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attualità > rassegna stampaCimitero Mediterraneo di Carlo di Renzoda La Sicilia on line del 24 settembre 200424 settembre 2004Le rotte della morte.
Decine di cadaveri di clandestini sulle spiagge tunisine
Tunisi - Nessuno saprà mai con precisione chi sono e quanti sono i disperati morti mentre fuggivano, da clandestini, la povertà e la fame. Nonostante la buona collaborazione tra le autorità tunisine e quelle italiane, nonostante i più recenti accordi con la Libia, il fiume di uomini, donne, bambini, non si arresta. E si appesantisce ogni giorno il tributo di vite umane che questo esodo esige. Mercoledì scorso la guardia costiera tunisina ha trovato quattro morti, per fame e per sete, a bordo di uno dei barconi della speranza che tentano la sorte nel tratto di mare che separa le coste libiche da quelle dell’Italia meridionale. Sull’imbarcazione finita in panne a largo di Zarzis (città a sud della Tunisia vicino alla turistica isola di Djerba) una quinta persona era agonizzante, mentre 23 altri in precarie ma non preoccupanti condizioni di salute sono stati consegnati alle autorità. Si tratta - secondo quanto scrive il settimanale di Tunisi in lingua araba “Sabah Al Kair” - di maghrebini e di migranti provenienti da paesi dell’Africa subsahariana. Hanno raccontato che erano partiti con quella barca carica oltre misura dalla spiaggia di Zuara, in Libia, per arrivare in Italia, ma che il motore si era guastato poche ore dopo, al largo delle coste tunisine. Erano rimasti così alla deriva giorni e giorni, sotto il sole e al freddo delle notti, senza acqua né cibo. E’ l’ennesimo viaggio della speranza, che si risolve in tragedia. Una tragedia di cui sono testimoni coloro che vivono lungo le coste del grande golfo di Gabes e che vedono il mare riconsegnare con angosciante continuità i resti di quanti trovano la morte fuggendo la povertà e la fame. Il settimanale Realites scrive che «cadaveri di cittadini, apparentemente originari dell’Africa subsahariana, sono stati trovati recentemente sulla costa tunisina in prossimità di Zarzis». «Tra loro - precisa il periodico - i resti di diverse donne, bambini e perfino neonati». I clandestini partono soprattutto dalla Libia, dove sono arrivati magari da mesi attraverso le carovaniere del deserto, approfittando del fatto che in quel Paese agli africani non vengono chiesti visti d’ingresso. Aspettano, accampati in centri di raccolta divenuti veri e propri villaggi, di avere l’opportunità di partire. Chi ha i soldi trova quasi subito un “passaggio”, chi i soldi non li ha o ne ha pochi deve rassegnarsi. Alla fine, disperati, sono pronti a salire su qualsiasi cosa galleggi pur di realizzare il loro sogno di una vita migliore. Ma spesso, troppo spesso, questo sogno finisce tra le onde del mare o su una spiaggia della vicina Tunisia. Nonostante gli accordi di collaborazione che da tempo legano l’Italia e la Tunisia in materia di immigrazione clandestina, e che hanno sortito risultati positivi, qualcuno, più alla spicciolata, tenta ancora la “traversata” partendo dalle coste nord della Tunisia. Sono in genere piccole imbarcazioni, gommoni. Per quelli che da questa parte non hanno lavoro, che fanno fatica a tirare avanti, le coste di Pantelleria - distanti così poco da Capo Bon che nelle notti serene se ne possono vedere le luci - sono come il canto delle sirene. |
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