza, ma questo è falso, perché la legge nazionale vale anche a Modena ed era già oltremodo certa a partire dal 18 agosto 2015!

Inoltre ci sono testimonianze di richiedenti asilo che sostengono che nei loro Comuni i sindaci erano disponibili a dare loro la residenza, ma sarebbero stati fermati da Caleidos, che avrebbe detto loro di non procedere: si veda ad esempio la testimonianza rilasciata da un richiedente asilo ai microfoni della Gazzetta di Modena. Anche ora che le convivenze anagrafiche sono state rese obbligatorie dalla legge n. 46 del 2017, la Caleidos va a rilento nella loro istituzione e nell’iscrizione degli ospiti, tanto che molti richiedenti asilo a Modena e provincia sono ancora senza residenza e carta d’identità. Anche Precious si trova in questa condizione: oltre a non essere tuttora in possesso del suo permesso di soggiorno in originale, né lei né suo figlio sono iscritti all’anagrafe!!!

Inoltre, il caso di Precious è particolarmente rappresentativo anche per il trattamento ricevuto da Caleidos quando ella ha rivendicato i suoi diritti. A ottobre, già esasperata dalle condizioni sopra descritte, in un’occasione essa si è recata nell’ufficio del coordinatore del progetto di accoglienza di Caleidos, per rivendicare i suoi diritti; è stata ancora una volta malamente messa a tacere, senza ricevere alcuna spiegazione, così che Precious, esausta per le continue umiliazioni subite, ha reagito con esasperazione; la cooperativa allora, nonostante la donna fosse sola e disarmata (aveva in mano solo un pennarello), ha richiesto l’intervento dei vigili (il comando è situato di fianco alla sede di Caleidos), i quali sono subito accorsi immobilizzandola a colpi di manganelli e l’hanno poi condotta in comando, dove è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale e la stessa cooperativa ha sporto querela contro di lei.

Riguardo alle percosse subite, Precious porta ancora i postumi al braccio e dovrà subire ulteriore trattamenti medici. Come se non bastasse averla umiliata continuamente ed aver ripetutamente violato i suoi diritti, la Caleidos ha pure sporto denuncia contro di lei, per cui Precious dovrà affrontare due processi penali come imputata, e ha addirittura chiesto alla Prefettura di avviare nei suoi confronti un procedimento volto alla revoca delle misure di accoglienza, che significherebbe la messa in strada di lei e suo figlio!!!
Ma fortunatamente, Precious attraverso un’amica è riuscita a mettersi in contatto con un avvocato immigrazionista, che, intervenendo presso la Prefettura, è riuscito a far sospendere il provvedimento di revoca delle misure di accoglienza, in attesa che la Prefettura approfondisca più accuratamente l’intera vicenda.

Questo caso di mala-accoglienza grida vendetta sotto diversi profili e ancora una volta mostra come i richiedenti asilo finiscano vittima di questo sistema, perché l’aberrante vicenda subita da Precious e suo figlio ben avrebbe potuto essere evitata se, invece che continue umiliazioni, fosse stata loro assicurata un’accoglienza dignitosa ed effettiva come la legge prescrive.

Si spera che coloro che lottano per la dignità e i diritti di chi è oppresso non lascino sola Precious, ma ascoltino il grido che si leva da Modena come da tanti centri di accoglienza: piena dignità per i migranti e le migranti.

Links utili:
- Collettivo Modena’s refugees


PRECISAZIONI ALL’ARTICOLO DELL’8 GENNAIO 2017

A seguito dell’articolo uscito l’8 gennaio scorso, ho ricevuto dai lettori alcune richieste di precisazione, per cui mi soffermo su alcuni particolari integrandoli con questa nota.

Nell’articolo ho scritto: “né sono stati attivati i servizi sociali per l’inserimento del minore al nido, e tantomeno sono mai state effettuate attività ricreative in favore del bambino”. Nel Comune di Modena, come in tanti altri Comuni, oltre agli asilo nido sono presenti vari servizi per l’infanzia. Precious, come madre, per il suo bambino voleva l’assistenza sociale e l’inserimento nei servizi per l’infanzia erogati dal Comune sul territorio, ma la Caleidos, che era oltretutto obbligata per legge a tutelare il “superiore interesse del minore” e ad “assicurare condizioni di vita adeguate alla minore età, con riguardo alla protezione, al benessere ed allo sviluppo anche sociale del minore”, non lo ha fatto, non ha chiesto per Precious e per suo figlio l’assistenza sociale né ha inserito il bambino al nido o nei molti servizi ricreativi per l’infanzia erogati dal Comune sul territorio. La cooperativa si è limitata a fare alla donna proposte del tipo partecipare a gite al parco con le altre famiglie richiedenti asilo accolte nel progetto, che sono cose estremamente riduttive! Lei invece chiedeva per suo figlio l’inserimento nei servizi per l’infanzia erogati sul territorio, così che fossero assicurate al bambino “condizioni di vita adeguate alla minore età, con riguardo alla protezione, al benessere ed allo sviluppo anche sociale del minore”, come prescrive la legge. Ebbene, Caleidos non lo ha fatto e questa è una mancanza grave.

