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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportAncora dentro il Campo di Lampedusa9 ottobre 2004Resoconto della Rete Antirazzista Siciliana dell’8 ottobre 2004 I fatti smentiscono Pisanu - Sono stati respingimenti collettivi La stessa delegazione di ieri – composta dalle senatrici Chiara Acciarini e Tana De Zulueta, insieme a Barbara Grimaudo e ad Alessandra Sciurba (Laboratorio Zeta) della Rete Antirazzista Siciliana - si presenta al cancello del CPT di Lampedusa alle 9 del mattino. L’appuntamento col signor Scalia, responsabile della Misericordia, è stato fissato per quell’ora, ma lui non è lì. Ci sono invece, nello spiazzale tra i due cancelli d’ingresso, 110 dei migranti che la delegazione aveva incontrato il giorno precedente. Caso vuole sono tutti i francofoni, più i tre nigeriani cui Miccichè e Ilaria Sposito (Laboratorio Zeta e R.A.S.) avevano fatto fare richiesta di asilo, il minorenne individuato il giorno prima dalle attiviste della Rete Antirazzista, e un Liberiano che le stesse, insieme a Tana De Zulueta riescono a informare della possibilità di chiedere asilo, giusto un attimo prima che se lo portino via. “Ci ho provato qui dentro, ma non mi hanno ascoltato”, risponde il ragazzo. La Senatrice gli consegna un foglio con alcuni numeri di telefono tra cui quelli degli avvocati, e gli raccomanda di chiamare, una volta arrivato in qualunque posto dove ci sia un telefono. Quasi subito i 110 vengono fatti uscire dal campo per essere imbarcati sulla nave per Porto Empedocle. La loro destinazione ultima, almeno così viene detto dai carabinieri, sarà il CPT di S. Benedetto (Agrigento).
Sono proprio “fortunati”, almeno non finiranno in Libia. Ma perché loro no e gli altri sì? È quello che la delegazione e gran parte del paese vorrebbe capire… L’attenzione si sposta ora su chi rimane dentro il campo. 90 persone, giusto quelle necessarie a riempire un aereo. Sono quelli che parlano solo arabo. Ieri si poteva comunicare in francese, oggi non lo capisce nessuno. Due o tre masticano qualche parola di inglese. La delegazione ha così tutto il tempo di accorgersi che l’atmosfera è diversa da quella del giorno prima. Alcuni operatori della Misericordia e persino alcuni carabinieri sembrano sollevati dalla presenza delle quattro donne, ma non possono dimostrarlo in modo esplicito. Qualcuno fa capire il proprio disagio rispetto alla situazione vigente nel campo. Sguardi… frasi spezzate. Fanno trasparire che non hanno nessuna voglia di assistere di nuovo, da complici, alle scene vissute nelle giornate precedenti. Ma è chiaro che lì dentro si respira uno stato di coercizione. E una volta partita la delegazione, loro resteranno lì… Il capitano ci tiene a sottolineare il fatto che lui non ha alcuna responsabilità relativamente all’ispezione in corso da parte delle parlamentari. Chiara Acciarini tira allora fuori dalla borsa la cosiddetta “circolare Maritati”, vigente dal 2000, recante i diritti dei migranti che dovrebbero essere esercitati all’interno dei campi, insieme alle norme minime che chi gestisce i CPT dovrebbe rispettare. Il capitano appare visibilmente scosso, man mano che procede nella lettura di un documento che dichiara di non avere mai visto prima. Il signor Scalia fa sapere che sarà impegnato per tutta la giornata. Chiara Acciarini, sorridente, comunica al capitano che loro resteranno lì, del resto c’è un clima piacevole… Inoltre, quei 90 migranti rimasti dentro il campo hanno paura di finire chissà dove. È stato spontaneo promettere loro di restare, e poi non si sa mai... Si procede con un questionario rivolto al medico del centro. Chiara tira di nuovo fuori la circolare. Anche il dottore e uno degli operatori