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cittadinanza > intervisteDiritto di asilo in alto mareIntervista a G. Schiavone del Consorzio Italiano di Solidarietà2 luglio 2004E’ possibile negare ad una nave battente bandiera tedesca (quindi dell’U.E.) l’ingresso nelle acque del Mediterraneo solo perché a bordo ci sono 37 rifugiati? La vicenda della Cap Anamur riporta il dibattito sugli sbarchi in primo piano (ma non per tutti i media). Abbiamo rivolto alcune domande a chi si occupa di diritto di asilo e confini da molto tempo: Gianfranco Schiamone dell’Ics – Consorzio italiano di solidarietà. Domanda: Come commenti la presenza di questa nave nel Mediterraneo e il divieto del governo italiano di farla attraccare in un porto italiano? Risposta: Innanzitutto credo che l’iniziativa di questa nave - di porsi nelle acque del Mediterraneo per monitorare la situazione - dopo anni nei quali i naufragi e gli sbarchi sulle coste siciliane venivano trattati quasi come se fossero le previsioni del tempo, è un’operazione molto giusta, soprattutto dal profilo etico. D: I pochissimi giornali che hanno trattato la notizia dicono che il governo italiano non vuole creare un “pericoloso precedente”. R: Non riesco a comprendere di quale precedente si tratti, quale potrà mai essere. D: La presenza della Cap Anamur, secondo te, mette un po’ in crisi l’Europa fortezza e questo Mediterraneo che può essere considerato come un lago super monitorato e super militarizzato? R: Sì, e a maggior ragione quindi non si comprende, su questo lago supermonitorato e supermilitarizzato, quale problema possa dare il fatto che un’organizzazione umanitaria storica come questa (nota fin dagli anni dei boat people vietnamiti), possa in qualche modo dare tutto questo fastidio. Inoltre non si comprende per quale motivo ci sia stata questa opposizione immediata a quello che di fatto sono le iniziative di questa organizzazione. |
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