Nell’articolo ho scritto che “in ripetute occasioni Precious ha fatto fatica a dare da mangiare a suo figlio e a cambiarlo”. Infatti la Caleidos a Precious, come a tantissimi altri ospiti, erogava il pocket money e il food money con enormi ritardi. Nei periodi di mancanza del food money, per la donna e suo figlio la cooperativa si era impegnata a provvedere direttamente all’acquisto dei beni primari, ma questo avveniva in modo insufficiente, tanto che spesso i pannolini ha dovuto comprarli un’amica italiana. I pannolini non forse beni di prima necessità per un bambino? Inoltre, un bambino di un anno di età e sua madre non hanno diritto solo alle cure di prima necessità: come dice il D.Lgs 142/2015, cui Caleidos è tenuta ad ottemperare, bisogna tutelate il supremo interesse del minore e assicurare protezione, benessere e sviluppo sociale del minore. Per questo avrebbe dovuto erogare con regolarità tutti i fondi che per legge era tenuta ad erogare, così da assicurare la protezione e il benessere del bambino.
Nei confronti di Precious è stato infatti notificato l’avvio del procedimento di revoca delle misure di accoglienza “per grave violazione al relativo regolamento”. Questo purtroppo ha subito una madre, non semplicemente la richiesta di allontanamento da un particolare progetto. Ora la Prefettura sta cercando un nuovo progetto grazie al suo legale, ma purtroppo la notifica dell’avvio del procedimento di revoca delle misure di accoglienza “per grave violazione al relativo regolamento” è stato emesso e lei sarà costretta a portarselo dietro: anche se è un provvedimento amministrativo e non penale, non aiuta certo avere sulle spalle un decreto con affermazioni così gravi.
Che poi la “grave violazione del regolamento” è aver osato reclamare i suoi diritti in modo esasperato e aver strattonato il coordinatore della cooperativa: ma questo ovviamente sul provvedimento non è stato specificato.

Il giorno dello scontro negli uffici della Caleidos, assieme a Precious era presente anche un’altra ragazza richiedente asilo, Martha, che era disarmata. Durante lo scontro, Martha ha morso un operatore, che dopo i fatti ha sporto querela di parte contro di lei. La ragazza è scappata pochi giorni dopo i fatti; solo di recente ha ricontattato Precious dicendo di essersi allontanata perché era stata minacciata dalla cooperativa che le avrebbero tolto il figlio e ha avuto paura; ha riferito che deve ancora ricevere per lei, suo marito e la sua figlia numerosi arretrati di pocket money e food money e attualmente sta attivando l’avvio dell’assistenza legale.

Nell’articolo ho scritto che Precious è stata immobilizzata a colpi di manganelli. Preciso: non sappiamo se si sia trattato esattamente di manganelli: quel che è certo è che la donna è stata picchiata: ha, infatti, i referti del pronto soccorso, cui si è recata autonomamente, che riferiscono espressamente di trauma policontusivo.
Gli accertamenti richiesti dal pronto soccorso hanno inoltre evidenziato un probabile distacco osseo a livello olecranico. Forse non sono stati usati manganelli, ma sono comunque state inferte lesioni fisiche molto importanti. Sono referti molto pesanti per una donna che si trovava sola insieme a un’altra donna contro numerosi educatori e mediatori del progetto e contro gli agenti della Polizia: ci rendiamo conto che per immobilizzare due donne che erano da sole contro numerosi operatori e agenti sono state inferte ferite fisiche a una delle due donne? Per calmare una donna, decine di operatori più gli agenti non sono riusciti a evitare di farle violenza fisica?

Sul piano invece delle denunce penali, stupisce la freddezza di cuore con cui il coordinatore e l’educatore che ha subito il morso hanno sporto querela di parte contro due donne che semplicemente avevano reclamato in modo esasperato i loro diritti! La querela di parte è un procedimento penale, e per due donne in attesa di permesso di soggiorno può significare un ostacolo all’ottenimento del permesso di soggiorno. Oltre alla violenza subita nello scontro con la Polizia, anche questa querela è una forma di violenza che può far molto male poichè può costituirà un ostacolo nel percorso di ottenimento del permesso di soggiorno e a tutti gli eventuali rinnovi. Non esiste solo la violenza fisica, esistono anche altre forme di violenza, che possono fare molto male alle persone. In questo caso, fa particolarmente specie perché si tratta di un uomo che, stando in una posizione di potere (coordinatore del progetto di accoglienza, cittadino italiano che ricopre una posizione importante in una grossa cooperativa), sporge querela di parte contro una donna accolta nel suo progetto, la quale ha passato nella sua vita sofferenze indicibili e che si trova in una posizione fragilissima, quella di richiedente asilo, e in una condizione difficilissima, quella di giovane madre con un bambino piccolo, in un paese straniero e in una situazione di estrema povertà. E la colpa di questa donna qual è? Aver reclamato i diritti suoi e di suo figlio in modo esasperato! Questa è un’ingiustizia inaccettabile.

Giulia Ognibene