logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Quando il cambiamento uccide i diritti, uccide il futuro di un paese. Siamo tutti Soumayla Sacko

7 giugno 2018

Comunicato stampa congiunto di: Campagna LasciateCIEntrare, Legal Team Italia, Progetto Melting Pot Europa, Ass. La Kasbah, Garibaldi 101, Presidio Piazzale Trento - Cagliari, Co.S.Mi, Ambasciata dei Diritti delle Marche, Osservatorio Migranti Basilicata, Collettivo Mamadou, Antenne Migranti, Rete Antirazzista Catanese, Welcome to Europe, Laboratorio Paratod@s, APS Equilibrio Precario, Osservatorio Migranti Verona.

Iscriviti alla newsletter del Progetto Melting Pot Europa

Il nuovo Governo nasce da un patto e da un "contratto" scellerato. Nasce e si insedia con le dichiarazioni di un Ministro dell’Interno che non segna una discontinuità con le politiche sociali ed in particolare sul tema dei diritti e dell’immigrazione, che hanno invece reso evidente il fallimento di una politica cieca e "contraria" allo sviluppo di un paese civile e democratico.

Un Governo che inneggia alle ruspe e ai respingimenti non potrà mai essere un esecutivo in linea con i tempi e con il rispetto dei diritti umani. Un Governo che è pro-frontiere e "contro" la mobilità umana è un Governo che contrasta il futuro di un paese, e che torna ai tempi e ai proclami scellerati di epoca "fascista".

Un Governo e movimenti e partiti che annunciano di governare per la sicurezza del paese, eliminando o riducendo lo spazio democratico non sarà un Governo che porterà alla prosperità di un paese e di una collettività che ha bisogno oggi più che mai di diritti e di politiche illuminate.

Inneggiare a respingimenti improbabili e inattuabili, inneggiare ai nuovi centri di detenzione per ripulire le piazze e le strade dai migranti, sventolare e azionare le ruspe sdogana gli istinti peggiori ed è il chiaro segnale di una politica che non sa fare politica, che preme sulla "pancia" di sentimenti populisti e della peggiore destra di recente memoria.

Non sono casi isolati gli spari sui migranti, il blocco delle navi che soccorrono, le irruzioni dei nuovi camerati nelle sedi delle associazioni e nelle piazze pubbliche e nelle biblioteche, i titoloni di alcuni giornali nazionali che inneggiano alla nuova "guerra" ai migranti. Tutto questo è un "piano strategico" già visto. Vecchio, pericoloso, ottuso e soprattutto che colpirà nel profondo un paese che è molto diverso da quello che ci vogliono far credere.

Annunciare di tagliare fondi all’accoglienza è propaganda. Investire nell’accoglienza è politica e sviluppo e lo dimostrano paesi che da anni hanno governato i flussi migratori con lungimiranza e democrazia.

Stiamo assistendo al ritorno di un oscurantismo che colpirà nel profondo un sistema ed un paese che ha bisogno di diritti, di nuovi cittadini, di coesione sociale, di sviluppo, di formazione e lavoro legale, combattendo davvero nel profondo le iniquità, le ingiustizie di classe e di razza. Tornare indietro sul tema dei diritti civili, sociali, politici è un grave passo indietro che pagheremo tutti, perché l’immigrazione è la cartina tornasole del grado di democrazia di un paese sano ed al passo con i tempi.

Questo cambiamento noi non lo vogliamo. Lo denunceremo. Lo contrasteremo con la forza dei diritti, con la forza degli esseri umani che sono contro ogni forma di fascismo.

Perché il cambiamento vero è in chi non si riconosce in propagande nazionaliste, in chi non tenta di ricostruire politiche razziste e xenofobe, in chi si occupa di ricostruire un tessuto sociale sano ed inclusivo. In chi denuncia da anni che il business dell’immigrazione è in mano a sfruttatori organizzati e autorizzati. In chi denuncia un business organico ad un sistema che quando elimina o delimita lo spazio dei diritti umani è uno spazio che toglie democrazia e sviluppo ad un paese intero.

Non importa che i colpi che hanno ucciso Soumalya Sacko e ferito altre due persone siano stati sparati solo "perché" contro dei neri, oppure che siano stati sparati perché quei neri erano un fastidio o rischiavano di far scoprire altro (il sito di interramento di rifiuti illegale). Ciò che importa è che di sicuro quei colpi sono stati resi più facili, che il dito sul grilletto si è spinto con minori remore, dal fatto che gli obiettivi erano dei neri o dei migranti che lavoravano nelle campagne. Non delle persone, ma più semplicemente degli "immigrati", se non dei "clandestini" (non importa se con permesso o senza; questo è il loro status, secondo la vulgata) la cui vita vale molto meno delle altre.

E’ la percezione che si ha del migrante come sub-persona che conta, non che con coscienza e volontà si sia inteso uccidere un nero perché nero (non è Traini, ma se vogliamo è quasi peggio, perché più "normale"). Ed è una percezione che oggi viene definitivamente ed istituzionalmente sdoganata con affermazioni di chiaro stampo xenofobo del Ministro dell’Interno.

A qualcuno di noi, a chi c’era, può ricordare le giornate di Genova nelle quali, con evidenti riferimenti al nuovo governo di allora (infarcito di personaggi che non facevano mistero delle loro idee xenofobe e di esaltazione del fascismo), si sentiva dire ai picchiatori in divisa che le cose ormai erano cambiate, che per le zecche "non ce n’è più". Allora, con fatica, gli anticorpi si sono attivati, e il peggio è stato (forse) scongiurato. Quegli anticorpi che oggi più che mai, nella recente storia repubblicana, devono immediatamente azionarsi.

Siamo tutti Soumayla Sacko.

Le mani e le voci che hanno politicamente armato il suo assassino sono anche tra le mani e voci che siedono in Parlamento, anche tra una parte di quanti hanno proclamato il Governo del Cambiamento, ma sono anche nelle parole e nelle politiche di chi, negli ultimi anni, ha fatto propaganda contro le navi delle Ong, contro le cosiddette invasioni, lasciando nell’abbandono parti di territorio nazionale e, con esse, tante persone, di cittadinanza italiana e non italiana, costrette allo sfruttamento nelle campagne.

Il cambiamento siamo noi e non la vostra politica.