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cittadinanza > Comunicati stampa e appelliPerché diciamo no ai CPT!Appello dei padri comboniani di Castelvolturno per il 18 e 19 giugno15 giugno 2004Manifestazione Nazionale contro i CPT il 18 Giugno. Associazioni e gruppi manifestano il giorno 18 Giugno davanti alle Prefetture, Questure, CPT o altri luoghi significativi chiedendo la chiusura di queste carceri dove vengono rinchiusi i migranti. Persone in gabbia. Ce ne sono in questa città, oppure ce ne saranno se i progetti di espansione delle galere etniche andranno in porto. Serviranno a rinchiudere uomini e donne colpevoli solo di voler esistere in un paese che non è il loro, in cui i loro diritti sono sospesi. "Non persone" in un continente che si celebra come la culla dell’accoglienza e del rispetto dei diritti, che proclama la propria democrazia come unica forma di convivenza possibile e intanto esclude, discrimina, elimina chi non è conforme ai propri interessi. I Centri di permanenza temporanea per migranti sono questo e sono molto di più. Sono luoghi in cui si viene rinchiusi per sessanta giorni in attesa di essere identificati e rispediti al proprio paese. Sono luoghi da cui molto spesso si viene espulsi con un foglio senza essere stati identificati, condannando la persona ad una perenne fuga, una continua clandestinità. Sono luoghi in cui non esistono neanche le garanzie giuridiche degli istituti penitenziari, dove ci si ferisce o si tenta il suicidio, dove non è spesso garantita assistenza legale. Luoghi in cui possono entrare solo i parlamentari, in cui anche il diritto di far sentire la propria voce è impedito. Luoghi che gravano sul bilancio dell’ultima legge finanziaria per 105 milioni di euro, soldi che potrebbero servire per accogliere e fornire servizisociali a migranti e
autoctoni e che invece ingrassano i bilanci di chi gestisce ogni singolo centro. Poco è dato sapere a coloro che vogliono conoscere dal di dentro queste realtà: ogni informazione sembra vincolata da segreti riguardanti la sicurezza nazionale
tanto che persino ai parlamentari è spesso negato l’accesso ai procedimenti che regolano le convenzioni di appalto fra lo Stato e gli enti gestori. Quello che giunge, dopo molte
fatiche, sono solo cifre insignificanti e ambigue. Unico il disegno, adeguarsi alle scelte e alle imposizioni dell’Europa che segna e ridisegna continuamente le proprie frontiere con il trattato di Schengen. Esiste, si consolida, trova spazi però un pensare comune che ripudia questi strumenti. Crediamo che i Cpt, come ogni altro strumento di privazione immotivata delle libertà personali, segnino un pericoloso arretramento etico prima ancora che politico. E’ questa l’accettazione e l’istituzionalizzazione di una divisione gerarchica fra persone a cui sono garantiti i diritti fondamentali e persone da utilizzare come merce e poi rispedire via quando non servono più. Per questo oggi siamo qui, soggetti diversi, uomini e donne che a questo pensiero non si adeguano a denunciare l’esistenza di questi immondi luoghi di ingiustizia, per affermare col nostro gesto di disobbedienza, un no senza se e senza ma a questi muri a queste sbarre, a questi fili spinati. I Cpt vanno chiusi perché luoghi della vergogna. A coloro che hanno già la sventura di averne nel proprio territorio chiediamo di attivarsi insieme a noi per imporne la chiusura, a coloro che ancora sono immuni chiediamo di imporre alle proprie amministrazioni locali che si diano da fare per impedire che se ne realizzi alcuno. Sarebbe un segnale profondo verso una democrazia reale nel nostro paese. Le associazioni organizzatrici: |
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