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Cap Anamur - Continua l’attesa della nave "Terra di nessuno"

Intervista a Pablo Trincia, giornalista di peacereporter.net

2 luglio 2004

Per seguire da vicino la vicenda della nave Cap Anamur e del suo carico umano abbiamo intervistato Pablo Trincia, giornalista di peacereporter.net.

Domanda:Come prima cosa puoi darci un aggiornamento sulla presenza della guardia di finanza attorno alla nave. Quali sono le ultime notizie?

Risposta: Noi abbiamo parlato con il presidente dell’organizzazione Cap Anamur, Elias Birdel, che è a bordo della nave e ci tiene costantemente informati su quello che succede. Al momento ci sarebbero delle navi della guardia di finanza che stanno girando intorno alla nave, c’è anche un elicottero e delle navi della guardia costiera che vanno e vengono. Loro, come organizzazione che si occupa di rifugiati, hanno chiesto espressamente all’elicottero e alla nave di tenersi ad un miglio di distanza, ma l’elicottero finora si è rifiutato e continua a sorvolare la nave scattando fotografie e filmando. Quindi queste sono le ultime notizie.
Nel frattempo una barca di Emergency e del Cir (Consiglio Italiano Rifugiati) si sta avvicinando alla nave per portare beni di primo soccorso, di prima necessità che sono stati richiesti dai profughi e dall’equipaggio. Quindi adesso attendiamo di sapere ulteriori novità.

D: Quali sono le condizioni dei rifugiati sudanesi ? Sapete in che modo è avvenuto il salvataggio?

R: Cap Anamur è una nave che si occupa di salvare i naufraghi. Elias Birdel, il capo dell’organizzazione, dice di averli avvistati su un gommone in panne a largo delle coste libiche. Non si sa se sono sudanesi, loro dicono di essere del Darfur che come sappiamo in questo periodo è una regione travagliata da una guerra che dura da un anno e mezzo e di cui si parla ancora molto poco. Insomma questo va verificato per cui presumiamo vengano da lì.
I profughi stanno abbastanza bene, anche se sono sotto shock perché hanno attraversato il deserto e stavano per annegare di fatto. Quindi sono ancora sotto shock e dai loro racconti trapela un passato di violenze, di guerra, di distruzione e morte. Mi è stato detto che stanno bene fisicamente ma soffrono di quello che viene chiamato in inglese post traumatical stress disease, una sorta di shock dato da tutto quello che hanno vissuto. C’è da dire che la nave ha una scorta d’acqua potabile che sta esaurendo ed è proprio per questo motivo che Emergency si sta avvicinando con una barca. Necessitano anche di essere visitati da un medico e di avere assistenza legale.

R: Il lavoro di questa nave e il suo carico, sta portando alle cronache un tema importante come quello dell’obbligo di soccorso e del diritto d’asilo.Qual è il tuo commento rispetto al fatto che è la prima volta che una nave di questo tipo si trova in acque del Mediterraneo.

R: E’ una questione molto complessa. La nave Cap Anamur si occupa di questo genere di operazioni da venticinque anni. Ha cominciato nel ’79 con i boat people in Vietnam e poi comunque si occupa anche di situazioni di emergenza sulla terraferma.
Ha recuperato queste persone a largo delle coste fra la Libia e l’Italia. Quindi il problema qual è adesso? Loro volevano portarli in Italia perché dicevano che questi profughi erano diretti nel nostro Paese per cui li stanno semplicemente accompagnando. Ma sulla loro strada adesso trovano una nave della marina militare che - in una sorta di modo ironico – l’hanno chiamata “il loro benvenuto in Europa” e, come dice giustamente lei, riporta un problema che soprattutto in questo periodo, cioè il periodo estivo, torna abbastanza alle cronache: lo sbarco degli immigrati, dei profughi, dei naufraghi.
Ho parlato con il comandante della nave tedesca che mi ha detto: “Beh, se siamo europei dovremmo essere pronti ad accogliere chi soffre, chi viene da situazioni di questo genere”.
Se queste persone vengono dal Sudan un motivo c’è perché è evidente che stanno scappando. Se uno attraversa il deserto e il mare non lo fa per farsi una passeggiata, ma perché fugge da qualcosa. Quindi questo problema dei naufraghi e dei profughi è semplicemente un messaggio chiaro che proviene da questi Paesi di cui si parla ancora molto poco, troppo poco. Su cui non c’è una copertura mediatica esaustiva o comunque sufficiente. Quindi l’Europa se ne deve occupare nel migliore dei modi perché ora il centro della questione sembra essere la nave e non i profughi.
Ci sono trentasette persone in mare da dieci giorni e il governo italiano sa solo rispondere che il problema è un problema di navi, di permessi e di extraterritorialità.
Il problema qui sono i profughi: trentasette persone che fuggono da una zona di conflitto - se è vero che sono di Dalfur o di qualsiasi altra parte - ma comunque fuggono dalla fame, fuggono dalla miseria.
Questa deve essere una priorità e non possiamo continuare a respingerli, perché se facessimo così, questo andrebbe contro i principi nostri, su cui si basa la nostra costituzione e su cui si basa l’Europa.