attualità > rassegna stampa

Cap Anamur, espulsi 27 degli immigrati. Pisanu: «Non sono profughi»

da L’Unità del 22 luglio 2004

22 luglio 2004

Detto fatto. Sono 27 gli africani della nave Cap Anamur che hanno lasciato l’ Italia con il volo della Gana Airways per Accra, decollato all’ aeroporto di Fiumicino alle 05,45. Quattro dei 31 immigrati che in primo momento, intorno alle 3, erano tutti saliti a bordo son stati fatti sbarcare e non sono partiti. Il DC 10 è rimasto fermo su una piazzola decentrata per circa due ore finchè non si sono determinate le condizioni di sicurezza per la partenza.

Gli agenti di polizia sono più volte saliti a bordo a calmare gli animi agitati di qualcuno degli africani, dando man forte ai colleghi sul velivolo con i compiti di scorta nel viaggio. In alcuni frangenti alcuni africani sono stati accompagnati temporaneamente giù dal velivolo, a bordo di una navetta aeroportuale e poi di nuovo riaccompagnati a bordo. Più volte ci sono stati anche colloqui tra i funzionari di polizia e il comandante del volo per la verifica della situazione. Chiusi di nuovo i portelloni , l’aereo ha poi acceso i motori alle 05,30 mentre i quattro africani fatti sbarcare venivano condotti via sotto scorta, a bordo di una navetta aeroportuale. Quindi il decollo oramai con le luci dell’alba.

In un primo momento, erano stati trasferiti all’aeroporto solo cinque nigeriani della nave umanitaria Cap Anamur. I cinque si trovavano nel centro di prima accoglienza di Ponte Galeria, vicino Roma. «Per loro c’è solo l’espulsione», aveva sentenziato il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. E così è stato.

Un altro trasferimento è avvenuto nel tardo pomeriggio, con i 22 immigrati che ancora erano trattenuti al Cpt di Pian del Lago, a Caltanissetta, che sono stati trasferiti nel Centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria a Roma, dove da sabato scorso, si trovano altri 14 compagni di viaggio.

Fuori continuava intanto, ma senza fare registrare disordini, la protesta di una ventina di persone che contesta il trasferimento degli immigrati. «Per gli altri sarà questione di giorni, di ore». Lo afferma l’Ics (Consorzio italiano di solidarietà). Una vicenda «inaudita e inaccettabile» secondo Gianfranco Schiavone, vice presidente di Ics. Ancora più amaro il commento di Daniele Borghi, presidente dell’ organizzazione umanitaria: «ci scandalizziamo quando leggiamo notizie su Guantanamo. Ma Guantanamo è qui in Italia, per i cittadini stranieri, trattati sempre come non persone. Resi invisibili, inavvicinabili da un sistema che criminalizza i migranti, limitandoli nelle loro libertà fondamentali. Disumanizzati e sviliti al punto di non riconoscerli più come portatori di diritti».

Ics si occupa anche della sorte degli altri 22 africani della Cap Anamur, trasferiti a Roma. Per loro si ventilava il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, ma il trasferimento smentisce questa ipotesi. «Questo vuol dire che per loro cade ogni prospettiva di protezione umanitaria» afferma Schiavone, che si chiede «perchè i 22 siano stati trattenuti finora a Caltanissetta».

«Rispetto ai loro casi - si chiede ancora - come aveva deciso la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato? Le dichiarazioni di ieri del sottosegretario Mantovano portavano a intendere che ci sarebbe stata per loro la protezione umanitaria. Perchè allora il trasferimento di oggi in gran segreto?». A questo punto, per Ics «è fondamentale conoscere come la Commissione aveva deliberato in origine. Se, come e chi è intervenuto per ribaltare le decisioni dell’organo che competente in Italia sulle istanze di asilo».