della Misericordia restano sconvolti: non avevano idea che esistessero norme simili da fare applicare in un luogo come quello. Ore 15:00 Sulla pista dell’aeroporto c’è un cargo militare che prima non c’era, si vede dallo spiazzale antistante al cancello del CPT. Le attiviste della rete e le senatrici hanno immediatamente tutte la stessa idea: vogliono portarli via, meno male che siamo rimaste qui. Si torna dentro. Chiara Acciarini e Tana De Zulueta hanno un questionario anche per Scalia. Lui accoglie la delegazione in un ufficio pieno quasi solo di gadget del Palermo. Ilaria aveva già raccontato della sua maglietta VOLARE IN A. Il supertifoso però suda. Il suo nervosismo è visibile. Risponde a tutte le domande. Ma viene fuori, detto in sintesi, che:
La cosa più importante più importante, però, è che, riguardo all’identificazione degli “ospiti”, Scalia dichiara che una vera identificazione approfondita è possibile, vista l’emergenza in cui versa quasi sempre il campo di Lampedusa, solo una volta che i migranti raggiungono un altro centro. A Lampedusa vengono solo prese le generalità. Dichiara che, mentre erano 1.200, ovvero il 2 Ottobre, non è stato possibile consegnare loro alcuna informativa relativa ai diritti e alla possibilità di chiedere asilo politico, e che ci si è limitati a chiedere nome, cognome e provenienza e a stilare degli elenchi con l’aiuto dell’interprete. Mostra poi il foglio di carta che viene affisso sui muri del centro, di cui si riporta fedelmente il testo (tradotto dall’inglese): “cari ospiti, ora vi trovate nel centro di prima accoglienza dell’isola di Lampedusa (Italia). Dovrete restare qui finché non verrete trasferiti in un altro centro per l’identificazione certa e dove potrete spiegare il motivo del vostro arrivo in Italia. Finalmente è nero su bianco: al CPT di Lampedusa non si effettuano identificazioni, a detta anche degli stessi operatori della Misericordia, che dicono solo che i loro interpreti, davanti a qualche carabiniere, raccolgono nomi e nazionalità. E basta. Per quanto riguarda i carabinieri, gli stessi dichiarano tutti che non è loro competenza. Segue una breve visita ai “servizi igienici” che viene da ridere solo a chiamarli così, durante la quale le Senatrici hanno appurato ciò che già si sapeva: troppa puzza, da vomitare, eppure li stanno pulendo in quel momento. Ma litri di detersivi non mandano via incrostazioni di mesi. Niente porte, neanche una. Lavandini otturati. Le docce non funzionano. 13 cessi in questo stato (8 in un prefabbricato, 5 in un altro) per 200 persone durante i periodi di normalità, e per 1.200 in giornate come quelle appena trascorse. Solo i bagni e la stanza riservate alle donne e ai bambini hanno un aspetto dignitoso. Peccato che non vengano mai utilizzati se non in rarissimi casi. Lo spazio riservato alle famiglie è stato aperto solo una volta. Ma ora bisogna uscire fuori di lì, si tornerà domattina. Se un altro aereo deve partire si può sperare di impedirlo solo comunicando ciò che si è scoperto con certezza (in quattro si fa poco, altrimenti). Bisogna scrivere e diffondere ciò che appare finalmente certo e comprovato. Le senatrici si precipitano a dettare un comunicato stampa e una lettera aperta. Pisanu non sa quel che dice Le senatrici Mariachiara Acciarini e Tana De Zulueta. Nel centro rimangono ancora 90 persone non identificate.
Barbara e Alessandra vanno finalmente a dormire, finito di scrivere questo resoconto, chiedendosi: a chi servirà l’aereo che oggi era sulla pista? Cosa vedremo domani? Ancora uomini legati e trafugati di corsa? Gli stessi che ci hanno chiesto di non abbandonarli? Che questo paese reagisca. Che non succeda mai più. |
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