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attualità > rassegna stampa«Non capiamo perché stiamo qui»Parla uno degli africani portati ieri a Fiumicino: in 31, tutti in una stanzada Il Manifesto del 22 luglio 200422 luglio 2004Roma - Non abbiamo nessuna intenzione di rivelare il suo nome, perché questa vicenda ha insegnato che i 37 profughi sbarcati dalla Cap Anamur sono continuamente in pericolo, inciampati dentro una vicenda più grande di loro, di cui non capiscono né l’inizio né la fine. Uno di loro, in tutti questi giorni, è riuscito a mettersi in contatto diverse volte con l’esterno ed è solo grazie a lui se alcune notizie sono trapelate, rompendo il velo delle bugie con cui le autorità hanno coperto i loro destini. Ieri pomeriggio, intorno alle 18 abbiamo avuto l’ultima possibilità di parlargli. Dopodiché è stato impossibile contattarlo di nuovo. Così che l’ennesimo velo è sceso sull’intera vicenda. Potete dirci in quale luogo vi trovate adesso? Ci troviamo all’aeroporto di Fiumicino, in una stanza, siamo qui da diverse ore e non riusciamo a capire che cosa sta succedendo. Questa mattina sono venuti a prendere cinque persone dal centro dove eravamo rinchiusi. Poi nel pomeriggio ci hanno portato qui, su un pullman della polizia e abbiamo incontrato gli altri 22 nostri compagni che sono stati rinchiusi nel Centro di Caltanissetta. Ma questa mattina avete avuto modo di parlare con un giudice? Vi è stato consentito di incontrare qualcuno, un avvocato? No, non abbiamo parlato con nessuno. Né, tantomeno, ci dicono perché siamo qui Cosa pensi che accadrà, che cosa ti aspetti? Non so cosa pensare, non capisco perché nessuno ci dica niente. Non abbiamo neanche visto gli avvocati. Non so neanche se sta per succedere qualcosa di bello o di brutto Qual è la tua storia, puoi raccontarla? E’ una storia molto lunga, che ho raccontato molte volte, e non posso raccontarla di nuovo adesso. L’unica cosa che posso dire è che sono scappato dal mio paese perché dovevo salvarmi la vita e per questo volevo venire in Europa. Ti hanno detto, almeno, di che nazionalità sei secondo il governo italiano? No, non mi hanno detto nulla, ma io non ho parlato con l’ambasciatore del paese da cui provengo Ritieni che le persone a cui hai raccontato la tua storia abbiamo avuto dei dubbi su quanto tu hai narrato loro? Non so se qualcuno mi ha creduto. Ma ho capito una cosa: noi non piacciamo al governo italiano, ce l’hanno con noi. E i governi, ovunque nel mondo, continuano a fare quello che decidono di fare. |
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