Intanto, in queste ore si aspetta la decisione della Corte europea per i diritti umani, alla quale hanno fatto ricorso quattro organizzazioni tra cui Ics. La decisione «è attesa per il pomeriggio. Un ultimo tentativo a cui aggrapparsi per tutelare i diritti di chi, dopo le violenze e un’ odissea in mare, cercava protezione in Italia». «Un’ ultima speranza - conclude Ics - ma non per tutti: cinque sono già in Nigeria»

E a tuttociò il governo trova scappatoie burocratiche. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu non si tratterebbe di profughi. «Allo stato attuale delle cose nessuno di loro appare nella condizione di profugo - ha detto il ministrpo - e non si intravedono elementi che consentano di superare le vigenti disposizioni sull’ingresso illegale nel nostro Paese». «Le scrupolose indagini di polizia hanno accertato che nessuno dei 37 stranieri è di nazionalità sudanese»i n particolare, secondo Pisanu, «sei sono cittadini della Nigeria e trentuno del Ghana, uno dei quali già respinto l’anno scorso, con diverso nome, dall’aeroporto di Malpensa e sei della Nigeria». Secondo il ministro le coste del nord Africa sarebbero una "bomba demografica" pronta a esplodere. Un problema dai «contorni allucinanti».

Sulla vicenda intervengono i Verdi: «Il Governo ha il dovere di informare il Parlamento nel suo insieme delle decisioni relative ai profughi della Cap Anamur in modo compiuto e non nel contesto di un semplice "question time" ha richiesto mercoledì, ad inizio seduta, la deputata Verde Luana Zanella alla quale si sono uniti anche i deputati Folena (Ds) e Giordano (PRC). «È inaccettabile - ha spiegato Zanella - che alle numerose e continue richieste di informazioni e chiarimenti di vari parlamentari, ancora oggi non si sia data una risposta netta e chiara».

Che i 14 naufraghi della Cap Anamur, «trasferiti» nel Cpt di Ponte Galeria, sarebbero stati espulsi lo aveva minacciato il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. «La Commissione per i rifugiati del Viminale ha respinto le richieste di asilo, - aveva dichiarato Mantovano - ma mentre per i 22 che sono rimasti in Sicilia c’è la possibilità di un permesso di soggiorno temporaneo in attesa che si chiarisca la loro posizione, per i 14 che sono stati trasferiti a Roma, allo stato attuale, c’è solo l’espulsione. A meno di pronunce contrarie da parte dei giudici». Mentre Mantovano continua a manifestare tutte le intenzioni del Governo di rendere operativo il provvedimento d’espulsione, emesso il 12 luglio dalla Procura di Agrigento, e poi bloccato dalla richiesta di diritto d’asilo, rigettata il 16 dalla Procura di Caltanissetta, il Viminale in serata precisa laconicamente «non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva» sui 37 naufraghi della Cap Anamur.

Contro il provvedimento d’espulsione diversi elementi. Prima di tutto c’è la sentenza della Corte Costituzionale la quale ha decretato che l’espulsione immediata, prevista dalla Bossi Fini, è incostituzionale. E in più c’è il ricorso presentato dai legali dei 14 naufraghi: «Abbiamo presentato ricorso ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile in attesa che il tribunale si pronunci sulle questioni di merito dell’ottenimento dell’asilo politico e del riconoscimento dello status di rifugiato. E abbiamo chiesto il rilascio in via cautelare di un permesso di soggiorno provvisorio e che il tribunale disponga il rilascio immediato delle persone trattenute nel centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria - hanno dichiarato gli avvocati Fabio Baglioni e Simona Sinopoli - Visto che ci sono state pubbliche dichiarazioni di disponinilità alla loro accoglienza da parte di alcuni comuni, come quello di Venezia, abbiamo sollecitato quindi il tribunale affinché permetta ai nostri assistiti di poter usufruire di tale opportunità».

Inoltre, un pool di organizzazioni umanitarie (Arci, Cir, Ics e Asgi) sta preparando un ricorso da inviare alla Corte europea dei diritti umani, per denunciare il comportamento del governo italiano nei confronti di tutti i 37 profughi arrivati in Italia sulla nave tedesca. Nel frattempo il parlamentare Adriano Falomi (Lista Di Pietro-Occhetto) ha presentato richiesta affinché il Parlamento riferisca sulla questione. Se la sorte del gruppetto romano è ancora in bilico, per i 22 rimasti nel Cpt di Caltanissetta dovrebbero esserci a breve buone notizie: a quanto reso noto da Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’ Arci, avranno «a ore» il permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. Miraglia ha espresso soddisfazione per quella che definisce «la prima vittoria della società civile» nella vicenda della Cap Anamur. La motivazione sta nella richiesta della Commissione per i rifugiati del Viminale - che ha rifiutato loro il diritto di asilo - alla questura di Caltanissetta di concedere ai 22 il permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. Raccomandazione che, secondo l’Arci, in pratica in questi casi costituisce un obbligo per le questure, in seguito a un’apposita circolare del Viminale.